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Le fiabe mitologiche: "Ciparisso" di Margherita Arancio

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C’era una volta un principe giovinetto, si chiamava Ciparisso per la sua grazia e la sua eccezionale bellezza era molto caro ad Apollo. Il Dio del sole gli aveva insegnato il maneggio dell’arco, la musica e gli aveva dato in custodia un bellissimo animale sacro.

Si trattava di un cervo dalle corna d’oro massiccio, Ciparisso era felice di questo incarico e stava sempre col suo cervo, in giro per i boschi. Per renderlo piu’ bello il principe gli aveva messo al collo una collana di rubini, il cervo girava tranquillamente  per le case come un animale domestico, tutti lo conoscevano e le fanciulle lo nutrivano con ciuffi di erbe. Nessuno  pensava di far male al meraviglioso animale, non solo perche’ era sacro alle Ninfe ma perche’ era carissimo a Ciparisso. Il giovinetto gli montava in groppa, si attaccava con le mani alle corna d’oro e ogni giorno andavano attraverso il bosco.

Un giorno dopo una di quelle scorazzate, la bella bestia stanca si fermo’, Ciparisso invece aveva una gran voglia di cacciare, aveva visto volare miriadi di tortore ,ne voleva prendere qualcuna. Trovandosi solo  il principe entro’ nel bosco e si mise a saettare a ogni fruscio, puntava l’arco pronto a scoccare la freccia. Ad un tratto un bramito risuono’ e contemporaneamente balzo’ il cervo da dietro una siepe con la freccia infissa nel fianco lasciando dietro di se’, un rivolo di sangue.

Il giovane si senti’ morire, corse ansimando dietro la bestia e finalmente vicino a un corso d’acqua la raggiunse, ma non vi era piu’ nulla da fare. Ciparisso chiuso in un muto dolore sedette sulla sponda del torrente a piangere. Apollo vide tutto dall’alto e scese per apprendere come mai era avvenuta quella disgrazia. Ciparisso senza chiedere alcun conforto singhiozzando gli racconto’ l’accaduto. Ormai tutto lo infastidiva il povero principe non mangiava piu’ e non voleva vedere nessuno. Un giorno Apollo scese a trovarlo e gli chiese: ”dimmi che cosa vuoi per mitigare il tuo dolore”. Ciparisso gli rispose : “se tu mi ami veramente, fammi una grazia rendimi immortale per poter piangere sempre”.

Apollo ebbe pieta’ e lo tocco’ sulla fronte, immediatamente Ciparisso si levo’ in piedi, si avvolse nel suo mantello verde e con un brivido di freddo si mise a guardare il cielo. Le lacrime che scorrevano dai suoi occhi si trasformarono in piccole foglie, e in breve coprirono il viso, i piedi si indurirono e s’affossarono nel terreno, e nel luogo dove Ciparisso piangeva spunto’ un elegante Cipresso.

Margherita Arancio

L'immagine in alto è di Dubufe, Claude-Marie (1789-1864) - Apollo e Ciparisso 1821