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"La leggenda di Achille" di Margherita Arancio

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Le imprese di Achille  costituiscono uno dei temi piu’ diffusi nell’arte classica, dall’epoca greca all’età romana. Raffigurato come un guerriero armato e barbuto ma anche come un giovane con capelli sciolti e con un carattere impetuoso (bellissimo nel film Troy con Brad Pitt).

 

Achille dal greco a-Keile, senza labbra perché  non succhio’ mai il latte materno, figlio di Peleo e della Nereide Teti. Achilleus, re dei Mirmidoni (essi obbedivano ciecamente ad Achille, discendenti dalle formiche trasformati in uomini da Zeus per ripopolare l’isola di Egina), fu allevato da ottimi maestri: Fenice, esperto militare e il centauro Chirone che lo nutri’ con il midollo delle ossa di leoni e gli  insegno’  a  usare  l’arco, a curare le ferite e a  combattere valorosamente.

La madre Teti, presagendo la morte del figlio, lo immerse fanciullo nello Stige tenendolo sospeso per un tallone (rendendolo invulnerabile). Dopo che l’indovino Calcante ebbe predetto la morte di Achille sotto le mura di Troia, Teti lo nascose nella casa del Re di Sciro, ma i greci consapevoli del suo valore, lo fecero cercare da Ulisse e lo ritrovarono. Achille il valoroso, non esitò a lasciare il suo rifugio, benché fosse innamorato di Deidamia, figlia del suo ospite e combattè con ardore e coraggio fino a quando Agamennone non gli sottrasse la schiava Briseide (amante –schiava) e non avendo ricevuto soddisfazione per l’affronto subito, si ritiro’ fremente d’ira, nella sua tenda.

L’esercito greco subi’ allora gravissime sconfitte, nel tentativo di arrestare l’offensiva troiana scese in campo l’amico fraterno di Achille, Patroclo  (forse amante) vestito delle armi dell’eroe, ma fu ucciso da Ettore.

Per vendicare la morte dell’amico diletto, Achille riprese la lotta, rivestito dello scudo che Teti gli aveva fatto forgiare da Efesto, uccise Ettore in duello e ne trascinò il corpo sotto le mura di Troia, abbandonandosi nell’ebbrezza della vittoria, a una ferocia che non gli fu’ perdonata da Apollo.

Supplicato dalle preghiere del vecchio Priamo, Achille rese il corpo di Ettore. Il figlio di Peleo è un esempio di giovane guerriero violento, impetuoso e spietato ma anche umano, compassionevole  capace  di  innamorarsi  e soffrire, eroe  leggendario  della guerra  di Troia, soprannominato “piè  veloce”, uccise sul finire della guerra Pentesilea la regina delle Amazzoni; secondo il mito, Achille nel colpirla al petto, rompendo l’armatura, si accorse che era una donna, quella che amava.

Accadde durante un combattimento  vicino le porte Scee che Achille cadde trafitto ad un tallone (l’unica parte vulnerabile) da una freccia scoccata da Paride e guidata da Apollo. I Greci gli resero onori divini e vegliarono il suo corpo per giorni. Il Pelide Achille che infiniti lutti addusse agli Achei fu un eroe destinato dal Fato a vita breve e GLORIA IMMORTALE.

Due importanti vasi sono nel Museo Archeologico Regionale di Agrigento: Vaso attico a figure rosse (500-490 a.c.) con la deposizione di Patroclo, pittore di Kleoplirades proveniente dalla necropoli  Pezzino e Cratere a volute del  V sec a.c.  Achille uccide Pentesilea. Le immagini dei vasi sono in alto. Per vedere le altre clicca su quella in alto e poi scorri quando si apre al centro l'immagine cliccando a destra dentro la foto.

Margherita Arancio