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Arnone sul caso Petrotto: "ora Di Pietro chieda scusa agli agrigentini"

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"Adesso  i racalmutesi e tutti gli agrigentini attendono le scuse di Antonio Di Pietro e Leoluca Orlando. Che il mondo di Petrotto fosse il mondo collusivo e fangoso, intriso di pratiche illegali, alcuni di noi lo hanno documentato da alcuni lustri, scontrandosi contro le sconcertanti protezioni e coperture politiche fornite dai “big” di Italia dei Valori". Cosi il consigliere comunale Giuseppe Arnone commenta l'inchiesta che vede coinvolto per favoreggiamento a cosa nostra l'ex sindaco di Racalmuto Salvatore Petrotto.


"Sarebbe il caso che gli esponenti locali di Italia dei Valori, normalmente pronti ad intervenire sui più disparati aspetti della politica agrigentina, segnalassero a Leoluca Orlando e ad Antonio Di Pietro la necessità di chiedere pubblicamente scusa agli agrigentini.

Di Gati, adesso, non ha fatto altro che raccontare alla DDA di Palermo un pezzo di ciò che a Racalmuto sapevano pure le pietre. E per dirla tutta, Petrotto ha ampiamente beneficiato della discutibile e disattenta gestione della Procura della Repubblica che aveva al suo vertice i dottori De Francisci e Corselli. Si potrebbero citare vari esempi, riferendosi in primo luogo alle vicende delle concessioni edilizie in zona agricola e all’affaire Delfino. E in tale quadro, sarebbe pure utile chiarire la vicenda dell’autodromo.

L’amministrazione Petrotto, infatti, ha rilasciato centinaia di concessioni edilizie illegali, consentendo profitti illegali per milioni di euro. Il tutto (se qualcuno ne ha voglia, lo spieghi al dott. De Francisci) in un Ufficio Tecnico ove il dominus era il geom. Delfino, sparito per “lupara bianca” per come spiegato dallo stesso Di Gati.
Ma il ruolo di Delfino e le ragioni della “lupara bianca” erano chiare a chi voleva capire da circa un decennio: Di Gati si limita a confermare semplicemente ciò che avevano compreso tutti in ordine a quella sparizione e all’allegro modo di gestire la cosa pubblica da parte di Petrotto.

I vizietti tangentizi di Petrotto, di cui parla Di Gati, fanno il paio con la coraggiosa denunzia dell’amministratore delegato di Girgenti Acque, geom. Giuseppe Giuffrida. E anzi, adesso l’opinione pubblica agrigentina attenta alla legalità, deve dare atto a tale azienda di aver fornito, con la coraggiosa denunzia e connesse testimonianze nei confronti dei sindaci Petrotto e Graci, un esempio che andrebbe opportunamente seguito da tutti gli imprenditori della nostra terra.

Non solo, ma a questo punto – essendo gli eventuali reati prescritti – sarebbe il caso che a Racalmuto qualcuno, ai fini di una doverosa ricostruzione storica, svolgesse un’indagine sui mille appalti affidati da Petrotto in via diretta: il numero del migliaio è stato fornito in questi giorni dal legale del Sindaco. E tra i mille vi sono anche quelli degli amici di Di Gati" conclude Arnone.