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L'Ente Parco a rischio chiusura

"L'Ente Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, previsto già nella legge regionale di sanatoria del 1985 e istituito nel 2000, rischia di chiudere i battenti e si attende l'approvazione del Bilancio da parte della Regione per verificarne  la situazione definitiva". A parlare è Gaetano Pendolino, presidente del Consorzio turistico Valle dei Templi di Agrigento.
"Questo, infatti, è stato proposto con diversi tentativi, a questo momento sventati da più parti politiche, dagli uffici dell'Assessorato ai Beni culturali della Regione con un emendamento-capestro sul bilancio di previsione che di fatto stabilisce il completo azzeramento dell’Ente Parco, che diverrebbe un ufficio periferico della regione.

Sarebbe un colpo mortale per il turismo agrigentino, attanagliato da molteplici problemi, nel momento in cui c’è l’esigenza invece di convogliare risorse, energie e sinergie e di rilanciare l’autonomia gestionale delle aree monumentali della Valle dei Templi, che ha i numeri giusti per poter diventare un autentico volano dell’economia di Agrigento e provincia.

Le forze politiche agrigentine, a cominciare dalle deputazioni regionali e nazionali, non possono assistere inerti, permettendo questo  ennesimo “scippo” e si devono attivare immediatamente, contestando tale manovra che mortifica ancora una volta la comunità agrigentina.

Anche i sindaci di Agrigento e dell’immediato hinterland, nonché il Presidente della Provincia dovranno contestare ufficialmente e  con forza questo “attentato” agli interessi economici del territorio, reclamando a viva voce anche maggiori finanziamenti per il turismo agrigentino.

Il Consorzio denuncia all’opinione pubblica e a tutte le forze sane agrigentine quanto sopra affinchè la Regione  possa non assumere iniziative penalizzanti e mortificanti per il turismo agrigentino e i suoi operatori.

Con la gestione del Parco, infatti, sono stati garantiti esecutività e tempestività degli interventi e si auspica quindi che non si smarriscano tali capacità con una organizzazione diversa dall'attuale che porrebbe nel nulla i risultati raggiunti e sarebbe una condanna senza appello per le aree archeologiche agrigentine.