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Centro commerciale Villaseta, Arnone: "Capodicasa incontrava Scifo appena uscito di galera"

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"La incredibile pseudo – smentita di Capodicasa alla testimonianza del vicequestore Brucato: l’ex viceministro si incontrava con Scifo appena uscito di galera, imputato di corruzione aggravata da mafia. Concordavano le iniziative parallele contro “Moses”. E in cambio Capodicasa garantiva copertura e silenzio totale ed assoluto sugli affari illeciti del grande centro commerciale di Villaseta di Scifo, nonché sulla “utile” presenza in Comune dell’assessore Falzone, nipote del boss Russello, socio occulto di Scifo". Così il consigliere comunale Giuseppe Arnone risponde alle dichiarazioni dell'on. Capodicasa sui presunti intrecci politico-imprenditoriali riguardanti i centri commerciali della provincia di Agrigento.  "E’ proprio il caso di dire: “E prosit veru!” continua Arnone, "Non solo, ma l’ex presidente della Regione ammette che invece di presentare le interrogazioni parlamentari su fatti di mafia, sugli sporchi affari di Scifo, vestiva i panni dell’agente di commercio a servizio del gruppo “Agorà” da Castrofilippo, al centro dell’inchiesta Alta Mafia. Bersani avrà modo di conoscere tutte queste “lodevoli iniziative” di cotanto “eroe del socialismo”. E una battuta ai siti informativi, contagiati da un originale “stile giornalistico” locale: quando si pubblicano le smentite (o pseudo tali) di un uomo politico rispetto ad una notizia, probabilmente è il caso di averla prima pubblicata, la notizia".

"E’ una pezza molto, ma molto, peggiore del buco. E’ un vero suicidio politico e di immagine il comunicato con cui Angelo Capodicasa ha replicato alla testimonianza del vicequestore Attilio Brucato, investigatore antimafia e già capo della Squadra Mobile di Agrigento.
Capodicasa ci racconta, nel suo comunicato, che era aduso ad incontrarsi con il signor imprenditore Gaetano Scifo, per concordare le iniziative del Partito Democratico della Sinistra contro “Moses”. Complimenti veramente!

Scifo, quando si incontrava magnificamente con Capodicasa, in quella primavera del 2005, era appena uscito di galera, con una pesantissima imputazione di corruzione aggravata da mafia, che sempre nell’estate 2005 si concretizzò con una condanna in primo grado, appunto per corruzione aggravata da mafia. Solo due anni dopo, la sentenza divenne irrevocabile per la “semplice” corruzione.

Ed ancora, la DDA e il GUP di Palermo ritenevano (e ritengono) che a quell’epoca Gaetano Scifo fosse il socio occulto del capomafia Calogero Russello.
Quindi, documentalmente e per sua stessa ammissione, Capodicasa e i suoi amici in quella primavera del 2005 erano adusi incontrarsi e concordare le loro attività politiche con un soggetto imputato di corruzione aggravata da mafia e ritenuto socio del capomafia locale. E bene vero! E prosituni!
Ma vi è di più, molto di più.

Capodicasa ha la memoria corta, e riteniamo di rinfrescargliela un po’: incontrandosi felicemente e cortesemente con Scifo, certamente non si potevano disturbare gli affari loschi e gravemente illegali, condotti da Scifo con le imprese edili di Cosa Nostra (verità accertata dalla DDA di Palermo quando sequestrò i mezzi al cantiere di Villaseta) per realizzare il grande centro commerciale di Villaseta, grazie ad autorizzazioni totalmente ed assolutamente illegali. E voglio ricordare a Capodicasa, che vive in un mondo tutto suo, che il vicequestore Attilio Brucato ha proprio testimoniato nel processo a Scifo sia per gli illeciti del centro commerciale di Villaseta, sia per i ricatti di Scifo contro il centro commerciale “Moses”.

Già, caro Capodicasa, solo grazie ad una impostazione della Procura di Agrigento saggiamente garantista, tu, Vittorio Gambino e gli altri amiconi, non siete imputati di concorso nei reati di Scifo contro “Moses”: voi avete spalleggiato, apertamente, Scifo contro “Moses” dopo che l’imprenditore Burgio (il dominus di “Moses”) aveva denunziato pubblicamente e alla Magistratura la tentata estorsione di Scifo.

Ed ovviamente, in questo quadro di “amicizia e collaborazione” con l’imprenditore – corruttore Scifo, socio occulto del mafioso Russello, l’on. Capodicasa non ha ritenuto minimamente di porre in essere nessuna iniziativa, dicasi nessuna, contro i grandissimi illeciti del centro commerciale di Villaseta, quello di Scifo.
Le iniziative di Capodicasa e degli altri suoi amici dei DS erano tutte contro “Moses” e mai contro gli interessi di Scifo, connessi a Cosa Nostra. I documenti parlano chiaro.

E’ facile sfidare Capodicasa a tirare fuori una interrogazione all’Assemblea Regionale dov’era deputato, o in Consiglio Comunale, ove si scriveva il nome di Scifo o delle sue società e si chiedeva di accertare la legalità di quelle procedure. Silenzio assoluto, silenzio di tomba.

Non solo, ma Capodicasa e i suoi amici erano talmente distratti da non dire una parola sulla permanenza nella Giunta Comunale di Agrigento dell’assessore Salvatore Falzone, nipote del capomafia arrestato Russello e sponsor delle iniziative di Scifo. Sembrerebbe quasi una banalità, ma Brucato ha detto la verità, tutta la verità, solo la verità.

E vi è da ridere se si pensa all’altra giustificazione “a colori” di Capodicasa secondo lui non avrebbe fatto da intermediario tra “Auchan” e la proprietà (ampiamente coinvolta nelle inchieste di mafia) di “Agorà”, bensì ha ammesso di avere fatto da intermediario tra questa proprietà coinvolta nelle inchieste di mafia e la “Ipercoop Sicilia SpA”. Come dire: “non ti ho sputato nell’occhio destro, ma in quello sinistro”.

In realtà, queste incredibili attività di “agente di commercio”, anche nel rapporto tra “Agorà” e “Auchan” sono testimoniate da un manager di “Auchan”, tale dott. Cialdini, secondo quanto appurato da Brucato. Ma il punto è un altro. Noi siamo in presenza di un parlamentare che non trova il tempo per fare le interrogazioni su fatti di mafia, e invece lo trova per fare il procacciatore d’affari nel settore della grande distribuzione, ovviamente a beneficio di soggetti, quali il centro commerciale “Agorà” e i gruppi di riferimento, al centro di grandi inchieste su Cosa Nostra. Questo è Capodicasa. Ed è opportuno che sappiano delle sue attività “commerciali” tutti gli elettori del PD e soprattutto il segretario nazionale Bersani.

Arnone conclude la nota stampa con un Post Scriptum: "Ancora una volta, si può notare la gravità del problema informativo agrigentino. Vi sono organi di stampa corretti, che hanno dato il resoconto della testimonianza di Brucato e la successiva dichiarazione di smentita e precisazioni di Capodicasa.
Vi sono invece siti online che, incredibilmente, non hanno mai dato la notizia di Brucato, ma solo la smentita di Capodicasa. E’ molto preoccupante che l’originale stile “Grandangolo” di Franco Castaldo faccia pure proseliti e seguaci.

L’ultimo esempio del “Maestro” è quello della lettera di Pistone che replica attaccando Arnone, pubblicata integralmente sul settimanale, censurando ovviamente sia l’iniziale lettera di Arnone che la controreplica sempre di Arnone. Grandangolo pubblica integralmente solo le lettere contro Arnone. Censura le dichiarazioni dei pentiti molto limpide sull’operato antimafia di Arnone e invece dà ampio spazio alle pseudo smentite di quelle dichiarazioni dei pentiti.

E purtroppo, questo originale “stile”, che calpesta la deontologia professionale come uva da mosto, si diffonde in ambiti che prima ne erano esenti. Alla faccia del diritto alla corretta informazione. Viva il “Pala”, tesserato personalmente da Angelo Capodicasa, ambedue uomini di sinistra, fortemente antimafiosi e grandemente amici di Gaetano Scifo. Prosituna!