L'Altra Agrigento online

Blog di informazione libera e apartitica

Sunday, Aug 25th

Ultimo aggiornamento:09:00:00 PM GMT

Tu sei qui: CULTURA LIBRI E RACCONTI Cara Girgenti Mia, 15. puntata: "il nome di Mario La Loggia sulla tomba di Pirandello"

Cara Girgenti Mia, 15. puntata: "il nome di Mario La Loggia sulla tomba di Pirandello"

E-mail Stampa PDF

Continuiamo a grande richiesta il nostro salto nel tempo nelle vicende che riguardano la nostra città con la rubrica "Cara Girgenti Mia" giunta ormai alla 15. puntata. Oggi ripercorriamo alcune vicende riguardanti la casa di Pirandello e Mario La Loggia, noto medico agrigentino (da anni deceduto) e personaggio di rilievo in numerose vicende che hanno riguardato la città. Questo articolo è datato 14 gennaio 1962. 


Il nome di Mario La Loggia appare da dicembre sulla tomba di Pirandello.
E' stato il medico agrigentino a far costruire il severo masso funerario, in cui l'artista riposa presso la casa natale.
Alla traslazione della salma, mentre era minacciato di arresto per omicidio, ha pronunciato il discorso ufficiale. Non a caso la storia è «pirandelliana»: lo scrittore trasse molti drammi e novelle dalla vita segreta della sua città Agrigento.

Agrigento, 14 gennaio 1962. Un'ombra di paradosso sfiora la recentissima tomba di Luigi Pirandello. Nell' impervio masso di pietra all'aria aperta della campagna agrigentina, in cui da un mese sono sepolte le sue ceneri, figura anche il nome di Mario La Loggia, inciso su una solida tarsia di bronzo.

Il nuovo monumento che le colline di Agrigento sparse di templi greci offrono all'erosione del tempo, sembra promettere ad un uomo come Mario La Loggia, protagonista di cronache clamorose, anche un posto nella storia.

Il caso di un così stretto collegamento fra il nome di un medico apparso al centro di una fosca vicenda giudiziaria e la tomba del più grande drammaturgo siciliano, -può forse apparire sconcertante; ma esso trova uno sfondo, vorrei dire naturale, nel mondo di Agrigento che sembra popolato di fantasmi inafferrabili, di personaggi che si sdoppiano, come in un gioco di specchi.

E' quasi possibile pensare che Luigi Pirandello, se dall'altro mondo potesse seguire le cronache della sua città con l'interesse che vi portò quando era vivo, sarebbe il primo a sorridere dei casi di un personaggio come La Loggia, che per un lato appare in scena come mandante di un assassinio, e per un altro come il cittadino esemplare, promotore di sensi civili, devote ai valori della poesia, che dopo venticinque anni erige finalmente l'urna monumentale del più grande figlio di Agrigento.

Mario La Loggia uno e due. E' grazie all'interessamento dello psichiatra, quale presidente all'Ente per il turismo, che i resti mortali di Luigi Pirandello riposano degnamente. La tomba, che sorge poco lontano dalla casa di campagna, qualche chilometro fuori Agrigento, dove lo scrittore nacque nell'estate del 1867, è la più ariosa e semplice che io abbia visto dopo quella di Tolstoi fra le betulle di Jasnaia Poliana.

Sta all'ombra di un pino solitario, fra terre arate, quasi al margine di un piano che scoscende a picco sul mare. Forse perché rivela a nudo gli sconvolgimenti geologici che lo crearono, si chiama « Il Caos » ; ma è un nome che sembra convenire poeticamente alla terra di un uomo che cercò drammaticamente, ma senza riuscirvi, di trovare un senso, un ordine, un disegno al cieco turbinare degli affanni umani.

Caos, quasi un altro nome del caso. « Una notte di giugno — egli scrisse — io caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario, in una campagna di olivi saraceni ». Era l'anno che una epidemia di colera infieriva ad Agrigento e la madre di Pirandello, che aspettava la nascita del figlio, si rifugiò nella casetta di campagna de « Il Caos ». La notte in cui il piccolo Luigi doveva venire al mondo, uno zio fu mandato nella campagna con un lanternino in mano, in cerca di una contadina che prestasse qualche aiuto alla partoriente... « Per gli altri — scrisse Pirandello — sarà cosa certa che dovevo nascere là e non altrove, e che non potevo nascere né dopo né prima. Ma confesso, che di tutte queste cose non mi sono fatto ancora, né certo saprò mai farmi un'idea».

Così come oggi appare, uno scabro masso di pietra, senz'altro ornamento che il profilo di due bronzee maschere greche, la tomba rispetta soltanto in parte la volontà di Pirandello. Come si legge nel testamento esposto in una delle stanze della casa natale, trasformata in sobrio museo, lo scrittore avrebbe vagheggiato che, bruciate le sue spoglie mortali, le ceneri fossero lasciate disperdere al vento. Ma, presentendo che sarebbe stato difficile per gli eredi e gli ammiratori accogliere un simile desiderio, egli soggiunse: «Se questo non si può fare, sia l'urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti dove nacqui ».

Entriamo nella casa natale. Appare restaurata di fresco, nuovi gli intonaci, i serramenti, le travi dei soffitti, le mattonelle « valenziane » del pavimenti, che spandono intorno i riflessi azzurrini dei loro arabeschi. Soltanto qualche cimelio delle vecchie suppellettili. Alla vigilia dello sbarco americano, lo scoppio di un deposito di munizioni che le truppe costiere avevano nascosto in un vicino canneto, mandò la casa in rovina. Sulle pareti nude, poche fotografie tipo « album di famiglia» che ritraggono Pirandello e i suoi familiari in diversi momenti della loro vita.

Eccolo nel 1934, l'anno in cui vinse il Premio Nobel, il volto scavato, la barbetta a punta, sullo sfondo del tempio della Concordia, che ricorda al popolo di Agrigento le sue origini greche. Ed ecco, dentro ad un armadio a vetri, una grande anfora di terracotta con graffiti del V secolo avanti Cristo, il <tesoro » della famiglia, certo proveniente da uno dei tanti ipogei dell'antica Akragas.

Fu in questo vaso che, fino alla metà del dicembre scorso, le ceneri di Pirandello riposarono da quando, circa dieci anni or sono, vennero traslate da Roma ad Agrigento in circostanze curiose. Le ceneri viaggiarono dentro ad una cassa da morto, e ciò per nascondere ai cittadini di Agrigento il particolare della cremazione, che sarebbe parsa loro come una irriverente stranezza; e si tratta di un travestimento estremo, che anche esso sembra appartenere al gioco tra apparenza e realtà, che fu uno dei temi più vivi dell'arte di Pirandello.

Nuova, spoglia, senza il sapore del tempo e i documenti di un museo, la casa di Pirandello conserva la sua splendida vista sul mare che, secondo un'immagine giovanile dello scrittore, vi appare come dal cassero di una nave. Pirandello trascorse a Glrgenti solo gli anni della prima giovinezza; e perciò può sembrare che il travaglio dello scrittore, del drammaturgo degli anni maturi, abbia scarsi legami con la sua terra d'origine, con Agrigento.

Ma i siciliani che coltivano più gelosamente la sua memoria non la pensano così. Nel dirmi che in tutta la sua opera Pirandello, anche quando non sembri, <non ha fatto che scrivere Girgenti », i casi, personaggi, i fermenti che affondano le loro radici in questa inquieta città lo scrittore Leonardo Sciascia, che non vive lontano di qui, credo che abbia più di una ragione dalla sua.

Percorrendo l'opera di Pirandello, i riferimenti che ci conducono al mondo agrigentino, da cui egli attinse i succhi più preziosi della sua fantasia, si incontrano ad ogn passo. Nei mesi estivi, si può dire che quasi ogni anno lo scrittore tornasse alla sua città natale. Si ricordano ancora le sue visite alla biblioteca comunale, non tanto per consultarvi i polverosi volumi, ma per farsi raccontare dalla viva voce del bibliotecario, il cavaliere Gubernatis, i fatti più curiosi, più paradossali, che accadevano nella città: che allora, come oggi, non era avara di cronache sconcertanti.

Non solo la biblioteca comunale, ma l'ombra delle strette viuzze che ricordano la Casbah, le farmacie pettegole, gli studi « Liberty » degli avvocati e dei notai, che dietro alle pesanti cortine di « peluche » serbavano i più gelosi segreti, e gli atrii dei tribunali, e i salotti dei « borghesi », non finivano mai di fornire all'immaginazione di Pirandello spunti per le sue novelle, per l suoi romanzi, per i suoi drammi.

L'arte di Pirandello, come hanno osservato i suoi critici più intelligenti, non sorgeva da una specie di astratta passione speculativa, ma dall'osservazione diretta della realtà, dei fatti della vita, e specialmente della realtà e della vita di Agrigento. Venticinque anni dopo la sua morte, le celebrazioni che in tutta Italia hanno voluto ri cordare lo scrittore scomparso sono culminate ad Agrigento con la sua sepoltura definitiva, nel dicembre scorso.

Proprio quando il Pubblico Ministero del tribunale cittadino, dopo una ponderosa inchiesta, consegnava alla Procura il documento che chiedeva il rinvio a giudizio di Mario La Loggia quale mandante dell'omicidio del commissario Tandoj.

Il medico agrigentino, in veste di presidente dell'Ente del Turismo, è potuto figurare tra gli oratori più eminenti che si sono presi il compito di parlare sulla tomba di Luigi Pirandello. Sembra quasi che la città abbia voluto offrire al teatro pirandelliano l'omaggio di uno spunto postumo.