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"A Zisa simbolo di una Sicilia felice" di Margherita Arancio

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C’era una volta un emiro che si chiamava El Cozil, aveva una figlia incantevole, El Aziz, che era una creatura splendida. Il sultano Azel Comel aveva adocchiato la bella El Aziz e ne fu pazzo d’amore, ma il padre della giovinetta si oppose alle nozze.

I due giovani piansero, erano piu’ belli del sole, persero il sonno e la quiete. Allora Azel Comel decise di  alleggerire il tesoro del padre: oro, brillanti, topazi, smeraldi, rubini  e  perle, preparo’ una nave col prezioso carico e presa la sua bella partì per mari lontani.

L’ultima tappa fu il Porto di Palermo, giunti nel centro della Conca D’oro decisero di costruire lì il loro nido: un luogo splendido con immensi giardini di aranci, cedri e limoni detto “Genoard” (paradiso sulla terra) con fontane e terme, un vero paradiso dove giungevano brezze temperate.

Azel Comel chiamo’ i migliori operai ed artisti ed edifico’ un immenso castello con grandi sotterranei, dove nascondere l’inestimabile tesoro. L’aria era profumata di fiori e di amore, ma un giorno un uccello strano e misterioso si poso’ sulla testa di El Aziz (che vuol dire profumo di fiori) e fece cadere un biglietto dove c’erano scritte queste parole: “ t’ ho attesa invano per tanti giorni e tante notti, ora disperata il mio cuore si uccide, tua madre”.

La ragazza angosciata strappandosi i capelli comincio’ a gridare :”mamma io ti raggiungo” e si uccise. Lo sposo Azel Comel (che vuol dire dolcezza) appena vide la sua amata senza vita, impazzi di dolore. Per giorni e notti corse per monti e foreste, finche’ scelse il mare come sua tomba.

Il Normanno Guglielmo, detto il Malo, ereditato il castello (conoscendo la triste storia) volle chiamarlo con il nome della bellissima El Aziz; l’edificio che tutt’ora esiste sfidando le intemperie e i secoli, oggi si chiama”Kasr-el Aziz”. I Palermitani usano chiamarlo il castello della Zisa che ancora oggi ammirano e  dove si puo’ visitare il museo dell’Arte Islamica.

Margherita Arancio