...Numeri che tornano in mente, non a caso, quando si arriva in provincia di Agrigento, dove l'acquedotto viene gestito da Girgenti Acque spa: società pubblico-privata che raggiunge 359 mila siciliani, con mille chilometri di rete e 14 sorgenti. "Per inquadrare il contesto", interviene Cittadinanzattiva, "bisogna ricordare che ad Agrigento il servizio idrico integrato, cioè l'insieme di acqua, fognature e depurazione, è costato nel 2009 al cittadino 419 euro, mentre a Catania si sono spesi ben 232 euro in meno".
Dopodiché, è più comprensibile il nervosismo cronico della popolazione. Già nel 2008, un volantino recitava: "La rete idrica fa acqua da tutte le parti, tranne che dai rubinetti delle nostre case!".
E come assurdità in atto, si citava la panacea proposta dalle istituzioni: il raddoppio del dissalatore privato di Porto Empedocle, pensato per immettere più acqua nella rete già colabrodo. "Alla fine", dice Claudia Casa di Legambiente, "il raddoppio del dissalatore è saltato".
Ed è scaduta, intanto, anche la convenzione con la Regione. "Ora, mentre continua il razionamento dell'acqua, c'è chi auspica, a destra come a sinistra, che l'impianto sia acquisito dal Comune o dalla Regione stessa (per poi affidarlo, sempre, alla Girgenti Acque spa), con una spesa attorno ai 500 mila euro. Dimenticando, forse, che finora quest'avventura ci è costata 10 milioni di euro...".
La notizia incoraggiante, va precisato, è che la Regione Sicilia intende resuscitare la rete idrica agrigentina con 25 milioni di fondi Fas (Fondi per le aree sottoutilizzate). Il che non sposta la domanda chiave: "perché è tanto difficile, in Italia, garantire un discreto servizio idrico, magari anche con tariffe adeguate? E perché la situazione non si sblocca, nonostante le infinite proteste popolari?"
tratto da L'espresso
Il caso Tandoj - Il giallo più intricato della storia di Agrigento
Microstorie di Girgenti dal 1880 al 1980

