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Mitologia: "il fiorellino vellutato di Giacinto" di Margherita Arancio

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C’era una volta un principino, di nome Giacinto, cosi’ bello, che il divino Apollo lo volle come compagno di giuochi e di caccia. I due giovani ormai inseparabili si esercitavano al lancio del disco, un giorno accadde una cosa terribile, come al solito si addestravano nel rude sport, quando il disco lanciato da Apollo cadde pesante sul capo di Giacinto.

Il volto del giovinetto si fece bianco e il corpo si piego’, accorse il Dio sole si getto’ a terra accanto al compagno ferito, cerco’ di fermare affannosamente il sangue che sgorgava a fiotti dalla ferita. Ma inutili furono tutte le piante salutari che la medicina di Apollo applico’ sul capo di Giacinto. Il fanciullo piego’ la testa  sulla spalla del Dio e chiuse gli occhi per sempre. Apollo disperato affranto dal dolore strinse il corpo inerme dell’amico e disse: ”tu  muori, fanciullo mio adorato, le mie mani stesse hanno stroncato la tua felice giovinezza. Io non posso accompagnarti nel regno dei morti, come vorrei, perche’ Giove mi fece immortale, ma posso renderti immortale in un fiore” .

Per questo, da quel di’, ogni  anno quando la Primavera stende i suoi tappeti profumati nei prati nascono a mille a mille  i giacinti fragili dai petali  vellutati.

Margherita Arancio