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Premio Sciascia e sindaco Petrotto, Arnone: "cambiamolo in premio eroe Vittorio Mangano"

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"Petrotto e Berlusconi: ovvero quando il “faro della Giustizia” abbaglia soggetti adusi a demolire il muro del ridicolo. Proponiamo anche una variazione al nome del premio, più indicato sia al premiatore Petrotto che al premiato Berlusconi: “premio eroe Vittorio Mangano”, valido stalliere per Silvio, grande capomafia per lo Stato Italiano". Questo il commento del consigliere comunale del Partito Democratico Giuseppe Arnone alla paventata possibilità che il sindaco di Racalmuto Salvatore Petrotto assegni il premio Sciascia al presidente del Consiglio Berlusconi per "una giustizia giusta".

"Commentare le esternazioni di Petrotto degli ultimi giorni, utilizzando la qualificata citazione letteraria afferente la “tragedia di un uomo ridicolo”, è improprio e sbagliato. Nel caso di Petrotto, siamo in presenza soltanto di ridicolaggini. Ridicolaggini che non suscitano neanche il sorriso, ma al massimo fastidio e sarcasmo.

Tirare in ballo Leonardo Sciascia per tentare di accattivarsi le simpatie dell’anziano riccone “dal culo flaccido” – come definito dalla Minetti – che ha pagato alla minorenne marocchina Ruby oltre 150.000 euro e ne ha promessi molti di più, significa offendere non solo Leonardo Sciascia, ma l’intera terra di Sicilia.
Sarebbe molto più sensato che Petrotto istituisse sì un premio da dare a Berlusconi, ma lasciasse in pace Leonardo Sciascia e intestasse l’adatto riconoscimento a colui che per Dell’Utri e per lo stesso Berlusconi è stato un eroe, vittima della Giustizia italiana. Il premio potrebbe essere intestato all’”eroe Vittorio Mangano”, valido stalliere per Silvio, grande capomafia per lo Stato Italiano.

Appare evidente, anche dalle semplici parole di Petrotto in favore di Scilipoti, che il nostro assai baldo eroe oggi vive una situazione di enorme invidia per i mercanteggiamenti di cui ha beneficiato proprio l’on. Scilipoti, ottenendo poi l’ingaggio da parte dell’uomo “dal culo flaccido”, che ama tanto sia i festini ove esibisce, appunto, le ben conosciute e descritte parti flaccide, che i regali alle minorenni molto avvenenti.
Ma il muro del ridicolo viene ulteriormente disintegrato da Petrotto quando adesso tenta di rifarsi una verginità, dopo le convincenti e dettagliate accuse dell’amministratore di Girgenti Acque e di vari cittadini di Racalmuto e veste, in coerenza con la nuova vocazione berlusconiana, i panni di colui che denunzia il malaffare.

Denunzia il malaffare di imprenditori e denunzia il malaffare dei giudici. E prende la difesa di personalità che hanno lo stesso tasso di amore per la legalità, per l’etica e la correttezza amministrativa dello stesso Petrotto, come appunto l’ex sindaco Calogero Gueli. Per l’amore dell’etica per Gueli parlano le sentenze definitive che hanno descritto i suoi comportamenti illegali e le violazioni di legge poste in essere per favorire gli interessi economici dei figli. Tutto ciò è sentenza passata in giudicato, pubblicata anche nei miei libri.

Ovviamente non si può che solidarizzare con l’imprenditore Catanzaro, vergognosamente aggredito da Petrotto, ricordando al neoberlusconiano Petrotto che i tribunali della Repubblica hanno ampiamente riscontrato le accuse di Catanzaro nei confronti dei mafiosi arrestati con l’operazione Marna. Ma forse Petrotto è troppo innamorato, in questo momento, di quel Silvio Berlusconi che vuole premiare e delle parti di costui ben descritte dalla Minetti, per poter ragionare serenamente su questi fatti.

I processi, in uno Stato di diritto, si fanno proprio per verificare la consistenza delle accuse. E quando non vi è prova piena, in uno Stato garantista come il nostro, si assolvono gli imputati. Ma quando vi è assoluzione, non significa che i pm hanno colpevolmente errato, bensì che la dialettica processuale ha fornito questo risultato, garantendo così la giustizia.

In un posto serio e tra gente seria, Petrotto avrebbe da tempo perso il diritto alla parola, e starebbe chiuso in casa a meditare sulle sue responsabilità, a partire da quelle evidenti messe in chiaro da Giuffrida di Girgenti Acque e quelle, poco decenti, ammesse da egli stesso. Ma questa terra non sempre è una terra ove la serietà occupa lo spazio che sarebbe auspicabile.

Il tempo è galantuomo, e Petrotto sembra ormai aver intrapreso, finalmente, la medesima strada del “ricco uomo anziano dal culo flaccido” che ama pagare le minorenni, ossia la strada dell’inevitabile uscita di scena. Senza applausi e con molti fischi" conclude Arnone.