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Presunti rapporti tra il mafioso Arturo Messina e l'ex sindaco Sodano, intervento di Arnone

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"Com’è noto, lo scorso ottobre 2010, la Procura della Repubblica di Agrigento ha ricevuto dalla DDA di Palermo le importantissime dichiarazioni assolutamente convergenti dei pentiti di mafia Maurizio Di Gati e Luigi Putrone, i quali ricostruiscono gli accordi elettorali e i successivi rapporti tra il capomafia di Agrigento, Arturo Messina e l’ex sindaco e senatore Calogero Sodano". Inizia così una nota stampa dell'avvocato ambientalista agrigentino Giuseppe Arnone.

"Ieri, per mia iniziativa" dice Arnone "i verbali con le dichiarazioni dei pentiti sono stati esibiti al Tribunale di Agrigento, presieduto dalla dottoressa Antonina Sabatino, a sostegno della richiesta della parte civile di escutere i suddetti pentiti in merito al condizionamento degli appalti comunali da parte di Cosa Nostra.

 

E questa mattina ho anche depositato in Tribunale una memoria a sostegno della richiesta avanzata ieri, nella quale ulteriormente specifico le parti che testualmente si riportano:

A sostegno della richiesta avanzata ieri, di escutere i pentiti Di Gati e Putrone, appare utile evidenziare al Tribunale i profili di intimidazione di stampo mafioso già emersi nell’odierno processo a carico di Sodano, quando si sono escussi il capo della Squadra Mobile di Agrigento, dott. Brucato e, soprattutto, l’amministratore della cooperativa “La Rondine” di Vercelli, dott. Berdini, che ha riferito delle minacce ricevute a domicilio da due soggetti rimasti ignoti, che lo invitavano con modi mafiosi a non partecipare alla gara d’appalto, poi vinta dal noto consorzio di imprese del cugino di Sodano.

Il sottoscritto avvocato di parte civile insiste perché il Tribunale, valutato con attenzione l’episodio delle minacce che hanno in effetti colto il risultato di falsare lo svolgimento della gara, impedendo la libera concorrenza, disponga l’escussione dei pentiti Di Gati e Putrone, per verificare l’interesse di Cosa Nostra di Agrigento all’esito di detta gara d’appalto.

E per quanto riguarda le minacce ricevute dalla cooperativa di Vercelli, è del tutto evidente il legame tra pubblici funzionari che operavano all’interno del Comune di Agrigento e gli autori delle minacce, in quanto soltanto i primi erano a conoscenza delle richieste di documentazione e dell’intendimento di partecipare alla gara d’appalto della cooperativa La Rondine. Non solo, ma gli imprenditori che si sono aggiudicati l’appalto condizionato dagli illeciti per cui è processo, tra cui appunto un parente di Sodano, anni dopo hanno ammesso i rapporti di pagamento a beneficio di esponenti di Cosa Nostra e, per conseguenza, l’interesse di Cosa Nostra all’appalto in questione che, non va trascurato, aveva il valore di diverse decine di miliardi di lire.”

"Una notazione finale: non può farsi a meno di evidenziare – e a maggior ragione in un periodo come quello attuale ove la questione dei rifiuti esplode in tutta la sua gravità – che i maggiori costi, spesso non giustificati, sopportati dal Comune di Agrigento nell’ambito della gestione di quell’appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, ricadevano e ricadono direttamente, sotto forma di disservizi e deficit milionari, sulla pelle dei cittadini agrigentini" conclude Arnone.