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Stalking a Porto Empedocle, donna denuncia il suo molestatore

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"Malgrado la condanna già subita (a due anni di reclusione e al risarcimento del danno), continuano le aggressioni ad opera di un uomo nei confronti della sua vittima, una quarantenne empedoclina da me difesa". A raccontare di questo fatto di stalking è l'avvocato Giuseppe Arnone che al comunicato stampa allega la copia della denunzia presentata alla Procura di Agrigento che pubblichiamo integralmente omettendo i nomi. Il sottoscritto difensore ritiene di esternare a codesta Procura della Repubblica ogni preoccupazione in ordine alla permanente, e se vogliamo rilanciata, attività di persecuzione, minacce e molestie, anche da ultimo, in queste ultime ore, ben dopo la Sentenza di condanna a due anni di reclusione, comminata al signor x dal Tribunale di Agrigento.

Il sottoscritto difensore evidenzia l’urgente necessità che codesta Procura ripristini, appunto, la misura cautelare a suo tempo positivamente adottata che inibiva al signor x medesimo ogni contatto con la signora XY, anche mediante divieto di frequentare i comuni di Realmonte e Porto Empedocle, ove la XY esercita anche le sue attività lavorative.

La signora XY è stata vittima, da ultimo, la notte tra sabato e domenica 13 febbraio u.s., del seguente episodio:
-    all’incirca alle … della sera/notte, la XY si recava presso la propria abitazione di contrada ZZZ a Porto Empedocle, quella costituita da una villetta bifamiliare ove appunto risiede anche il signor x.

-    immediatamente, appena scesa dalla propria autovettura, la XY ha notato che il signor x fuoriusciva dal suo cancelletto e si piazzava nel tratto di strada antistante la casa della XY. Ivi permaneva sin quando la XY usciva da casa

-    la XY saliva sulla propria auto per recarsi altrove e vedeva, appunto, il signor x, in compagnia della propria sorella signora y. Avviata la propria auto, la vittima notava che il signor x, con la sua autovettura “Lancia Y”, iniziava a seguirla, a fari spenti, ad evidenti fini di disturbo;

-    l’inseguimento proseguiva per una ventina di minuti, durante i quali l’auto della vittima si recava a Porto Empedocle, percorrendo varie vie interne all’agglomerato urbano, sempre avendo dietro l’auto del signor x;

-    la XY riteneva, allarmata da detto sconcertante comportamento finalizzato a terrorizzarla, di chiamare prima il 113 e poi il 112 dei Carabinieri, presso il cui centralino è registrata la relativa chiamata. In particolare, il 113 faceva presente che vi era un guasto che impediva il collegamento con il Commissariato di Porto Empedocle;

-    la gravità dell’episodio sopra indicato, di questo pedinamento notturno a fari spenti proseguito per poco meno di mezz’ora, si presenta particolarmente preoccupante se viene messo in relazione alle ulteriori condotte di persecuzione e di offesa poste in essere dal signor x in data 9 febbraio u.s.. Dette condotte vengono poste in essere anche con la complicità del padre e della sorella del signor x. Per mettere in rilievo la genuinità del racconto di detti fatti, si ritiene utile riportare qui di seguito, testualmente e in corsivo, la ricostruzione operata dalla signora XY, a richiesta di questo difensore:

-    Continuano le vessazioni:


-     Oggi 09 02 2011 mi sono recata a casa, a ZZZ. Appena chiuso il cancello, subito lui mi dice che sono una “puttana”. Ho fatto finta di non sentire, ma quando sono uscita mi ha attaccata dicendo che sono una “porca”. Inoltre, mi dice di non registrare ciò che sta dicendo, altrimenti mi sfascia il telefono. Al ché gli dico di smetterla di importunarmi, ma lui continua dicendomi “che mi faccio sbattere da altri”.  Gli ricordo che ha già una condanna, ma lui mi risponde che “devo stare tranquilla se no finisce male”, “che devo smetterla o mi finisce male” ripetendolo più volte. Infine, inizia ad intralciarmi il transito, mettendosi in mezzo alla strada con il proprio cane e con aria minacciosa mi incita ad investirlo (quando invece è lui a non farmi passare).

-     La mia edera lato strada è stata completamente recisa in modo da lasciare scoperta alla vista il lato del giardino anteriore alla casa dove lui di solito passeggia. Dalle foto è chiara la recisione volontaria e netta i tutti i ceppi alla radice; peraltro, effettuata dall’interno della mia proprietà.
-     Ogni volta che sono a casa mia, lui, il padre e la sorella, in gruppo, iniziano a pronunciare la parola“assassina” e insinuazioni sconce nei miei confronti.
-    Tutto è documentato dalle registrazioni effettuate con il mio cellulare e riversate su un CD. La cosa che più mi preoccupa sono i toni alterati del Lo Cascio, tali da sembrare fuori di sé.

Con il presente atto, la signora XY nomina il sottoscritto quale difensore, anche relativamente a dette condotte criminose e formula all’uopo querela, chiedendo la punizione del signor x e degli altri responsabili.
Mediante la sottoscrizione del presente atto, la signora XY lo fa proprio in ogni sua parte.