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Iacolino: Dalla Commissione europea una strategia unitaria per il Maghreb – Si ai nuovi quattro Cie – Mineo non è l’unica opzione

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Di fronte alla sanguinosa e inaccettabile attività repressiva del Governo di Tripoli il Consiglio d’Europa del 24 e 25 dovrà esprimere una volontà comune chiedendo di mettere fine alle violenze e ai massacri puntando alla pacificazione e al rispetto dei diritti umani e politici". Lo afferma il Vicepresidente della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo, Salvatore Iacolino. Lunedì prossimo, inoltre, in Commissione LIBE ribadirò alla Commissaria signora Malmström e al Direttore Esecutivo di Frontex  Laitinen la richiesta di immediata definizione di una Strategia unitaria per il Maghreb che tenga conto della condizione geografica dei Paesi del Mediterraneo, dell’Italia e in particolare della Sicilia, nonché delle mutate ed instabili condizioni politiche in questa regione.

"Il dispiegamento di una missione RABIT (Rapid Border Intervention Team) da parte di Frontex per arginare l'emergenza sbarchi sulle coste siciliane, rimpatri immediati per chi non ha titolo a rimanere nel territorio dell'UE, responsabilità condivisa da parte di tutti gli Stati membri per le procedure d'identificazione e accoglienza delle migliaia di migranti illegali e rapido completamento delle procedure per coloro i quali hanno diritto a protezione internazionale, sono i passaggi più importanti che l’Ue dovrà garantire d’intesa con gli Stati Membri.

“L’opzione Mineo – prevista dal Governo – potrebbe rappresentare una soluzione per i rifugiati politici, per un numero congruo di disponibilità e con l’effettiva condivisione del territorio. Nel contempo – con la stessa metodologia – il Governo deve dare corso alla realizzazione dei quattro Cie in Campania, Marche, Toscana e Veneto annunciata nei mesi scorsi da Maroni.  Perché se è vero che la questione del Maghreb e dei flussi migratori è essenzialmente europea, la Sicilia non può pagare due volte la propria condizione geografica nei confronti dello Stato e dell’UE. Anche perché i diritti fondamentali dei rifugiati debbono essere garantiti e soltanto la distribuzione equa dei flussi migratori ne assicura l’attuazione”, conclude l’europarlamentare.