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Arnone su rete idrica: "Agrigento non può perdere questo finanziamento"

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Sulla realizzazione della nuova rete idrica della città di Agrigento e il corrispondente finanziamento regionale di 25 milioni di euro è intervenuto il consigliere comunale del PD, Giuseppe Arnone che chiede al sindaco Zambuto e al presidente della Regione Lombardo, attraverso una lettera aperta, una maggiore attenzione sul caso.

Ecco il testo della lettera:

Illustrissimo Sindaco, egregio Presidente,

Vi chiedo di essere accanto a me in quella che mi appare una grande battaglia per il futuro della nostra Città, per la qualità della vita dei nostri concittadini, per la messa in sicurezza del nostro territorio. Ed anche per un significativo incremento occupazionale in campo edilizio, per un periodo non breve.

La battaglia alla quale intendo, assieme a Voi, intestarmi, è quella per avviare, nei tempi più brevi e con il massimo di trasparenza, gli essenziali lavori per la nuova rete idrica cittadina.

Da quando è stato reso noto che, con grande senso delle istituzioni, il Presidente della Regione e la maggioranza di Governo hanno determinato lo stanziamento di 25 milioni per il rifacimento della rete idrica, alcune centrali di potere – che nei prossimi giorni non mancherò di segnalare all’Autorità Giudiziaria, evidenziando in primo luogo il ruolo di un noto giornalino locale – hanno avviato una vera e propria aggressione con un contesto artatamente finalizzato a creare intimidazioni e, probabilmente, segnali di natura estorsiva.

Il tutto, com’è anche avvenuto in passato, sotto le artificiose e mentite spoglie di una molto asserita e presunta ricerca “della legalità”: ricalcando, in sostanza, le gesta di un noto sindaco di Agrigento, oggi pluripregiudicato con quasi quattro anni di galera sul groppone, nonché gravato da pesantissime dichiarazioni di pentiti in ordine ai suoi patti elettorali con Cosa Nostra, sindaco che tentava di “infastidire” imprenditori che non gli stavano “graditi e simpatici”, non riconoscendo loro i diritti e le facoltà che la legge riconosceva loro. Costui, per inciso, cagionava gravi danni al Comune, ritardava opere pubbliche, gli imprenditori vessati ricorrevano al TAR     e il TAR dava torto a quel sindaco e ai suoi noti principi del foro, esperti nel saccheggio delle casse comunali.

La disoccupazione dilagante, la crisi economica nera che affligge la città, non può permettere ad Agrigento di perdere questo finanziamento, e neppure di ritardare l’avvio delle opere. Peraltro, lo stato di dissesto idrogeologico di varie e importanti arterie cittadine, anche a causa della fatiscente e disastrata rete idrica – si vedano, per tutte, l’area di Porta di Ponte, del retro della chiesa di S. Pietro, di via delle Torri e di piazza Stazione – impone di procedere senza indugio e con grande celerità per aprire i cantieri.

Come esempio del clima patologico che centrali di potere, anche giornalistico, tentano di accendere, in maniera scandalistica, attorno a quest’opera, va senz’altro citato l’ultimo numero del settimanale Grandangolo, ove i lettori scoprono una novità sinora mai resa nota ad alcuno, e cioè che le procedure di appalto, rigidamente regolamentate dalla legge, sarebbero equiparabili alla filosofia, per cui avremmo, in merito all’affidamento dei lavori di cui sopra, riporto testualmente “… due scuole di pensiero. La prima, alla quale ci ascriviamo anche noi (cioè Grandangolo) che ritiene il finanziamento della rete idrica il giusto riconoscimento di un diritto civile degli agrigentini, che dovrebbero essere gli esclusivi beneficiari. La seconda scuola di pensiero ritiene invece primario il diritto di una ben nota lobby politico – imprenditoriale a eseguire i lavori in barba a qualsiasi procedura ad evidenza pubblica. Lei che ne pensa?”

Il “Lei che ne pensa?” è riferito al sindaco Zambuto e la delirante domanda appena riportata in corsivo, appunto, fa parte di una intervista al sindaco medesimo. E il sindaco, nella risposta, commette il gravissimo errore, frutto di ingenuità, di non cogliere il tranello sottostante alla domanda stessa e, anzi, di cadervi – come si suol dire – con tutte le scarpe.

Il sindaco, dimentico di ciò che prevedono le norme – che attribuiscono ai politici, cioè agli amministratori, e in primo luogo al sindaco, compiti di indirizzo politico e di controllo, mai gestionali e, per converso, attribuiscono in via esclusiva agli uffici preposti e ai dirigenti che ne stanno a capo i compiti di gestione – offre una risposta assolutamente non pertinente, esattamente quella a cui aspiravano i soggetti che vogliono creare confusione e frapporre bastoni tra le ruote rispetto al celere inizio dei lavori. Il sindaco, infatti, dichiara: “… che per la rete idrica è necessaria una gara ad evidenza pubblica, che non gestirà certamente il Comune”.

Le risposte pertinenti, invece, potevano essere due. La prima, comunicare che già il competente dirigente comunale, unitamente e di concerto con i dirigenti dell’ATO idrico, avevano individuato, nell’ambito della loro esclusiva competenza, le modalità di affidamento dell’appalto da 25 milioni, mediante gara ad evidenza pubblica: ovviamente se, in tal senso, sono stati adottati provvedimenti formali.

Certamente non può essere un sindaco a stabilire le modalità di una gara, sostituendosi alla legge e agli atti gestionali dei dirigenti. L’altra risposta corretta, qualora i dirigenti non abbiano ancora adottato provvedimenti formali in merito alle modalità di gara, poteva essere la seguente: “I cittadini siano certi, i lavori saranno affidati nel pieno e assoluto rispetto delle norme di legge. Da parte del sindaco e dell’amministrazione comunale vi sarà il massimo di controllo e di vigilanza e ci rapporteremo, se necessario, con l’Autorità Giudiziaria”.

La domanda di Grandangolo è, chiaramente, una “mela avvelenata”, assolutamente mal posta, perché le due scuole di pensiero non esistono, né hanno motivo di esistere, in quanto gli agrigentini, tutti, richiedono che i lavori inizino al più presto e vengano affidati nel rispetto delle leggi. Il 99,99% degli agrigentini è assolutamente indifferente in ordine al nome della ditta che effettuerà le opere, per la banalissima ragione che lavori di quell’importo richiedono requisiti che in Sicilia sono posseduti da un limitatissimo numero di imprese.

Lo stesso 99,99% degli agrigentini, invece, è molto interessato e per nulla indifferente alla tempistica di realizzazione della nuova rete idrica ed anche alla qualità delle opere eseguite.

Purtroppo, quindi, nel rilasciare l’intervista, il sindaco ha commesso – certamente in buona fede – l’errore funzionale ad alimentare la campagna che vediamo in atto da mesi.

Non solo, ma simili improvvide dichiarazioni rischiano di alimentare ulteriormente una pessima commedia degli equivoci, e ciò in relazione ad accertati contrasti, nel mondo politico ed imprenditoriale, che possono far leggere in una luce molto equivoca dichiarazioni di tal fatta.
La prudenza e la saggezza di un politico pubblico amministratore devono essere ancora più elevate quando attorno ad esso, accanto ad esso, manovrano portatori di interessi economici che possono teoricamente interferire con la linearità delle decisioni politiche.

Nello stesso numero del giornale Grandangolo, a pag. 2, il presidente D’Orsi, contraddicendo le dissennatezze che abbiamo appena elencato, pronunzia queste chiare parole: “l’ATO è in attesa delle decisioni che saranno adottate dal Dipartimento Regionale alle Acque in merito alle procedure di esecuzione della rete idrica; infatti il Dipartimento si è riservato di decidere se l’intervento di che trattasi dovrà essere eseguito direttamente dal Dipartimento regionale o invece dal Comune di Agrigento o, ancora, dall’ATO.” E le parole di D’Orsi, per converso, sottolineano la totale malafede di questa campagna di stampa, finalizzata ad inquinare iter amministrativi che vanno invece gestiti con linearità e trasparenza, e non con la confusione che da parte di taluni artatamente si alimenta.

Noi viviamo in una terra di grandi imprudenze ove, ad esempio, politici di lungo corso si trasformano in imprenditori, concludono strutture societarie, alimentano contrasti imprenditoriali, abbandonando la saggezza che dovrebbe suggerire loro atteggiamenti molto più prudenti, rischiando ampi effetti disastrosi, a 360 gradi.

Occorre quindi restituire piena trasparenza, che nel nostro caso significa anche celerità ed efficienza, all’intera vicenda , riportandola nella sede naturale del Consiglio Comunale ove, oltre agli indirizzi politici del sindaco, si avrà soprattutto modo di mettere a verbale la relazione del dirigente preposto, nonché di acquisire gli atti posti in essere dal Comune, o da altri organi, in merito agli iter amministrativi e alle conseguenti decisioni assunte relativamente alle procedure di affidamento di questa opera pubblica.

Penso proprio che l’argomento meriti una seduta straordinaria del Consiglio Comunale, che potrebbe tutta essere dedicata alle questioni attinenti il servizio idrico e le sue prospettive . E in una battuta, sin d’ora anticipo che nei prossimi giorni chiederò di inserire all’O.d.G. del Consiglio Comunale anche le questioni che attengono la tariffa, poiché – anche sotto questo profilo – dando credito a teorie di un consigliere comunale, teorie già fatte a pezzi dall’ex assessore on Lillo Miccichè e persino dal segretario del PD, Bellini, teorie che valgono molto meno della carta ove sono stampate e che, però, rischiano di provocare al Comune fondate cause di risarcimento del danno cagionato dal mancato pagamento delle bollette idriche, per via di queste (dis)informazioni diffuse con assoluta disinvoltura. E, anche in questo caso, assurdamente, senza alcun supporto di atti formali dei dirigenti, trattandosi di fatti gestionali!

Concludo, formalizzando la richiesta indicata in oggetto, cioè l’inserimento all’O.d.G. del seguente punto: “Stato dell’iter per la realizzazione della nuova rete idrica, anche con riferimento a quanto accertato dagli Uffici Comunali in ordine alle procedure di affidamento dei lavori e ai tempi di apertura del cantiere” un confronto che ci consentirà di chiarirci perfettamente le idee, di assumere – con il conforto dei dirigenti – le necessarie iniziative e di fare in modo che, nei tempi più brevi, possano aprirsi i cantieri della nuova rete idrica, con il massimo di trasparenza e di rispetto delle norme in materia.

Agrigento, 2 giugno 2011
Avv. Giuseppe Arnone
Consigliere Comunale P.D.


P.S. del consigliere Arnone: "Come si direbbe a Napoli, “Cca nisciuno è fesso”,. Nelle settimane passate, vari soggetti che mai in vita loro si erano occupati di trasparenza, pulizia e moralità e che anzi, normalmente, in sede locale, plaudono alle iniziative delle varie cricche e alle malefatte del berlusconismo organizzato, si sono scoperti moralizzatori, dando vita, appunto, ad una campagna che, chi come me ha esperienza delle cose di malaffare per averle sempre combattute percepisce ampiamente finalizzata a estorcere o a pietire qualche “regalino”. Simili soggetti, quando si attivano per contrastare progetti imprenditoriali, vogliono solo e soltanto che l’imprenditore si rechi presso le loro abitazioni, bussando, come si diceva una volta, “con i piedi” (perché le mani sono impegnate di … doni). E fa riflettere che questi novelli emuli di Pio La Torre, trovino spazio e sostegno da parte di quel giornalista che è stato pagato per poco meno di un decennio da noti e potenti imprenditori per “scelta di avvedutezza imprenditoriale”, cioè – come si fa con i cani – fornendogli l’osso per farlo stare buono.