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Arnone denuncia gli ingegneri Rizzo e Platamone. La copia della denunzia

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"Depositata questa mattina in Procura nuova denunzia per fatti di falso e truffa posti in essere dagli ingegneri Rizzo e Platamone, da ultimo in danno della Corte d’Appello di Palermo e nel 2008 e nel 2010 in danno del Comune di Agrigento". A renderlo noto è il consigliere comunale Giuseppe Arnone che attraverso una articolata nota stampa spiega i motivi che lo hanno portato ad intraprendere la decisione di denunciare i due ingegneri agrigentini. Ecco il testo e di seguito la denunzia alla Procura della Repubblica di Agrigento.

"La principale accusa, depositata questa mattina in Procura, è di enorme gravità: ritengo di avere documentato che Rizzo e Platamone hanno falsificato uno dei verbali di causa, in particolare quello del 19.12.2003. Falsificazione peraltro molto “stupida”, quanto avvenuta inserendo, mediante spillatura all’interno del verbale di udienza di un documento (una sentenza del TAR Catania), in realtà mai acquisito, ma neanche visto, dal Tribunale di primo grado.

La falsità in questione è stata posta in essere per mettere la cosiddetta “pezza a colori” ad un precedente imbroglio, già sventato dalla Corte d’Appello: a fine dello scorso anno, la difesa di Rizzo e Platamone produceva solo tre pagine di quella sentenza del TAR Catania. La sentenza si compone di trenta pagine e nei loro scritti difensivi, la difesa di Rizzo e Platamone ne travisava completamente il senso, da cui la necessità di impedire alla Corte d’Appello di averne completa cognizione e la conseguente “furbata” di accluderne solo tre pagine.

Quindi, con una memoria datata 24.09.2010, la difesa di Rizzo attestava falsamente innanzi alla Corte che la sentenza era già stata acquisita al dibattimento di primo grado, e precisamente si trovava tra le produzioni dell’avv. Nicotra, nel “faldone 13”.

Ho aperto in presenza dei cancellieri, il “faldone 13” e, ovviamente, della sentenza nessuna traccia. Denunziavo questo primo gravissimo imbroglio e, dopo alcuni giorni, la sentenza “spuntava” in un altro posto, cioè nel faldone principale, accanto al verbale d’udienza del 19.12.2003. Ma, come si suol dire, “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”: la sentenza, infatti era “spillata”, recentissimamente, ad un documento avente totalmente altro oggetto e nei verbali di causa non vi era alcuna traccia della sua acquisizione. Ecco quindi la denunzia per falso materiale nei confronti dei responsabili.

Ma ciò non basta. Nel rassegnare i fatti alla Procura della Repubblica, colloco questo ulteriore delitto nell’ambito di un disegno criminoso che già si nutre di altri reati di falso, in questo caso ideologico, perpetrati in danno del Comune per tentare di realizzare il depuratore illegale del Villaggio Peruzzo".


Alla Procura della Repubblica di Agrigento
e, per opportuna conoscenza,
alla Seconda Sezione della Corte d’Appello di Palermo – presidente La Comare, Giudici a Latere Pardo e Pellegrino
al Procuratore Generale Cristodaro

OGGETTO:    Denunzia reati di falso, truffa ed altro ancora posti in essere dai signori Vincenzo Rizzo e Giovanbattista Platamone, da ultimo anche falsificando un verbale d’udienza innanzi alla Corte d’Appello di Palermo.

I fatti criminosi che qui di seguito si denunziano hanno comportato un enorme danno alla collettività agrigentina, privata – dalla perseverante ed imperterrita attività illegale degli odierni denunziati, nonché in precedenza condannati, Rizzo e Platamone – della possibilità di dotare la città di efficienti sistemi di depurazione, conformi alle leggi.

Da 25 anni, l’attività degli odierni denunziati Rizzo e Platamone, spalleggiata da potenti lobbies politiche votate all’illecito, di cui pure si dirà, ha pesantemente interferito nella corretta attività del Comune di Agrigento, impedendo al medesimo di dotarsi, appunto, dell’impianto di depurazione per l’intera fascia costiera. In sostanza, costoro, avendo progettato ed appaltato un impianto illegale, hanno agito, sino a queste ultime ore, affinchè “o si realizzava l’impianto illegale dai medesimi voluto, o non si realizzava nulla”. E purtroppo, per le potenti complicità, sono riusciti nell’intento.

Per comprendere quale sia l’effettiva personalità dell’ing. Rizzo, codesta Procura della Repubblica può agevolmente escutere il medesimo Rizzo o un potente esponente politico con cui Rizzo, anche per ragioni di parentela, è stato fortemente legato, cioè l’ex sindaco di Agrigento Angelo Scifo (personalmente coinvolto in vicende di corruzione, beneficiando della prescrizione, e fratello di quel Gaetano Scifo condannato per corruzione nell’ambito della vicenda Alta Mafia, fatti questi ultimi concernenti il Comune di Agrigento).

Sarebbe utile, per inquadrare il personaggio, farsi spiegare come in pochi anni costui diventa il sostanziale monopolista delle più importanti progettazioni in materia urbanistica e di opere pubbliche del Comune di Agrigento. A soli 33 anni, per esempio, viene incaricato della redazione del Piano del Centro Storico, ma anche delle reti idriche, fognanti e della depurazione dell’intera fascia costiera (S. Leone e dintorni). Poi partecipa alla stesura del Piano Regolatore Generale del 1978 e, nel 1989, riceve l’incarico, che espleta “miracolosamente”, di ristudiare le aree ritenute franose a seguito della frana del 1966. Realizza il “miracolo” di progettare una enorme colata di cemento, da un milione di metri cubi di palazzi, nelle aree di frana. Anche lì verrà bloccato dalla Legambiente.

Cotanto personaggio, da ultimo, si è reso responsabile di un tentativo di inganno persino in danno della Corte d’Appello di Palermo, innanzi alla quale si sta svolgendo il processo di secondo grado per l’affaire depuratore del Villaggio Peruzzo, ove il Rizzo, unitamente all’altro progettista e direttore dei lavori di che trattasi, Giovanbattista Platamone, è imputato per i reati di falso ideologico e abuso d’ufficio. In primo grado i due imputati sono già stato condannati.

Innanzi alla Corte d’Appello l’ing. Rizzo ha ritenuto di porre in essere una artificiosa trama finalizzata ad ingannare la Corte, inserendo un nuovo documento – tre pagine di una Sentenza del TAR Catania sulle trenta della stesura integrale originaria – mai acquisito in primo grado e simulando, appunto, anche mediante la falsificazione materiale di atti processuali, che detta Sentenza fosse stata acquisita all’udienza di primo grado del 19.12.2003.

Tra breve, si ritornerà a descrivere più dettagliatamente questo reato di falso materiale, gravissimo in quanto perpetrato in danno all’Autorità Giudiziaria e all’interno del Palazzo di Giustizia di Palermo.
Qui, immediatamente, si ritiene di illustrare il disegno criminoso nell’ambito del quale costui ha posto in essere tale grave attività, anzi potrebbe asserirsi che, alla luce di quanto si evidenzierà, gli elementi fanno ritenere che il Rizzo agisca costantemente “in coppia fissa” con il coimputato Platamone.

Quanto immediatamente si dirà, evidenzia la ragione per cui anche i reati posti in essere innanzi alla Corte d’Appello di Palermo verrebbero attratti, per competenza, dalla Procura della Repubblica di Agrigento: il falso materiale posto in essere presso la Corte d’Appello di Palermo – con certezza – fa parte del medesimo disegno criminoso finalizzato a far riprendere gli illegali lavori del depuratore del Villaggio Peruzzo, disegno criminoso che si è nutrito anche dei reati di falso che immediatamente si indicano, certamente non ancora prescritti.

Nella qualità di progettisti e direttori dei lavori, gli ingegneri Rizzo e Platamone, da ultimo in data 5.2.2010, depositavano al Comune di Agrigento (prot. 7761) la nota, indirizzata in via diretta al Dirigente del settore Lavori Pubblici e per conoscenza al Sindaco e ad altri organi. Con detta nota, incredibilmente, ribadivano e reiteravano i reati di falso per i quali erano già stati condannati dal Tribunale di Agrigento, reati di falso consistenti in ulteriori ingannatorie attestazioni, secondo le quali l’impianto di depurazione progettato dai medesimi era conforme alla normativa in materia di distanze dagli edifici sancita dall’art. 46 della L.R. 27/86.

Incredibile, ma vero. Calpestando come uva da mosto la sentenza di primo grado, le consulenze tecniche e tutti i pronunziamenti giudiziari in materia – mediante i quali si perveniva alla loro condanna – i due ingegneri continuavano ad asserire che l’impianto di depurazione fosse conforme alla normativa sulle distanze, di cui al detto art. 46. E continuavano ad inventarsi, all’uopo, circolari e documenti che, a loro dire, confermavano la conformità dell’impianto medesimo alla normativa in materia di distanze.

Al fine della prova del dolo, va rimarcato e chiarito che le illogiche ed insensate pseudo – argomentazioni contenute in detta nota in data 5.02.2010, erano già state dettagliatamente smentite dalla sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Agrigento a carico dei suddetti Rizzo e Platamone.
Ma vi è di più, molto di più.

I suddetti imputati, in data 13 ottobre 2008, con nota prot. 50381, consegnavano al Comune di Agrigento altro documento denominato “Comune di Agrigento – impianto epurativo di S. Leone Villaggio Peruzzo”, costituito da una relazione in più pagine, ove nuovamente si reiteravano vari reati di falso. In particolare, al punto 4) di detta relazione, gli imputati, al fine di ingannare il Comune di Agrigento, attestavano quanto segue: “dalla predetta sentenza non emerge alcun elemento che metta in discussione la legittimità amministrativa dell’opera”.

La falsità, in questo caso, consiste nell’aver immutato il vero, in quanto la sentenza del Tribunale di Agrigento, mai messa sul punto in discussione dagli ulteriori pronunziamenti, accerta senza ombra di dubbio che da un lato è stata violata la normativa in materia di distanze dagli abitati (e quindi in quel sito il depuratore non può essere realizzato) e, dall’altro, accerta che l’appalto è stato affidato in assoluta e totale violazione di tutte le norme in materia di affidamento di lavori pubblici.

Al fine di evidenziare la “potenzialità criminosa” dell’operato dei soggetti che qui si denunziano, si evidenzia che l’appalto del depuratore, per l’importo di oltre 5 miliardi di lire, è stato affidato in assenza di alcuna gara d’appalto, moltiplicando per cinque – mediante apposita perizia di variante – l’importo del cottimo fiduciario iniziale, pari a 900 milioni di lire.

Nell’ultima pagina di detta relazione del 13 ottobre 2008, si attesta pure falsamente che l’impianto di depurazione progettato nel 1989 è corredato da una autorizzazione allo scarico datata 12 marzo 1984. Anche qui evidente la falsità ingannatoria, in quanto non è minimamente possibile che una pubblica autorità abbia emesso una autorizzazione prima che il progetto venisse redatto.

Truffaldinamente, Rizzo e Platamone tentano di “gabellare” una autorizzazione data per altri fini come l’autorizzazione relativa all’impianto dagli stessi progettato.
Infine, sempre nell’ultima pagina (e sempre ai fini della truffa), i due falsamente attestano che “i lavori possono essere ripresi … i lavori possono essere totalmente portati a compimento …” occultando la circostanza – tranciante e diromente, accertata dal Tribunale con Sentenza – che l’impianto è difforme, totalmente difforme, dalla normativa sulla distanza dai centri abitati. Ed inoltre che detto impianto non è mai stato approvato dagli organi tecnici della Regione Siciliana, ossia dal CTAR. Ed ancora che l’impianto medesimo è stato appaltato in modo assolutamente illegale. Tutti fatti, questi, accertati appunto dall’Autorità Giudiziaria.

Ma non basta. I due, sempre nell’ultima pagina, si inventano di sana pianta – sempre con finalità ingannatorie – che l’impianto in questione è conforme al Piano Regolatore e quindi può essere realizzato. Circostanza questa falsa, in quanto l’impianto in questione da un lato è stato cancellato dal nuovo Piano Regolatore del Comune, adottato nel 2005 e il Consiglio Comunale aveva pure respinto le opposizioni formulate dai medesimi Rizzo e Platamone e dai loro complici per reintrodurre, nell’area del Villaggio Peruzzo, detto impianto di depurazione. Quindi, con certezza, l’impianto non era più previsto dal nuovo Piano Regolatore vigente nel Comune di Agrigento. Mentre, per quanto riguarda il vecchio Piano Regolatore, la sentenza del Tribunale ne aveva sancito la non conformità.

Detta relazione, ampiamente falsa e truffaldina, si inserisce “sinergicamente” con altre note sempre redatte dal Rizzo e dal Platamone , finalizzate a far riprendere i lavori, ad esercitare indebite pressioni sul Comune e sui suoi funzionari, ad ingannare con vari artifizi il Consiglio Comunale. Ed all’uopo si citano le note prot. 58768 del 20.11.2008 e due note in data 1.12.2008, portanti il protocollo dello studio Rizzo 407 e 408.

Non solo, ma si ritiene di dover evidenziare la evidente complicità nei reati di falso posti in essere dalla Giunta presieduta dal sindaco Aldo Piazza, con la Delibera datata 24.09.2005, con la quale la Giunta si oppone alla decisione del Consiglio Comunale di conformarsi alla Sentenza del Tribunale e di cancellare l’impianto di depurazione illegale, nell’ambito della discussione consiliare sul P.R.G.. Detta Delibera è stata redatta direttamente da Rizzo e Platamone, in quanto sono stati utilizzati identici supporti informatici, anche nei punti, nelle virgole ed errori di ortografia, utilizzati dagli stessi Rizzo e Platamone nel redigere la propria analoga opposizione al Piano Regolatore del Comune.

E’ sufficiente confrontare la opposizione presentata da Rizzo e Platamone contro il P.R.G. (prot. 38678 del 22.09.2005) con detta Deliberazione della Giunta Comunale datata 24.09.2005, per rendersi conto che quest’ultima è stata realizzata con i supporti informatici utilizzati da Rizzo e Platamone per redigere la loro opposizione prot. 38678.

Quest’ultimo episodio, se ce ne fosse bisogno, conferma la capacità di interferenza illegale dei suddetti, anche in ordine agli iter amministrativi, nonché le potentissime complicità di cui hanno goduto.

Anche detta Delibera di Giunta Comunale integra i reati di falso e di abuso d’ufficio: si fa notare, tra l’altro, che essa è stata adottata anche al di fuori delle norme di diritto degli Enti Locali che impongono che ogni atto della Giunta Comunale venga proposto da un funzionario dell’Ente. Questo atto, invece, fu proposto, incredibilmente, dallo stesso Sindaco, Aldo Piazza.

Per quanto riguarda i fatti recenti, posti in essere innanzi alla Seconda Sezione della Corte d’Appello di Palermo, tra la fine del mese di marzo e l’inizio di questo mese di aprile 2011, si ritiene sufficiente allegare il documento già depositato innanzi alla Corte d’Appello medesima, ove si evidenzia che i suddetti Rizzo e Platamone prima hanno falsamente attestato, in un atto sottoscritto dai loro difensori (presumibilmente ingannati dagli imputati loro clienti), che il documento costituito da una Sentenza del TAR Catania, la n. 302/97, era stato già acquisito nel procedimento di primo grado e si trovava nella composizione integrale nel “faldone 13”, tra gli atti prodotti dall’avv. Nicotra.

Detta menzogna era funzionale a produrre innanzi alla Corte d’Appello, sempre al fine di ingannarla, tre pagine su trenta della sentenza del TAR, simulando che la stessa facesse già parte degli atti del giudizio.

Scoperto l’imbroglio (a cura di questo difensore), e cioè che nel “faldone 13” non vi era mai stato detto documento, gli imputati o loro complici si “premuravano” di alterare il verbale dell’udienza del 19.12.2003, inserendo nel medesimo verbale, tramite “spillatura posticcia”, la sentenza di che trattasi, nella stesura integrale e fingendo poi che la medesima era allegata (appunto tramite spillatura) ad una memoria, a firma dell’avv. Nicotra, avente tutt’altro oggetto ed altri allegati, indicati in calce.

Alla luce dei fatti illustrati, si chiede che codesta Autorità Giudiziaria proceda prontamente nei confronti dei suddetti Rizzo e Platamone e sin d’ora il sottoscritto denunziante, anche in ordine alla complessità delle vicende, chiede di essere escusso per fornire tutti i chiarimenti utili e necessari .