L'Altra Agrigento online

Blog di informazione libera e apartitica

Thursday, Sep 19th

Ultimo aggiornamento:09:00:00 PM GMT

Tu sei qui: CULTURA LIBRI E RACCONTI "Teodolinda e Agilulfo" di Margherita Arancio

"Teodolinda e Agilulfo" di Margherita Arancio

E-mail Stampa PDF

Un popolo agreste e rozzo, ma non così selvaggio come da sempre lo si è descritto; certamente vandalico e violento, ma anche in certi versi sensibile come lo dimostrano i fatti in cui erano tenute le donne e il senso profondo della fedeltà; un popolo di migratori rudi, ma anche raffinati, come testimoniano le meraviglie e lo splendore dei loro gioielli (tesoro di Teodolinda nel Duomo di Monza),  le sculture e gli affreschi.

 

I Longobardi scesero in Italia nel 568 guidati da Re Alboino, incontrarono poca resistenza e passarono da città in città, entrarono in Milano e dopo sei anni il loro dominio era esteso in gran parte dell’Italia.

Dalle loro lunghe lance (lang-bardh) o dalle lunghe barbe (lang-bart) derivò il nome: Longobardia, e poi Lombardia. Dopo duecento anni i Longobardi furono sottomessi dai Franchi:la loro cultura sparì, ma non si può non ricordare la regina Teodolinda.

Non si  può  non  ricordare  la venerazione, nelle tradizioni popolari, dove il suo nome ricorre con frequenza uguale a quella dei Santi. Sicuramente sono solo leggende e storie popolari che testimoniano però la dedizione dei brianzoli per questa regina che è ricordata per la religiosità e l’eleganza.

Il suo nome è rievocato nei castelli fantastici (di cui non rimane nessuna traccia) nelle costruzioni di chiese  (San Giovanni Battista , a Monza) e torri.  Teodolinda, figlia di Garibaldo re di Baviera, arrivò in Italia nel 589, chiesta in sposa da Autari, re dei Longobardi, ma Autari in circostanze molto  misteriose (forse avvelenato) moriva dopo poco piu’ di un anno  dal matrimonio.

Morto il Re, i  Longobardi, che si erano  affezionati  a Teodolinda, non solo le permisero di  conservare la dignità reale ma la invitarono a trovarsi un marito degno di fare il  Re. La regina scelse Monza (palazzo reale) come sua dimora e Agilulfo come marito (il matrimonio fu celebrato nel 590 a Lomello vicino Pavia).

Una leggenda racconta che la regina invitò il duca di Torino (Agilulfo), a recarsi da lei.  Durante  l’incontro, dopo le solite  parole  di saluto, Teodolinda si fece versare del  vino e  dopo averne  bevuto un po’ offrì ad Agilulfo quello che restava.

Il Duca prendendo il bicchiere le baciò affettuosamente la mano; ella sorridendo e  diventando rossa in viso, gli disse che non era il caso di sciupare un bacio sulla mano, visto che poteva benissimo baciarla sulla bocca perché lo aveva scelto come marito e Re del suo popolo.

Nel palazzo reale di Monza  nacque il loro figlio Adaloaldo ( 603 ). Nel  626  Teodolinda  si  ritirava a vita privata e moriva, per Monza terminava un trentennio di splendore, i resti della regina di Argilulfo e Adaloaldo sono custoditi nel sarcofago dietro l’altare (che custodisce la famosa corona ferrea, donata da Papa Gregorio Magno, formata da sei lamine d’oro e 46 gemme, forgiata con uno dei chiodi della crocifissione di Gesù diventata simbolo del Regno  Italico) nella  Basilica di San Giovanni, ora Duomo di Monza.

Margherita Arancio