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Lampedusa e la Bellezza: un modo diverso per riscoprire le opportunità dell’isola?

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Le rocce di Lampedusa, il suo mare ed il suo sole, sono una rappresentazione reale della Bellezza. Che cos’è è la bellezza? E’ una visione o un mito, o una forma di un mondo ideale, che ai più può sembra essere nascosto o impercettibile? La bellezza può esistere indipendentemente da noi? E’ difficile definire la bellezza che ognuno percepisce a suo modo ma, probabilmente, essa è l’espressione più elevata dell’armonia, che è in è in grado di trasmettere sensazioni, che eleva la mente ed esalta gli stimoli sensoriali.

La Natura è per definizione bella e le sue forme possono anche cambiare col trascorrere del tempo, anche con mutazioni lentissime ed impercettibili, le cui tracce sono spesso ignorate o nascoste. La bellezza della natura rappresenta in sé un valore assoluto, ma nulla sarebbe senza l’uomo, probabilmente l’unico essere vivente a poterne percepire l’assoluto significato, ad imitarla in quella espressione poliedrica che noi chiamiamo arte, ad accrescerla con le sue opere.

La bellezza va comunque avvicinata e richiede la disponibilità di un incontro, in relazione al quale essa si offre, come un dono, a chi la sa ricercare e godere (J-L Chrétien L’effroi du beau, 1987). E’ molto probabile che tale disponibilità possa prescindere da ogni cultura, anche se la conoscenza, la storia e la curiosità possono essere in qualche modo complici di tale avvicinamento.

La bellezza ha vari modi di presentarsi e, oltre che nella natura, essa si manifesta anche nelle opere degli uomini, nelle città, nei palazzi, nelle case, nei monumenti, nell’arte, nei libri, nelle costruzioni meccaniche, nelle grandi opere del passato così come in quelle dei nostri tempi. Può succedere che ciò che gli uomini costruiscono nel corso degli anni e dei secoli si fonda armonicamente nel paesaggio, nell’impianto della natura modellato dal tempo, dalle intemperie, dalla storia, dalla vita stessa dell’umanità, determinando quindi un’armonica sinergia capace di amplificare la bellezza.

Purtroppo, l’uomo viola troppo frequentemente la bellezza della natura, determinando danni irreparabili che solo in tempi lunghissimi potranno essere eventualmente rimediati dalla continua capacità della bellezza di rigenerarsi in nuove vesti e nuove forma. Ciò implica quindi che la bellezza si manifesta in un continuo divenire, che ne modifica gli aspetti formali ma che, spontaneamente, tende ineluttabilmente al mantenimento stesso dell’armonia.

Se la bellezza è, quindi, un bene, noi tutti dovremmo avere il dovere di preservarla e, se possibile, di amplificarla. La conservazione della bellezza impone, quindi, anche dei doveri, ai quali è opportuno riferirsi ogni qualvolta progettiamo di fare qualcosa per noi stessi e per gli altri
Da ormai 20 anni l’isola di Lampedusa ha scoperto la sua vocazione turistica. Fare turismo significa anche incontrare la bellezza e poterne gioire ma, soprattutto, saperla conservare.

Oltretutto, essa può anche portare ricchezza materiale (economica), oltre che emotiva e culturale, potenzialmente inesauribile, a patto che esista un chiaro progetto, perseguibile da tutti, di conservazione della bellezza.
La preservazione della bellezza può e deve diventare un obiettivo primario.

Non dovrebbe essere necessario costruire nuove strutture, intervenire pesantemente sul paesaggio, inventare per un’isola così piccola nuovi progetti spesso inadeguati, brutta fotocopia di quanto realizzato altrove, eventualmente in posti totalmente diversi per tradizioni, cultura, caratteristiche geografiche e strutturali.

E’ possibile sviluppare un progetto di investimento sulla bellezza di Lampedusa, in grado di attrarre turismo, di qualificare l’offerta e la domanda, di dare risposte che ben definiscano la irripetibili specificità dell’isola e, infine, di aumentare la qualità della vita della sua gente durante tutto l’anno? Credo che si possa fare avendo il coraggio di investire sulle due principali ricchezze che caratterizzano Lampedusa, quella del mare e quella della terra.

Ecco alcune idee, fra le tante possibili, sulle quali aprire un terreno di confronto e definire un progetto per il futuro.
(A) Investire sulla Bellezza del Mare.
-    Preservare in modo deciso e, se possibile, espandere l’Area Marina Protetta,

-    Riprendere uno sviluppo sostenibile della piccola pesca e della pesca d’altura, limitando la pesca a strascico entro alcune miglia dalla costa.

-    Fare ogni sforzo per togliere le gabelle economiche che rappresentano uno dei motivi principali del progressivo depauperamento della pesca, quali l’eccessivo costo del gasolio.

-    Creare un circuito virtuoso per cui buona parte del pescato rimanga a Lampedusa, almeno nel periodo estivo, onde qualificare una specifica gastronomia locale (evitando, in tal modo, il ricorso all’acquisto di pesce di scarsa qualità proveniente dall’esterno). La creazione di un circuito locale virtuoso “pesca-gastronomia-consumo” potrebbe portare allo sviluppo, in  autonomia, di una delle principali risorse turistiche locali, la gastronomia del pesce.

-    Favorire la ripresa dell’industria conserviera del pesce (le vecchie, care “baracche”), per poter sviluppare una sostenibile attività produttiva locale di alto livello qualitativo.

-    Organizzare adeguatamente, senza sconvolgerne le caratteristiche originali in modo deturpante ed invasive, il porto dell’isola (uno dei posti naturali più belli d’Italia), una parte del quale potrebbe essere dedicata al turismo e, l’altra, alla flottiglia dei pescherecci e delle barchette.

-    Ricreare aree per la pesca sportiva intorno all’isola, regolamentate e vigilate, favorendo con i mezzi opportuni il ripopolamento della fauna marittima.
-    Investire su di un centro velico e su possibili regate, eventualmente nel triangolo Lampedusa-Linosa-Lampione.

-    Qualificare in modo elegante e non invasivo le strutture turistiche delle cale, laddove già presenti (Croce, Guitgia, Madonna, Pisana) e preservare l’assoluta integrità di Mare Morto.

B) Investire sulla Bellezza della terra e delle pietre
-    Pianificare un intervento urbanistico del paese, favorendo la ristrutturazione e la ristrutturazione dell’esistente, più che di nuove costruzioni. Ristrutturare è più vantaggioso che ricostruire, in ogni parte d’Italia. Questo lo sostengono molti, economisti paesaggisti ed altri. Questo processo dovrebbe interessare, in primo luogo, i palazzi storici e le aree di maggiore coinvolgimento sociale, quali le piazze. Si potrebbe anche fare lo sforzo di riportare tutto il paese ad un aspetto cromatico unico, con ampia prevalenza del bianco e con l’utilizzazione di cornici colorate per poste e finestre, secondo l’uso di Linosa.

-    Investire sulla riqualificazione lungomare del vecchio porto, facendo sì che attività commerciali e turistiche si integrino e si mescolino con attività artigiane locali (che andrebbero incentivate).

-    Definire un piano chiaro e condiviso con la gente per il verde dell’isola, in ogni dove e, soprattutto, in paese, con alberi e piante ornamentali, lungo le strade, nelle piazze, nei cortili, in campagna.

-    Definire un progetto di recupero, anche a scopo abitativo, dei dammusi ancora presenti, soprattutto lungo le coste e nel vallone verso ponente.

-    Recuperare totalmente i muretti a secco disseminati in ogni dove. Si tratta infatti di una delle più ampie rappresentazioni della cultura contadina del passato, di superbo impatto paesaggistico, fortunatamente ancora disponibile per una coraggiosa ristrutturazione.

-    Attuare una continua e puntuale bonifica e pulizia di tutta l’isola, per tutto l’anno. Individuare nuovi raccoglitori differenziati dei rifiuti urbani, disposti in punti strategici e adeguati.

-    Risolvere in modo definitivo il problema della discarica

-    Mantenere la conservazione delle strade, anche quelle sterrate, evitando asfaltature scure.

-    Favorire la ripresa dell’orticultura, soprattutto nel vallone ed al tempo stesso la persistenza della residua stupenda attività della pastorizia, la cui scomparsa sarebbe del tutto ingiustificata

-    Ristrutturare i fortini bellici, creando circuiti storico-culturali, spendibili per il turismo.

-    Investire sull’archeologia dell’isola, i cui reperti sono evidenti sin da tempi remoti. Favorire l’apertura delle necropoli e delle gallerie che attraversano il paese.

-    Aumentare l’attività museale, continuando nell’attività finalmente iniziata negli ultimi anni. Questa ricchezza porta bellezza e prestigio. Fra l’altro, vedrei bene l’idea di un piccolo Museo delle Migrazioni, che selezioni e raccolga quanto necessario ed opportuno (barche, testimonianze, foto, ecc.) per documentare un momento storico in cui Lampedusa è stata, a lungo, protagonista.
-   
In un’isola così, molti verrebbero, molti di più potrebbero venire, e la qualità della vita sarebbe enormemente più alta.

Renato Pasquali
Professore ordinario, Università di Bologna