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Dossier Ospedale Psichiatrico, ripercorriamo quegli anni bui della storia agrigentina. Prima parte

Ecco come viene descritto da un archivio digitale il fu Ospedale psichiatrico di Agrigento: "ha cominciato a funzionare dal 5 ottobre 1931. E' stato costruito su terreni donati da due benestanti agrigentine. Constava di dodici padiglioni e di un "reparto infettivi" ed era dotato di laboratori di falegnameria, per fabbri, calzature, per tutte le esigenze interne, ma anche di cucina e di un forno. Originariamente l'Ospedale ospitò circa quattrocento ricoverati ed ebbe anche una sala radiologica, un laboratorio di analisi, una sala per encelografia. Intorno al 1960 è stato gestito un reparto per minori psichici e praticata anche assistenza extraospedaliera. I direttori che si sono succeduti nel corso del tempo sono stati: il prof. Bernardo Frisco, il dott. De Giacomo (che dirigerà, poi, l'Ospedale psichiatrico di Roma), il prof. Gabriele Tripi (che sarà, poi, direttore a Trapani), il dott. Mario La Loggia sino al 1978, dal 1979 al 1992 il dott. Gerlando Taibi e successivamente i dott. Angelo Mongiovì ed Enrico Scifo (dal 1997 alla chiusura avvenuta nel 1998)".

In questo dossier ripercorreremo, attraverso firme autorevoli del giornalismo con articoli di giornale dell'epoca, il caso Ospedale Psichiatrico di Agrigento terminato, ricordiamo, con la completa assoluzione degli indagati. Ma cosa c'era dietro e cosa non è stato raccontato? Ecco come il giornalista Felice Cavallaro raccontava quei crudi fatti scoperti verso la fine degli anni '80 ad Agrigento.

Visti i temi trattati nei dettagli con circostanze, situazioni e particolari ripugnanti, sconsigliamo la lettura dei seguenti articoli ai deboli di stomaco, a soggetti sensibili, e ai minori di 18 anni a causa delle argomentazioni che potrebbero turbarne la sensibilità.

LE IMMAGINI DELL'OSPEDALE PSICHIATRICO DI AGRIGENTO PRESENTI IN QUESTO DOSSIER SONO STATE GENTILMENTE CONCESSE DAL FOTOGRAFO LILLO RIZZO (CLICCA QUI PER I LINK AI SITI DEL FOTOGRAFOLINK 1 - LINK 2. Le immagini sono coperte da Copyright.

Tratto dal Corriere della Sera, Agrigento 23-09-1996 di Felice Cavallaro.

Avranno mai giustizia quei poveri matti uccisi dall' ignavia e dalla violenza di amministratori interessati solo ad assunzioni e appalti all' ombra del manicomio di Agrigento? Dopo un prete di frontiera, i ragazzi di una radio locale e i giovani di un giornalino curiale, dopo il Corriere della sera e L' Espresso, a meta' degli anni 80 furono Domenico Modugno e il verde Franco Corleone ad accendere i riflettori su queste palazzine scrostate dove si consumava lo sterminio di una comunita' abbandonata fra camerate nere, come accadeva alla prima sezione dove le scarpe s' incollavano al pavimento perche' quello era diventato il gabinetto.

Lo stanno facendo il processo sul girone infernale che ha visto bruciare in dieci anni duecento pazienti, in gran parte morti per malattie alimentate da latrine nauseabonde, materassi con le croste, una tinozza per bere e per sputarci dentro. Ma e' un processo dilatato dal tempo che smorza, plasma e consegna agli atti giudiziari le responsabilita' come fossero genericamente collettive, a volte mettendo perfino a posto la coscienza dei colpevoli, per il momento indicati dal pubblico ministero Pino Bianco nella storia e nelle omissioni di due imputati: il direttore sanitario dell' epoca Gerlando Taibi e il primario Angelo Mongiovi' , impegnati a spiegare che le loro denunce non venivano ascoltate da amministratori e potenti.

L' accusa contrattacca con le perizie di due esperti, Luigi Cancrini e Claudio Clini, ma il Tribunale presieduto da Maria Agnello fa a meno di sentirli e li denuncia con un esposto alla Procura generale perche' si son permessi di scrivere le loro opinioni su l' Unita' e il manifesto. I giudici preferiscono ascoltare i periti da loro nominati.

Ossia il professor Leopoldo Basile, docente di Medicina legale a Milano, e lo specialista Giorgio Zaccaria. E scoppia la guerra dei consulenti. Per i primi nelle cartelle cliniche c' e' la prova di un genocidio: la tubercolosi favorita dalla strafottenza di medici e infermieri. Per gli altri l' apparato sanitario aveva fatto il possibile ed e' quasi "normale" che il 60 per cento dei pazienti si becchi la Tbc, sporchi come sono. Su questa storia della sporcizia scoppia la "guerra". Con Basile e Zaccaria che giustificano, mentre Clini e Cancrini contestano che "l' essere sudici, il perdere feci ed urine... sarebbero espressione diretta della malattia".

Ne e' passato di tempo da quando i giovani di Radio Concordia accompagnavano per mano qualche cronista travestito da volontario per mostrare materassi intrisi, stracci chiamati lenzuola, uomini trasformati in zombi. Tutti raggomitolati all' angolo, spaventati da getti d' acqua, nudi, barbe e capelli mai tagliati, mentre i ratti saltavano fra i loro piedi, in stanzoni dove una volta al giorno arrivava il pentolone della cucina, senza coperchio.

Erano questi i racconti del novembre ' 85 scritti su L' amico del popolo, il giornalino della Curia che poi non difese il prete "pazzo", Enzo Di Natali. Pazzo perche' si occupava dei matti e perche' non si arrendeva dopo l'attentato all'auto, dopo le telefonate con minacce di morte. Alla fine mollo'. E, dismessa la tonaca, decise che era meglio sposarsi perche' prevaleva l' abbandono di una citta' che passeggiava ogni sera su viale della Vittoria fermandosi 100 metri prima dell' inferno, forse temendo quel monito tratteggiato sul frontone dell' Ospedale Psichiatrico: "Non tutti lo sono, non tutti ci sono".

C'era dentro Gaetana Caruana, entrata in corsia "ordinata, tranquilla, depressa" e sottoposta ad elettroshock pur essendo incinta, come si legge in una delle 37 cartelle cliniche esaminate da Cancrini e Clini. Tracce sbiadite di una storia che per la Caruana prosegue con la nascita di un bimbo destinato a scomparire, sottratto alla madre. E lei presto diventa "impulsiva e aggressiva", come leggono i due consulenti del Pm immaginando la disperazione: "Come una gatta cui tolgono i piccoli". Per calmarla si prosegue con elettroshock e sedativi che la rendono prima "tranquilla", poi "disordinata, impulsiva, vociferatrice", infine "eccitabile, sconclusionata, disordinata" e "sudicia".

Un percorso concluso con la morte, dopo 26 anni di ricovero, nel ' 75, senza piu' notizie di quel figlio perduto. Si puo' rintracciare la responsabilita' dei singoli operatori dall' esame di quelle cartelle? Sostengono di no Basile e Zaccaria: "In alcune corsie c' erano 30 letti per 35 degenti e cinque quindi dormivano per terra. I medici facevano denunce e appelli, ma non accadeva nulla. Dire che fossero i medici a provocare le malattie e' una enormita' ".

A loro il Tribunale ha chiesto un approfondimento, mentre Clini e Cancrini sembrano forzatamente essere usciti di scena. Resta a combattere Pino Bianco, il Pm che avrebbe voluto riesumare 50 cadaveri per accertare le cause dei decessi. Forse, solo una provocazione. Respinta. Ma lui non cede, come ha dimostrato trasformando il capo di imputazione da abbandono di incapaci "semplice" in "aggravato". Un modo per non mandare il reato in prescrizione. Per fermare il tempo che dimentica stragi e vittime senza bandiera.

Cavallaro Felice

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