L'Altra Agrigento online

Blog di informazione libera e apartitica

Monday, Oct 21st

Ultimo aggiornamento:02:38:35 PM GMT

Tu sei qui: ALTRE NOTIZIE NOTIZIE DALL'ITALIA Lampedusa tra violazioni di domicilio, incendi, teppismo: gli immigrati in rivolta

Lampedusa tra violazioni di domicilio, incendi, teppismo: gli immigrati in rivolta

A Lampedusa l'abitazione del professore Pietro Busetta, noto economista e assessore al turismo, beni culturali e sviluppo economico del Comune delle Pelagie, è stata scassinata.

 

Quello di Busetta, sito al porto vecchio, non è l'unico appartamento preso di mira. E' stato, infatti, un pomeriggio di scassi: dopo giorni di abbandono sulla piattaforma del porto vecchio e sulla cosiddetta "collina della vergogna", qualche sbandato si è organizzato per fare dei raid.

Si attende che si calmi un maestrale che sta dando il tempo al Ministero degli Interni per trovare i siti dove portare i migranti. Un maestrale che rischia di essere strumentalizzato.

Nel frattempo alcuni si sono organizzati per "ripulire" diverse case al momento vuote. L'abitazione di Busetta al porto Vecchio fu costruita al posto di un magazzino nel quale il padre possedeva un' impresa industriale di trasformazione del pesce.

"Povera gente disperata” - dice il professore Busetta che al momento non si trova sull'isola e che si è impegnato costantemente per trovare soluzioni all'emergenza immigrazione – “Io non criminalizzo questi poveri disperati ma la mancata gestione di una situazione portata all'esasperazione da un governo che ha caricato tutto su Lampedusa. Era inevitabile che accadesse. Speriamo che quando si faranno le compensazioni non si facciano nei confronti di chi la situazione l'ha seguita in televisione".

Ed ancora Busetta torna sulla necessità di una cabina di regia su iniziativa del governo regionale. "Passando alla seconda fase occorre un coordinamento serio. Dopo le rassicurazioni del governo nazionale e di quello regionale, adesso bisogna evitare la duplicazione degli interventi e la dispersione delle risorse. Lampedusa" - afferma l'assessore allo sviluppo economico - "è diventata un'opportunità che molti vogliono cavalcare, pensando di approfittare della situazione per essere destinatari di risorse, anche se l'emergenza l'hanno vissuta in televisione. Se, infatti, è vero che tutta la Sicilia sta soffrendo, da Taormina a Pantelleria che vedono aumentare le disdette, a Trapani a causa dei quindici giorni di fermo aeroportuale, è anche vero che chi ha avuto lo Tsumani è solo Lampedusa".

"Per questo - aggiunge Busetta - è necessario che la Regione si faccia promotrice del coordinamento degli interventi e del rapporto con il governo nazionale. Chi meglio dell'assessorato all'economia può diventare il coordinatore del rapporto Stato, Regione, Comune?" Mercoledì l'assessore all'economia della Regione Sicilia Gaetano Armao sarà a Lampedusa per concordare la proposta dell'amministrazione di Lampedusa da sottoporre al governatore Lombardo. Intanto la richiesta del comune rimane "la chiusura del rubinetto" degli ingressi".

"A breve il maestrale si calmerà
- conclude Busetta -, bisogna pensare alla nostra proposta, fatta propria dal governatore della Sicilia Lombardo, di mettere una nave al largo per fungere da centro di prima accoglienza al fine di non riempire nuovamente l'isola che deve mantenere la sua vocazione turistica".

E intanto sono andati avanti per tutta la giornata di ieri, a Lampedusa, i trasferimenti dei migranti per altre aree dell’Italia: a fine giornata si contavano meno di 1000 presenze sull’isola delle Pelagie, di cui 600 persone arrivate in giornata.

Oltre 3600 migranti sono stati portati via in meno di 24 ore. Ma qui la “contabilità” è “a partita doppia”, fra partenze e arrivi. E in queste ore si attendono altri extracomunitari: nella notte, al largo di Lampedusa, sono stati individuati un paio di barconi con circa 200 persone a bordo. Insomma, il numero degli extracomunitari nell’ isola torna a tre cifre, ma in una quantità che non sembra preoccupare gli abitanti, abituati ben altri numeri."

E così mentre Berlusconi, aveva detto che «la situazione resta difficile» e alla vigilia del viaggio a Tunisi, dove oggi cercherà di chiudere un accordo con le autorità del paese nordafricano, lo stesso presidente del Consiglio aveva anche spiegato che «l’opposizione è interessata ai profughi, ma per attaccarci».

Nell’isola, intanto, la disputa non ha nulla di politico: è una battaglia tra chi non vede l’ora di partire e chi deve organizzare i trasferimenti.

Ieri, quando la tensione vissuta nei giorni scorsi sembrava placata, i 36 minorenni ricoverati in un locale della parrocchia hanno dato fuoco alla struttura, bruciando materassi, frantumando i vetri delle finestre e scardinando porte.

Il locale ha subìto danni considerevoli, qualcuno dei ragazzi si è fatto male: uno, per protesta, si è ferito con un pezzo di vetro, procurandosi tagli al torace e al braccio. La tensione è salita quando 70 minori (su 361) hanno lasciato l’isola con un traghetto di linea: il caso ha premiato alcuni, ma ne ha puniti altri, rimasti ad aspettare in un ricovero di fortuna, privo di docce e di qualunque confort.

Al molo commerciale, nei giorni scorsi teatro di tafferugli, la situazione è tornata calma: la poca folla ha fatto risaltare ancora più la devastazione di quel luogo, tra la banchina e la “collina della vergogna”, dove sacchetti di plastica e cartacce finiscono contro le improvvisate tende, spinti da una leggera brezza. Qualcuno dei migranti prova la via più rapida per andare via, nascondendosi tra la motrice e il cassone di un tir in procinto di imbarcarsi sul traghetto di linea. Ma il tentativo fallisce, come quello di altri extracomunitari, che si avvicinano minacciosi al portellone della nave e sono ricacciati indietro dalla forze dell’ordine.

Sui volti di chi è rimasto all’addiaccio anche per due settimane traspare una leggera soddisfazione: capannelli si sono formati di buon mattino davanti alle quattro rivendite di tabacchi, che con cartelli affissi alle saracinesche annunciavano per le 11 l’arrivo delle sigarette, merce rara da due giorni. E per strada i pullman di Lampedusa Accoglienza raccoglievano migranti nelle casuali fermate: «Si parte», dicevano gli operatori umanitari; e la risposta era un coro di «Sicilia, Sicilia». In realtà, le destinazioni sono le più varie: i porti che accoglieranno i migranti sono sì quelli di Trapani e Catania, ma anche Napoli e Livorno.

Ieri a Lampedusa c’era anche chi è arrivato per scelta: un fotoreporter napoletano, Giuliano Piscitelli, ha fatto un viaggio di trenta ore, salpando da Tunisi, su un barcone che ha rischiato di affondare quando si trovava a cinque miglia dall’isola.