L'Altra Agrigento online

Blog di informazione libera e apartitica

Thursday, Sep 19th

Ultimo aggiornamento:09:00:00 PM GMT

Tu sei qui: RUBRICHE MEDIA Silvio Forever arriva al cinema, ecco il video censurato dalla Rai

Silvio Forever arriva al cinema, ecco il video censurato dalla Rai

“No! Il dibattito No!” Gridava il giovane Nanni Moretti in Io sono un autarchico. Con Silvio Forever assistiamo invece al caso paradossale di un film su cui il dibattito si è scatenato assai prima dell'uscita. E a giudicare dai commenti che si leggono in giro rischia di diventare – ci auguriamo di no per gli autori che l'hanno autofinanziato - uno di quei film più criticati che visti.

Sicuramente questo si deve al fatto che la sua star, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha catalizzato, come pochi altri personaggi pubblici, sentimenti estremi nel nostro Paese, al punto da dare vita a due schieramenti nettamente contrapposti: i fan acritici e adoranti e gli acerrimi nemici. Quello che qui ci interessa, però, è capire se la scommessa cinematografica degli autori e del regista sia stata vinta o meno.

Cos’è, in sostanza, questo Silvio Forever? Il tentativo di raccontare una vita straordinaria sotto forma di autobiografia non autorizzata, montando  le parole e dichiarazioni del protagonista, interviste, testimonianze di persone a lui vicine, documenti filmati, l’occasionale controcanto di altri personaggi e la visione della stampa estera. Con la voce di Neri Marcoré che diventa quella del premier quando i documenti sono solo scritti, e costituisce la traccia narrativa che parte dalla nascita di Berlusconi in una famiglia povera ma onesta all'improvvisa ricchezza, dai primi compiti venduti a scuola (ma con la garanzia soddisfatti o rimborsati) alla precoce militanza anticomunista. Si prosegue con l’avventura televisiva, l’oscuramento dei canali Mediaset e la conseguente rivolta popolare, con Milano 2 e il Milan , per arrivare alla creazione di un impero multimediale senza limiti, alla discesa in campo e alle ultime vicende.

Gli ottanta minuti del documentario costringono gli autori a scegliere drasticamente tra l’impressionante mole di documenti che hanno accompagnato la figura di Berlusconi negli ultimi vent’anni. Da qui nasce un’impressione di incompletezza e di déjà-vu, visto che in maggioranza si tratta di immagini già ampiamente viste e immagazzinate.  La scelta poi di non scegliere un tema centrale - a differenza di documentari come Draquila e Videocracy - e di affidare la narrazione principale al protagonista, suscita altri dubbi.

Viene da chiedersi infatti, vedendo Silvio Forever, se un’operazione del genere abbia veramente un senso. Da sempre, infatti,  il documentario è l'Altro Cinema, la voce di chi contesta la versione ufficiale delle cose.

Michael Moore non è che il più famoso dei molti e spesso misconosciuti fanti di questa forma d'arte che fa parlare chi non viene ascoltato, e rende noto quello che il potere nasconde. Silvio Forever sceglie invece di dare la parola a chi l'ha sempre avuta e possiede i canali privilegiati di comunicazione, innescando nello spettatore – almeno in quello informato – un effetto di saturazione.

Forse la colpa è nostra che ci aspettavamo qualcosa di diverso da due giornalisti di valore come Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella e da un regista come Roberto Faenza. Non sappiamo di preciso cosa, ma crediamo che il cinema abbia tra i suoi compiti quello di stupire, di aprirci nuovi scenari sulla vita e sul mondo. Purtroppo il senso di déjà-vu che suscita la visione di Silvio Forever non ripaga gli sforzi e il coraggio degli autori (che si sono autoprodotti il film), e le note dell'amoroso canto dedicato alla sua star, concludono malinconicamente quello che sembra un peana all'impossibilità di comprendere chi siamo oggi, e come lo siamo diventati.

FONTE: Comingson.it