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Cinquant'anni di Amnesty international, intervista al professor Alberto Todaro

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Amnesty International è un'Organizzazione non governativa indipendente, una comunità globale di difensori dei diritti umani che si riconosce nei principi della solidarietà internazionale. L'associazione è stata fondata nel 1961 dall'avvocato inglese Peter Benenson, che lanciò una campagna per l'amnistia dei prigionieri di coscienza. Conta attualmente due milioni e ottocentomila soci, sostenitori e donatori in più di 150 paesi.
La Sezione Italiana di Amnesty conta oltre 80.000 soci. Proprio quest'anno Amnesty festeggia i cinquant'anni dalla sua fondazione. Il professor Alberto Todaro, docente all’Istituto Comprensivo “V. Brancati” di Favara,  è il responsabile del gruppo 283 di Amnesty ad Agrigento.

Alberto quanti sono i soci, sostenitori e volontari dalle nostre parti?
Il nostro è un gruppo abbastanza giovane, siamo presenti ad Agrigento da circa tre anni, e conta sull’attività di una dozzina di attivisti, bravi e volenterosi. Le nostre attività vanno dal classico banchetto per la raccolta firme, che è sempre l’attività principale di qualunque gruppo di Amnesty, fino all’organizzazione di eventi e iniziative – film, seminari, concerti – finalizzati alla sensibilizzazione sulla tematica dei diritti umani. Divulgare la cultura del rispetto dei diritti umani è uno dei nostri compiti.

Cosa si prefigge Amnesty international? Quali gli obiettivi?
Amnesty basa la sua azione quotidiana sui principi della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 10 dicembre 1948. Realizzare quei principi nel mondo, in tutte le parti del mondo, è la visione della nostra associazione. E per realizzarla, Amnesty lavora attraverso attività di ricerca e azione che hanno lo scopo di portare alla luce, prevenire e possibilmente eliminare gli abusi e le violazioni di tali diritti. Noi sosteniamo la centralità dei diritti umani in qualunque campo, sia esso politico, religioso, economico o di qualunque altro genere. Alla base di tutto c’è l’uomo, che è portatore di dignità e diritti. In conformità con il suo simbolo, una candela circondata da filo spinato, Amnesty vuol fare luce sulle violazioni dei diritti umani, e sono tante e varie, che si perpetrano quotidianamente nel mondo. Chi viola i diritti altrui ha interesse a rimanere nell’oscurità: Amnesty, al contrario vuole illuminare quei fatti che stanno nel cono d’ombra e mostrarli al mondo perché il mondo riconosca che sono situazioni di ingiustizia. 

Come si comportano i sostenitori agrigentini, sono sensibili alle vostre iniziative? O come al solito, purtroppo, partecipano passivamente?
Diciamo che la gente si ferma abbastanza volentieri ai nostri banchetti e firma di buon grado i nostri appelli, anche perché il nostro nome e il nostro simbolo sono abbastanza riconoscibili. Certo, molti dicono “Poi torno” e non si vedono più ma in generale gli agrigentini mostrano sensibilità. Quando a settembre abbiamo proposto il caso di Sakineh Mohammed Ashtiani, la donna iraniana condannata a morte per lapidazione, in due sere abbiamo raccolto circa 700 firme, un gran risultato, anche se favorito dal fatto che quel caso era venuto alla ribalta internazionale.
Tuttavia a volte capita di dover intavolare dibattiti, talora animati, con persone che hanno un’opinione diversa, spesso opposta alla nostra. In particolare è il tema della pena di morte che suscita le maggiori discussioni.

Parlami di un caso che ti è rimasto particolarmente a cuore.
Ogni caso è importante perché contiene in sé il dolore che l’umanità prova quando i diritti umani vengono calpestati. Ho ricordato il celebre caso di Sakineh ma ci sono tantissimi casi che non vengono alla ribalta ma che sono di pari gravità. Che dire delle donne che quotidianamente muoiono mentre danno alla luce un figlio, in Paesi come come il Burkina Faso o la Sierra Leone; o del miliardo circa di persone che vive in insediamenti abitativi precari, privi di accesso all’acqua, ai servizi igienico-sanitari, all’elettricità; o di coloro che vengono perseguitati per motivi di coscienza, di opinione, di religione o di orientamento sessuale.
Per tornare alla domanda, nello scorso mese di gennaio, il Senato dello Stato dell’Illinois varò un disegno di legge per l’abolizione della pena di morte e, secondo la prassi, lo passò al governatore Pat Quinn per la firma. Egli aveva sessanta giorni di tempo per apporre la sua firma, o per confermarlo o per porre il veto. Durante quei due mesi fu “bombardato” dalla pressione internazionale e da milioni di firme provenienti da tutto il mondo. Amnesty per l’occasione promosse un’azione urgente. Alcuni giorni prima della scadenza, il governatore si è convinto a firmare favorevolmente, così l’Illinois è diventato il 16° stato degli USA ad abbandonare questa pratica disumana.

In conclusione cosa vuoi dire a chi ci sta leggendo?
Voglio dire che “tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti”. In realtà questo è l’articolo 1 della Dichiarazione. Basterebbe riflettere su questa breve frase per trovarci dentro un’immensità di significati che spesso anche noi disconosciamo.