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Immigrati nell'isola disabitata di Lampione invece che a Lampedusa, proposta di Busetta

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"La diminuzione dei recuperi a mare fa ben sperare per la stagione delle Pelagie. L’esperienza dello scorso anno, però, dimostra in maniera inequivocabile che il collegamento tra l’attività economica di Lampedusa e il fenomeno migratorio è correlato in senso inverso. Infatti, più le immagini dei barconi provenienti dal Nord Africa invadono i media, meno sono gli ospiti paganti che arrivano a Lampedusa". A parlare è l'assessore Busetta che propone una soluzione al problema immigrati: utilizzare l'isola disabitata di Lampione.

"E se è pur vero che il centro di prima accoglienza di contrada Imbriacole produce lavoro per circa cinquanta famiglie, è vero anche che la presenza di un certo numero di forze dell’ordine pubblico e di giornalisti, dovuta all’aumento del fenomeno migratorio, può accontentare qualche albergatore. E’ indubbio anche che le isole nel loro complesso soffrono l’emergenza con un calo verticale del flusso turistico.

Diventa indispensabile trovare una soluzione alternativa alla problematica per evitare che l’acuirsi delle crisi del Nord Africa, che certo non finirà nel giro di qualche mese, possa mettere in discussione un lavoro iniziato con l’apertura dell’aeroporto negli anni sessanta e continua oggi con una attività ed una cultura d’impresa che non ha riscontro in molte altre località siciliane.

La soluzione di navi crociere messe al largo per recuperare i migranti senza farli toccare terra non viene attuata? Non è praticabile? Allora proponiamo un’alternativa. Tutti sanno che l’arcipelago delle Pelagie è composto da Lampedusa e Linosa, tra le quali vi sono 21 miglia marine pari a 38.8 Km; che Lampedusa è distante dalla Sicilia (Porto Empedocle) 205 Km, e dalla Tunisia (Ras Kaboudja) 167 Km, dalla Libia (Tripoli 355 Km) e da Malta (Punta Delimara) 220 Km. Non molti sanno che vi è una terza isola che si chiama Lampione a poche miglia da Lampedusa.

Quest'ultima, "abitata" solo da un faro, si immerge nel mare con pareti quasi verticali per circa 60 m di profondità ed ha un fondale incontaminato, vero paradiso per i subacquei che qui possono incontrare cernie, aragoste, corallo giallo e rosa e lo squalo grigio.

Lampione ha una  superficie di 1.2 Kmq, un perimetro di 1.8, larga (da Nord a Sud 360 m), lunga (da Est a Ovest 700 m) e il suo punto più alto è 36 m. Tra Lampedusa e Lampione vi sono solo 10 miglia marine pari a 18.5 Km percorribili con un motoscafo veloce in mezz’ora. Lampione è un’isola ecologica importantissima e i lampedusani non vogliono che si contamini, la considerano come una loro figlia piccola.

Oggi, di fronte all’emergenza ed alla possibilità che Lampedusa diventi, come deciso dal Governo, la piattaforma logistica del Mediterraneo per il trasporto dei tunisini da Pantelleria a Lampedusa per essere rimpatriati, bisogna pensare in orizzontale come sosteneva una vecchia teoria.

Cioè non essere logici e consequenziali ma pensare a salti. La logica vorrebbe che un’isolotto, che è un  universo naturale da preservare, rimanesse incontaminato. La pratica sta evidenziando che l’alternativa di una Lampedusa, che viene “affondata” da un progetto di piattaforma logistica, non è accettabile.
Ed allora la proposta: attrezzare Lampione come base logistica.

E’ molto più grande dell’attuale centro di accoglienza; con un eliporto, un porticciolo e un dissalatore può tranquillamente ospitare fino a 2.500 persone come dimostrato recentemente da uno studio di architettura.

Certo, vi sono da affrontare dei costi pari a cinquanta milioni di euro, pari a un chilometro di alta velocità ferroviaria e meno di quanto pagheranno i lampedusani se la stagione viene messa in discussione dai fatti recenti. Una stagione,  però, non deve poter essere annullata da sbarchi e da notizie allarmanti, come le dichiarazioni del ministro Letta, che volevano essere rassicuranti ma che sono state devastanti.

Il ministro ha dichiarato che al momento la situazione risulta sotto controllo e non sono emersi casi di infezione di TBC o meningite, come si legge in un messaggio inviato dal sottosegretario Gianni Letta all'incontro sulla circolazione delle popolazioni migranti.

Il sovraffollamento sull'isola di Lampedusa, dice Letta, «desta concrete preoccupazioni sotto il profilo igienico e ambientale, ma fortunatamente non sono emersi al momento quadri clinici legati a malattie infettive, quali quelle su cui spesso la stampa pone accenti allarmistici ingiustificati come TBC e meningite». Dovrebbe essere rassicurante il comunicato ma il risultato è quello di bloccare ingiustificatamente ogni prenotazione per l’estate per lo meno per una settimana.

Bisogna, quindi, staccare in modo assoluto l’immagine del’Isola dal problema dei migranti, chiudere il centro accoglienza come è stato promesso dal premier; non fare arrivare nessuno più a Lampedusa, se non chi riesce a raggiungerla con la propria barca.

Lampedusa ha già dato, con i confinati, con i mafiosi ospitati, con l’abbandono durato per 100 anni, con la seconda guerra mondiale. Oggi ha diritto a costruirsi un suo futuro".