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Arnone su convegno centro storico: "ecco killer e mandanti del suo sfacelo"

Di seguito pubblichiamo integralmente una nota stampa dell'avv. Giuseppe Arnone relativa al convegno sul centro storico organizzato dal Partito Democratico.

Indicazioni su killer e mandanti dello sfacelo del Centro Storico, analisi e proposte politiche”:

Gentili convegnisti,
chi sono io, Giuseppe Arnone, probabilmente lo sapete tutti. Chi è l’ing. Vincenzo Rizzo, forse no. La mia migliore presentazione la leggete sull’allegato foglio colorato, nella parte alta in rosso: sono le parole innanzi alla DDA di Palermo, del capo provinciale di Cosa Nostra, oggi pentito, Maurizio Di Gati, che descrive la grande preoccupazione nutrita dalla mafia nei confronti del mio ruolo al Comune: “Arnone non avrebbe consentito di mettere più le mani di Cosa Nostra su Agrigento”.

Nell’allegato foglio colorato troverete tante, tante cose interessanti sul sistema illegale di settori del PD. In questo foglio, invece, troverete l’intervento di chi, senza presunzione, da vent’anni è il vero capo della sinistra agrigentina, per volontà degli elettori e per contenuti politici e culturali, e si è sempre battuto, senza risparmio per la difesa del centro storico di Agrigento.

Ma è un intervento che potrete solo leggere, perché la “guerra per bande”, condotta dall’on. Angelo Capodicasa, ha fatto sì che l’odierna iniziativa (decisa contro ogni regola di partito) possa agevolmente paragonarsi a un convegno dal titolo “Dallo sfruttamento alla repressione in materia di prostituzione, anche minorile”, che veda tra i relatori Silvio Berlusconi, Emilio Fede e Lele Mora, ed escluda ovviamente dal convegno medesimo la Procura di Milano e la magistratura impegnata sul tema.

Ovviamente nulla da dire sugli illustri Relatori non agrigentini. Anzi, certamente due di loro, di grande autorevolezza, quali Teresa Cannarozzo e Giovanni Arnone, avranno già notato quella che è una grave offesa alla storia politica di questa città, ma anche all’intelligenza dei presenti.
Leggete la brochure del convegno: sia tra i partecipanti, sia tra le associazioni invitate, indicate in basso alla rinfusa, manca ogni indicazione, anche di semplice invito, nei confronti di quell’associazione che ha scritto ad Agrigento splendide pagine di lotta democratica, anche in difesa del centro storico e contro le perverse logiche politico – clientelari – affaristiche di cui tra breve dirò: logiche perverse che ne hanno determinato lo sfacelo, con la perdita dei finanziamenti finalizzati.

Sulle perverse logiche clientelari ed affaristiche, molto potrà illustrare, come vedremo, il relatore Vincenzo Rizzo. La grande nemica di Rizzo e dei suoi sponsor, Legambiente, è invece stata esclusa…

Già, questo convegno è un’offesa, alla storia e all’intelligenza degli agrigentini: si è scelto di non invitare un uomo come Lillo Miccichè, che al centro storico ha dedicato – da politico e da studioso – un significativo frammento della sua vita.

Si è scelto di non invitare il presidente regionale di Legambiente, Mimmo Fontana, che personalmente e come capo dell’associazione, su questo terreno si è impegnato senza risparmio. Si è scelto di tagliare fuori coloro che da oltre vent’anni a questa parte si sono battuti per il risanamento del centro storico e per sconfiggere le logiche perverse che ci hanno imposto personaggi quali l’ingegnere Vincenzo Rizzo.

Questa è l’impostazione voluta dalla “jazz band” che opprime il Partito Democratico in provincia di Agrigento (vedi sul punto l’allegato volantone a colori). Un’impostazione che tra Legambiente e Arnone da un lato e l’ingegnere Rizzo dall’altro, sceglie quest’ultimo.

Tra breve ripercorreremo succintamente ruolo e storia del killer del centro storico di Agrigento, Vincenzo Rizzo, indicando chi, come e perché lo ha armato, chi sono i mandanti. Qui leggerete fatti e considerazioni che nessuno dei relatori agrigentini è in grado di sviluppare. Anche per mancanza di coraggio.

Ma va immediatamente osservato che questo convegno, come accennavamo, è stato “organizzato” al di fuori da ogni regola: ad esempio in assenza di alcun confronto e coinvolgimento con i consiglieri comunali del Partito Democratico, il principale dei quali, com’è noto, è il sottoscritto.

E’ appena il caso di aggiungere che, nella primavera del 2008, lo scontro elettorale tra Arnone da un lato, Capodicasa, Di Benedetto e la “jazz band” dall’altro (questi ultimi con simbolo e liste accanto) è stato deciso dagli elettori, con un sonoro distacco di oltre cinque punti in favore di Arnone (20 a 15).

Adesso vi spiego perché Agrigento non ha seguito i fulgidi esempi di Ortigia o di Ragusa Ibla, pur godendo di identiche leggi e di finanziamenti, andati perduti.

Era l’anno del Signore 1973. Il giovanissimo ingegnere elettromeccanico Vincenzo Rizzo – un “don Nuddu” dalle importanti parentele riceve dall’amministrazione comunale dell’epoca due fondamentali incarichi professionali, che porterà avanti per quasi un quarantennio: la “miracolosa catena di S. Antonio” di realizzare con la Cassa del Mezzogiorno – sempre a trattativa privata, molto privata – opere idriche e fognarie per decine di miliardi, e soprattutto l’incarico di redigere il Piano Particolareggiato per il Centro Storico.

Il giovane ingegnere Rizzo è un autentico “don Nuddu” perché non possiede nessun titolo culturale. scientifico e professionale per ambire a un incarico di questo rilievo. E’ come consentire a un neolaureato in medicina di operare a cuore aperto. “Don Nuddu” Rizzo però è cugino di un politico importantissimo per la peggiore storia politica (ma anche giudiziaria) di questa città, l’ex sindaco Angelo Scifo. Angelo, a sua volta, è fratello dell’imprenditore Gaetano Scifo, il titolare di quello che poi diverrà il più importante degli appalti di corruzione al centro dell’inchiesta Alta Mafia. Ben quarantacinque miliardi di lire.

I cugini Scifo e Rizzo faranno il bello e il cattivo tempo per quasi vent’anni, con connivenze e complicità anche a sinistra. Sino a quando non incontrano sul proprio percorso prima (e nelle aule dei Tribunali poi) Legambiente e la sua voglia di legalità. E ne escono con le ossa rotte: i Tribunali sanciscono, anche grazie alla parte civile Legambiente e al suo legale, avv. Giuseppe Arnone, una attitudine alla corruzione dei fratelli Scifo, unita a quella alle speculazioni edilizie illegali, nonché un’attitudine ai reati di falso, con connesso affidamento di appalto illegale, da parte dell’ing. Rizzo.

Rizzo, anche mediante una elevatissima capacità di animare lobbies illegali, impedisce da trent’anni a questa parte alla fascia costiera di Agrigento di dotarsi di un impianto di depurazione conforme alle leggi. E’ persino in grado di scrivere con il suo computer delibere di favore e illegali della giunta comunale presieduta da Aldo Piazza.

Queste imprese sono anche raccontate in una splendida Sentenza del Tribunale penale di Agrigento, che lo ha condannato a poco meno di due anni di carcere. Tra breve otterremo anche la Sentenza di Appello.

Ma torniamo al Piano del Centro Storico. Nel 1973 Vincenzo Rizzo riceve l’incarico e inizia a consegnare gli elaborati quasi 20 anni dopo: in quell’occasione il cugino Angelo Scifo, in Consiglio Comunale, si batte come un leone perché gli venga pagata senza indugio la parcella miliardaria. Cosa non si fa tra parenti… Siamo nel 1991: il centro storico già cade a pezzi, i finanziamenti regionali si sono già persi.
Nel giro di qualche anno, a metà degli anni ’90, il Consiglio Comunale approva questo “piano capolavoro”.

Il CR.U. della Regione Siciliana lo ritiene semplicemente pessimo, lo boccia, lo restituisce per la rielaborazione. Si perderanno altri lustri: il piano Rizzo, per divenire esecutivo, impiegherà complessivamente 35 anni. L’incarico è del 1973, il Decreto di approvazione del 2008: complimenti.
Chiedete a Capodicasa, Di Benedetto e agli altri giovanotti locali se hanno mai speso una parola contro questa scandalosa gestione della cosa pubblica. Silenzio. Assoluto silenzio.

Come leggerete nel volantone a colori allegato, l’on. Giacomino Di Benedetto era troppo impegnato negli “affari di famiglia”: nel passato, ad esempio, a far acquistare all’Ente Provincia ove era il consigliere che “guidava” l’opposizione, un quadro del cognato, pittore campano in vacanza ad Agrigento. Più di recente, l’A.R.S. penserà bene di finanziare con 50.000 euro il centro culturale fantasma di sua moglie.

Angelo Capodicasa, per sua stessa ammissione, nel 2005 – come leggerete anche nel volantone a colori – si incontrava con l’imprenditore Gaetano Scifo (appena uscito di galera e con una pesantissima accusa sul groppone di corruzione aggravata da mafia) per concordare con il medesimo la linea dei consiglieri comunali capodicasiani sugli affari dei grandi centri commerciali che interessavano Scifo.

E Scifo, già da tempo, veniva indicato dalla Magistratura come socio del boss di Cosa Nostra Calogero Russello. Ma Capodicasa vive nel deserto, senza giornali e tv, e queste cose non le sapeva: Gaetano Scifo gli appariva un brav’uomo, persona perbene, esattamente come l’ing. Rizzo che oggi darà il suo “contributo” a risanare il centro storico di cui è stato il killer, grazie a 35 anni di abbandono e di finanziamenti persi.

Se Capodicasa è uomo – un vir, nel senso latino del termine – che quereli per queste affermazioni.

Poi, tra i relatori odierni, non sentirete Arnone, ma vi è il giovane Domenico Pistone, ormai noto per l’esatto opposto dell’impegno per la legalità: questo trentenne vive nel ridicolo, perché ha mentito senza pudore in Tribunale, arrivando a dichiarare di non essere in grado di riconoscere neppure la sua firma, per esteso, palesemente falsificata da altri compagnoni di Partito (come vedrete nel volantone, poi condannati a un anno di galera).

Sul ruolo dell’ing. Vincenzo Rizzo, può dire anche qualche interessante parola Teresa Cannarozzo, querelata da Rizzo, lustri addietro, per i suoi limpidi giudizi su cotanto personaggio quando questi tentò, all’uopo incaricato dal cugino sindaco Angelo Scifo – siamo nel 1989 e il silente Angelo Capodicasa era anche consigliere comunale – di rendere edificabili un bel po’ di aree a rischio frana e vincolate dopo il noto evento franoso del 1966. Rizzo pensò bene di scoprire che sui colli franosi di Agrigento si poteva scaricare qualcosa come un altro milione di metri cubi di cemento: bloccarono questa follia, ancora una volta, quelli di Legambiente.

Adesso, signori convegnisti, vi è chiaro il ruolo di Legambiente e del più votato degli uomini del Partito Democratico, cioè Giuseppe Arnone. E comprenderete perché tra Arnone e l’ing. Rizzo, Angelo Capodicasa sa chi scegliere.
Questa l’analisi del passato e del degrado del presente. Adesso alcune proposte.

Proprio di recente, due proposte che emergono nel dibattito cittadino relativo al centro storico appaiono molto interessanti: la prima proviene da Legambiente e sollecita il Comune di Agrigento ad acquisire tutti quegli immobili i cui proprietari si siano dimostrati assolutamente disinteressati rispetto alla messa in sicurezza e, a seguito dell’acquisizione, provvedere a emanare un bando di evidenza pubblica per assegnarli a imprenditori eventualmente interessati alla ristrutturazione.

La seconda proposta, anzi il ventaglio di proposte, viene fuori dalla grande progettualità manifestata dal Comune negli ultimi anni e relativa alla costituzione di un significativo parco progetti sulla riqualificazione urbanistica e architettonica del nostro centro storico, progetti redatti anche di concerto con gli Ordini professionali, con l’Università, con la valorizzazione delle professionalità interne agli Uffici Tecnici Comunali.
Ma un altro aspetto non può sfuggire.

Qualche giorno addietro, leggevo un commento di Roberto Tripodi, architetto e ambientalista, rispetto alla esigenza di favorire nuove politiche abitative nel centro storico. Questa esigenza, che ad Agrigento diventa una vera e propria priorità – stante il grave stato di abbandono di gran parte della zona storica – fa letteralmente a pugni con gli enormi favori fatti agli speculatori edilizi, ai palazzinari, ai lottizzatori abusivi, negli ultimi decenni.

E qui ritornano i nomi di progettisti di strumenti urbanistici come Rizzo, e di palazzinari come il cugino Scifo imprenditore, colui che teorizzava che bisognava favorire la vendita di palazzi e palazzotti nelle aree di periferia e, per converso, non si poteva favorire l’insediamento di edilizia pubblica, anche con interventi nei centri storici.

Questo è il coacervo di illegalità, affarismo, clientelismo, che ha comportato l’abbandono del centro storico. Vincenzo Rizzo è un emblema di “tuttologo” in grado di ottenere qualsiasi incarico, dal mattatoio, alla strada, al centro storico, per svolgerli come si è visto.

Sarebbe tempo di discutere seriamente, e soprattutto di agire: è complicato farlo avendo alla testa del movimento per il centro storico l’ing. Rizzo, l’on. Di Benedetto, l’on. Angelo Capodicasa, il giovane smemorato Domenico Pistone. Per carità umana taciamo sulle qualificazioni politiche e professionali degli altri esponenti del PD agrigentino indicati come relatori: si sono occupati del centro storico esattamente come si sono impegnati per risolvere i problemi dell’estinzione dei panda in Cina.

Buon lavoro, buona riflessione.