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Arnone: "i pentiti hanno detto la verità su rapporti Sodano-Cosa Nostra". Il racconto del boss Di Gati

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Il consigliere comunale del partito Democratico Giuseppe Arnone torna a parlare di Calogero Sodano, l'ex sindaco di Agrigento in merito a suoi presunti rapporti con la mafia dopo i racconti del pentito Di Gati, l'ambientalista in proposito dichiara:

Basta sodanerie: per i giudici di Palermo i pentiti hanno detto il vero in ordine ai rapporti tra Sodano e Cosa Nostra. Se a Sodano rimane un briciolo di dignità, deve scomparire dalle pubbliche piazze e scusarsi con la Città, devolvendo alla CARITAS, integralmente, le pensioni che gli danno Comune e Senato.”

Ed aggiunge: "Chiarimenti in ordine ai “paladinaggi” da parte del mondo “sodanifero” o “sodaniano”,  che dir si voglia: la “sodaneria” (intendendosi per tale il variegato mondo dei sostenitori di Sodano, escluso Arturo Messina che non è più tra noi…) diffonde notizie finalizzate a sminuire la portata della ricostruzione operata, con le loro dichiarazioni, dai collaboratori Di Gati  e Putrone.

Va chiarito che la DDA e il GIP di Palermo hanno ritenuto assolutamente attendibile e veritiera la ricostruzione operata dai pentiti.

L’inchiesta per “concorso esterno in associazione mafiosa”, aperta a carico di Sodano, è stata archiviata esplicitamente sulla scorta dell’orientamento maturato in materia di “concorso esterno” dalla Cassazione, che prevede la necessità della prova di favori specifici resi dal politico all’associazione mafiosa.

Nel provvedimento di archiviazione sta scritto che i pentiti Di Gati e Putrone hanno indicato le circostanze relative al sostegno elettorale fornito a Sodano da Cosa Nostra e agli incontri tra esponenti mafiosi e il politico Calogero Sodano, tuttavia non erano a conoscenza dei favori resi da Sodano al boss Arturo Messina e alla mafia agrigentina.

Ma, a fornire gli elementi di prova che obbligheranno la Procura di Palermo a riaprire l’inchiesta, provvederà il posterbus che nei prossimi giorni Giuseppe Arnone porterà innanzi al Palazzo di Giustizia di Palermo".

Arnone spiega anche il perchè il quartiere di Villaseta avrebbe votato Sodano: “Quello che prima sapevo, ma non potevo dire pubblicamente, adesso è confermato dalla Magistratura antimafia di Palermo. L’attendibilissimo collaboratore di giustizia, già capo provinciale di Cosa Nostra, Maurizio Di Gati, racconta come andarono le elezioni comunali del 1993 e perché Villaseta, controllata dalla mafia, votò in massa per Sodano.”

Di Gati dichiara al PM Asaro che Cosa Nostra temeva il candidato sindaco ambientalista, Giuseppe Arnone, perché “ci avrebbe impedito di mettere le mani sulla Città e non solo, ma Sodano, attraverso il capomafia di Villaseta, Arturo Messina, si mise “a disposizione” di Cosa Nostra per ottenerne i voti. E lo stesso Di Gati dichiara di avere personalmente assistito a due incontri tra Sodano e il boss Messina".

I pentiti di mafia scrivono sullo scontro tra Arnone e Sodano dei primi anni ’90: "fu Cosa Nostra – racconta Maurizio Di Gati alla DDA di Palermo – a determinare, per pochi voti, l’elezione di Sodano e la sconfitta di Arnone. I vertici locali di Cosa Nostra, con in testa Arturo Messina, temevano il concretizzarsi della elezione di Arnone, il quale – ricostruisce Di Gati – “non avrebbe consentito di mettere più “le mani”di Cosa Nostra su Agrigento”.

Arnone, nel suo comunicato stampa allega anche alcuni stralci del verbale reso da Di Gati innanzi al pubblico ministero Fernando Asaro:

DI GATI risponde alle domande del PM ASARO e dice: “Ricordo una circostanza relativa all’elezione a sindaco di Sodano, nella metà degli anni ’90. in quel momento c’era Arnone l’ambientalista che era messo bene. In quella circostanza Sodano ebbe l’appoggio di Cosa Nostra nella persona di Arturo Messina. Durante un incontro da Salvatore Fragapane, che allora era latitante a Casteltermini, eravamo presenti io, Messina Arturo, Salvatore Castronovo. In quel contesto sentii il Messina lamentarsi di Arnone, un ambientalista candidato a sindaco di Agrigento che era in buona posizione per vincere le elezioni e che non avrebbe consentito di mettere più “le mani”di Cosa Nostra su Agrigento. In relazione a tale fatto il Messina mi disse che Sodano gli si era rivolto per i voti e fu effettuata una raccolta di voti a cura di Castronovo Salvatore ed Arturo Messina, in entrambe le circostanze in cui Sodano fu sindaco di Agrigento. Ciò consentì l’elezione di quest’ultimo.

Arnone continua: "E Di Gati ricorda di essere stato personalmente testimone di incontri di Sodano, già sindaco, con il capomafia di Agrigento, Arturo Messina, presso l’impianto di calcestruzzi di quest’ultimo. Ed inoltre dichiara di essere a conoscenza del sostegno dato da Cosa Nostra a Sodano sia alle elezioni comunali del 1997, sia in occasione delle elezioni politiche del 2001. I verbali di Di Gati sono divenuti pubblici soltanto in data 7 marzo, perché depositati dalla Procura della Repubblica di Agrigento, nell’ambito di un processo a carico dello stesso Arnone, querelato da Sodano, processo riguardante il libro “Alta Mafia 2”. "Il bello è" dice Arnone "che in quel libro, io ricostruivo alcuni rapporti “ambigui” di Sodano, ma non era arrivato a ricostruire fatti così gravi, oggi svelati dai pentiti, e che consentiranno di riscrivere la storia di quegli anni ’90 ad Agrigento".

Arnone conclude la sua nota stampa: "Avendo a disposizione i verbali del pentito Di Gati, ritengo utile chiarire che detto collaboratore è estremamente preciso, e nella trascrizione ufficiale del suo interrogatorio non vi è alcun errore riguardante le elezioni politiche del 2006: Di Gati non ha mai detto che Cosa Nostra appoggiò Sodano nel 2006, perché a quelle elezioni Sodano non fu ricandidato. Di Gati, molto puntualmente ed esplicitamente, si riferisce alle elezioni del Senato del 2001".