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Vicenda Sodano, Arnone polemizza con alcuni giornalisti agrigentini

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"Praticamente certo il processo per concorso esterno in associazione mafiosa a carico di Calogero Sodano. Il gruppo del PD al Senato, con in testa Giuseppe Lumia e Francesco Ferrante, attiverà la Commissione parlamentare Antimafia in ordine agli specifici episodi già accertati di favoritismi e collegamenti tra Sodano e Cosa Nostra di Agrigento, con in testa il mafio – imprenditore Calogero Russello". Queste le dichiarazioni del consigliere comunale del PD, Giuseppe Arnone sui recenti fatti di giustizia che hanno visto il mafioso pentito Putrone raccontare di presunti aiuti elettorali di cosa nostra nei confronti dell'ex sindaco di Agrigento Calogero Sodano. Di seguito la lunga nota stampa a cura dello stesso Arnone che pubblichiamo integralmente.

"Durante la conferenza stampa, metaforici “schiaffoni” anche per alcuni locali giornalisti – censori, con in testa il corrispondente dei quotidiani “La Repubblica” e “La Sicilia”, Fabio Russello". Proprio Russello aveva “teorizzato” la inopportunità di dare diffusione alle dichiarazioni dei pentiti Di Gati e Putrone, in quanto a seguito delle suddette dichiarazioni Sodano non era stato mandato a giudizio.

E in relazione all’attività censoria degli organi di stampa, il senatore Francesco Ferrante ha dichiarato: “Sono francamente sconcertato da quanto sto apprendendo e verificando in ordine all’atteggiamento di ampi settori della informazione locale agrigentina, impegnati nella censura di fatti così rilevanti. Ringrazio, per il loro coraggio, i siti online e le tv locali – queste ultime anche presenti all’incontro – nonché il Giornale di Sicilia, per avere rotto questo muro di silenzio, censura e omertà. L’attività di censura risulta tanto più ridicola in quanto un importante giornale come Il Fatto Quotidiano ha dedicato, nei giorni scorsi, un’intera pagina alla rilevantissima vicenda di mafia e politica.”  

Si premette, per i giornalisti non agrigentini, che ancora non conoscono il testo integrale delle dichiarazioni, che le affermazioni dei pentiti Di Gati e Putrone, relative ai rapporti tra Cosa Nostra e Sodano, finalizzati anche a impedire l’elezione di Arnone, vengono riportate per stralci qui di seguito.

In apertura della conferenza stampa, che sarà diffusa integralmente in tv, Giuseppe Arnone ha esordito con una frontale polemica con il corrispondente locale de “La Repubblica”, Fabio Russello. Russello, pochi minuti prima dell’apertura della conferenza stampa, si era incontrato con Arnone per restituire all’esponente politico i testi integrali delle dichiarazioni dei pentiti, e aveva commentato che, a suo dire, “non meritavano diffusione in quanto tali dichiarazioni non avevano dato luogo ad un processo a carico di Sodano”.

Al contrario, invece, sempre secondo Russello, aveva meritato in passato un’intera pagina del quotidiano “La Repubblica”, la “salsicciata” organizzata dai vertici dell’Ente Provincia Regionale, nel patio dei locali provinciali limitrofi all’Orto Botanico. Le “salsicce” per Russello fanno scandalo, e il sindaco a disposizione di Cosa Nostra non merita una riga di inchiostro.

Arnone, appunto, aprendo la conferenza stampa, ha voluto replicare pubblicamente a Russello, ribadendo quanto più volte in questi giorni aveva spiegato al corrispondente de “La Repubblica”, e cioè che: Russello ed altri giornalisti “censori” fanno finta di non capire che una cosa è la responsabilità politica e il diritto – dovere di cronaca dei giornalisti di informare i cittadini, altra cosa è la responsabilità penale per il reato di “concorso esterno”. La Cassazione ha stabilito che il semplice “patto elettorale” tra il politico e Cosa Nostra, anche se ampiamente comprovato, non è sufficiente a integrare il reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”: per la Cassazione tale reato è integrato solo a seguito del raggiungimento della prova di specifici favori resi dal politico all’associazione mafiosa.

Contrariamente a quanto fa capire Russello nella sua mania censoria, l’Autorità Giudiziaria di Palermo ha sempre e in ogni momento ritenuto estremamente attendibili, autentico “oro colato”, le dichiarazioni di Di Gati (vedi, ad esempio, sentenza su mafia di Campobello di Licata e boss Falsone), e ha sempre ritenuto attendibile il boss Putrone, che si è ampiamente autoaccusato, con un sincero pentimento. Russello e i “giornalisti consimili” ritengono che i cittadini non debbano conoscere quanto ampiamente accertato e riscontrato, attraverso i pentiti, in ordine alle collusioni mafia – politica.

La DDA di Palermo, ha continuato Arnone, ha compiuto un piccolo “errore”, cui adesso porremo rimedio: ha chiesto soltanto ai Carabinieri di Agrigento notizie sulle collusioni tra Sodano e Cosa Nostra. E i Carabinieri hanno risposto negativamente, certamente perché chi ha dato quella risposta non aveva mai svolto indagini su Sodano.

Noi adesso chiediamo che la DDA di Palermo escuta, sui fatti che di seguito indichiamo, colui che ha retto la Squadra Mobile di Agrigento durante gli anni della sindacatura Sodano e che ha avuto modo di accertare le ampie collusioni tra Sodano e Cosa Nostra, a partire dall’appalto Ecoter, al centro dell’inchiesta “Alta Mafia”. Parliamo del vicequestore dott. Attilio Brucato.

In primo luogo, per mandare Sodano a processo per “concorso esterno”, è utilissimo quanto ha scritto, con la Sentenza del procedimento cosiddetto “Alta Mafia”. Come si ricorderà, l’inchiesta Alta Mafia, che ha già portato alla condanna di numerosi esponenti mafiosi, dell’ex vicepresidente della Regione on. Vincenzo Lo Giudice, del mafioimprenditore Calogero Russello, dell’imprenditore Gaetano Scifo (alcuni come Scifo solo per corruzione in danno del Comune di Agrigento, altri, come Lo Giudice, per associazione mafiosa e per corruzione aggravata da mafia), aveva quale appalto principale un appalto del Comune di Agrigento, illecitamente affidato proprio dall’Amministrazione Sodano.

E Arnone, in conferenza stampa, ha messo in rilievo la strettissima connessione tra le dichiarazioni  rese da Di Gati (il quale ricorda che Sodano è stato anche sostenuto da Cosa Nostra, oltre che alle elezioni amministrative, anche alle elezioni senatoriali del 2001) e gli illeciti di Sodano relativi all’appalto Ecoter: ambedue (appoggio di Cosa Nostra al Senato, illeciti di “Ecoter”) si svolgevano nel marzo 2001. Non solo, ma gli illeciti documentali posti in essere da Sodano erano riscontrati dalle intercettazioni operate sull’utenza dell’on. Lo Giudice, ove si parlava esplicitamente di tangenti pagate “… ai sodani”, da individuarsi quali pubblici ufficiali in servizio al Comune di Agrigento alla data del 2001.

E’ utile riportare alcuni passaggi della Sentenza del Tribunale di Agrigento a carico di Lo Giudice e coimputati, passaggi riferiti esplicitamente al ruolo di Sodano:
·    Si fa, in più parti, esplicitamente, riferimento al ruolo del sindaco Sodano e del suo gruppo politico in ordine ad asserite attività illecite di percettore di tangenti nella vicenda dell'appalto Ecoter nell'inchiesta "Alta Mafia".

·    «la richiesta di tangenti per lavori da parte di vari gruppi politico-affaristici quali quelli (...) dei sodani e degli hamel, per come emerso in sede di intercettazione con riferimento all'affare ECOTER (…) in sostanza gran parte delle opere non sarebbero più state realizzate con asta pubblica ma con un affidamento diretto allo stesso Consorzio ECOTER, quindi accettando la proposta, chiamiamola proposta della parte privata, si cambia questa proposta, in particolare il Sindaco di Agrigento Sodano fa una delega all'allora Assessore Principato dicendogli "abbiamo acquisito questa documentazione, l'abbiamo trasmessa all'Autorità Giudiziaria, vai a firmare tu la modifica dell'accordo di programma con I.A.C.P. ed ECOTER. Viene fatta questa modifica dall'Assessore Principato e poi, come abbiamo detto, nel luglio, il 23 luglio del 2001 c'è la firma della nuova convenzione tra i tre enti, nei sensi richiesti dalla parte privata, cioè dal Consorzio ECOTER»;

·    «si deve evidenziare che nell'ambito delle intercettazioni (decreto 361/01) si menzionava il gruppo dei Sodani, da ricondursi evidentemente al gruppo capeggiato dal politico in questione, gruppo che avrebbe voluto la propria parte nell'affare dei finanziamenti, con specifico riferimento all'affare ECOTER. Risulta peraltro chiaro il collegamento politico tra il Lo Giudice ed il Sodano»;

·    «anche in relazione a quanto riferito dal teste Brucato Attilio in sede di deposizione si ritiene sin da ora che si indichino pubblici amministratori (ovvero gruppi politico-criminali riconducibili a pubblici amministratori) ai quali il soggetto menzionato deve dare conto, nel senso che deve o dovrà versare agli stessi delle somme di denaro a titolo di tangente»;

·    «Sodano - soggetto da individuarsi nell'amministratore a capo della fazione "politica" dei "Sodani", con i quali in una intercettazione di cui sopra di Lo Giudice e Failla dicono che si deve fare i conti per i lavori pubblici - avrebbe detto ad Agrigento che il Lo Giudice se ne va in galera se Di Vincenzo parla».
I passaggi sopra indicati della Sentenza, già nel gennaio 2010, sono stati oggetto di apposita interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia Alfano, presentata dal senatore Francesco Ferrante, e ripresi ieri in conferenza stampa, accostandoli alle odierne dichiarazioni dei pentiti ed evidenziando la necessità che la DDA di Palermo faccia piena luce in proposito, mandando a processo Sodano e per tali fatti, e per gli altri pure illustrati da Arnone in conferenza stampa e sui quali immediatamente si tornerà.

E, appunto, sempre durante la conferenza stampa, Arnone ha ricordato le seguenti vicende, che pure dovranno essere approfondite dall’Autorità Giudiziaria nell’ambito del procedimento penale per “concorso esterno” che dovrà essere aperto nei confronti di Sodano.

La parola ad Arnone: “Dunque, Sodano nel 2001 favorisce gli interessi del mafioso Calogero Russello che, ormai per Sentenza della Magistratura, era direttamente interessato all’appalto Ecoter. Ma il nome del mafioso Russello echeggiava al Comune già con l’appalto di Favara Ovest del 1997. Ed all’uopo, la Magistratura palermitana può agevolmente riprendere le dichiarazioni ufficiali rese dall’allora prefetto di Agrigento, Giosuè Marino (oggi vicepresidente della Regione), in ordine al condizionamento dell’appalto di Favara Ovest e all’appalto della Nettezza Urbana da parte dell’amministrazione Sodano.

Il prefetto Marino verbalizzò innanzi all’Antimafia, nel 1999, che Favara Ovest era stata vinta, mediante una gara al di sotto di ogni sospetto, da imprenditori in odore di mafia, quali appunto Calogero Russello e tale Aronica da Ravanusa. E sempre Marino mise in rilievo le gravissime anomalie dell’altro appalto da 45 miliardi di lire della Nettezza Urbana, che vide, attraverso un bando – fotografia, e minacce agli imprenditori che avrebbero voluto parteciparvi, una partecipazione molto ristretta, limitata a due sole imprese. Poi si è scoperto, a seguito delle denunzie di Arnone e Legambiente, che il bando era stato redatto con i computer del consorzio di imprese del cugino del sindaco Sodano (tale imprenditore Mirabile …).”

E sempre Arnone, in ordine al condizionamento ambientale, evidentissimo al Comune di Agrigento, ha fatto un parallelo tra le gare di appalto per le manutenzioni idriche e stradali, che si svolgevano, nei medesimi periodi e per i medesimi importi, nel Comune di Palma di Montechiaro (amministrata dal sindaco antimafia, Rosario Gallo) e al Comune di Agrigento. Palma e Agrigento distano soli 20 km, e mentre a Palma partecipavano a ciascuna gara oltre 150 imprese, ad Agrigento ne partecipava soltanto una, d’obbligo vincitrice (un paio presentavano documentazioni incomplete … ).

Ma il rapporto di Sodano con esponenti mafiosi, durante le campagne elettorali, merita approfondimento anche in altre realtà. Accertamenti giudiziari a carico della cosca mafiosa di Palma di Montechiaro di tale Bellanti, accertamenti confermati dalle dichiarazioni del senatore UDC Francesco D’Onofrio, hanno ricostruito il patto elettorale sancito, appunto, da Sodano e dagli uomini di Bellanti, questi ultimi poi facenti capo a Cosa Nostra.

Concludendo, Ferrante ha evidenziato che tutto quanto riassunto in conferenza stampa relativamente a questi rapporti “a luci rosse” tra Sodano e Cosa Nostra, verrà sottoposto dallo stesso Ferrante e dal senatore Beppe Lumia alla Commissione parlamentare Antimafia e alla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.
E sarà d’obbligo l’apertura del procedimento penale per concorso esterno a carico di Sodano.

Infine, alla domanda dei giornalisti sui “silenzi” del PD locale, Ferrante ha auspicato una maggiore attenzione del Partito Democratico agrigentino su questi temi, ritenuti basilari rispetto ad ogni ipotesi di cambiamento, a maggior ragione da parte un partito politico che pone al centro della sua azione il contrasto ad ogni forma di illegalità, proponendosi come alternativa credibile al malgoverno del centrodestra, in una comunità come quella agrigentina. 

A margine della conferenza stampa, ampi sorrisi nel commento alle iniziative del giornalista Franco Castaldo, che ha dedicato, nell’ultimo numero del settimanale che dirige, due pagine e foto alle intercettazioni del presidente Callari, per la gran parte relative a correttissimi rapporti istituzionali di Callari con Legambiente, relativi agli esposti per danno ambientale a Monserrato dell’associazione ambientalista.

E, coprendosi di ridicolo, Grandangolo, ha censurato totalmente il testo delle dichiarazioni dei pentiti Di Gati e Putrone, sul rapporto Sodano – Cosa Nostra dal 1993 al 2001 e le dichiarazioni di Di Gati sul timore e le preoccupazioni che l’elezione di Arnone incuteva agli esponenti di Cosa Nostra. Su tutto ciò, silenzio assoluto: le parole dei pentiti, per Castaldo, non devono raggiungere gli occhi e gli orecchi degli agrigentini
".