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Disoccupazione e sfruttamento, la rabbia dei giovani agrigentini: Il Ri(s)catto

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Chi scrive, oggi, lo fa per indignazione, sconforto, per semplice riflessione. Una riflessione che nasce di certo da una esperienza lavorativa personale, e che si arrichisce ahimè delle esperienze degli altri, amici, o semplicemente conoscenti.

Da quegli sfoghi di "pancia" dico io, che poi sono sempre i piu' veri ed autentici... quando avviamo la Corda Pazza e smettiamo di brucare come bestie incapaci di pensare.

Da Siciliana emigrata, ho vissuto l'esperienza di tantissime donne ed anche uomini,che diplomate, abilitate... e addirittura laureate hanno voluto tentare la carta delle "supplenze" ad ogni costo, per inserirsi nel mondo della scuola nel freddo Nord.

Apro una brevissima parentesi: Esperienza edificante dal punto di vista umano. Una full-immersion dalla didattica dei testi di preparazione al concorso a cattedra svolto nel 2000,alla pratica,dal detto al fatto..ed insegnare rimane una delle brevi (soltanto quattro anni) ma piu' importanti esperienze che abbia mai vissuto.

Ma che il "posto fisso" non esiste piu' non devo chiarirlo io,ed allora ti chiedi: Avrei fatto meglio a laurearmi! E' lì ti fermi a guardare i tuoi amici laureati con lode a ripiegare su lavori insoliti o quantomeno imprevedibili: estetiste, commesse, consulenti finanziari. Insomma lavori dignitosissimi ma che sicuramente il giorno della laurea non immaginavi certo di dover scrivere nei curricula un giorno. Ma poi dal "pubblico" lo sguardo si posa sul "privato".

Una Tragedia,sotto lo sguardo indifferente e compiacente di tutti. Il lavoro nero, la scarsa sicurezza sui luoghi di lavoro, gli orari massacranti e fuori di ogni logica, la boria dei titolari, che a fine mese quando gli chiedi con gentilezza il tuo compenso di tanti sacrifici ti guardano sconvolti, e quasi devi ringraziarli di aver ritardato solo "qualche settimana" ad erogare.

Ma cio' che piu' sdegna e rammarica sono proprio i lavoratori: i nuovi schiavi. Eccoci... tutti pronti al massacro come i Trecento, ma senza gloria. Giovani trentenni magari fidanzati seduti al pranzo di Natale con le famiglie tutte allegre ed affamate ma non di "cibo", di certezze: "Ed allora a quando il matrimonio". Oppure: "Ma perchè non vi fate un mutuo?".

Domande alle quali vorresti rispondere ricorrendo al turpiloquio, ma siamo schiavi sì, ma dignitosi ed allora abbozzi un sorriso e chini gli occhi, e non rispondi mentre la tua Lei si torce i capelli nervosamente. Poi ci sono i quarantenni con figli a carico, che si accontentano di tutto che si alzano ogni mattina sperando che non piova, così almeno al cantiere si lavora e porti a casa la "giornata".

E magari anche se non ti senti felice quella birra al baretto (non pub chic) coi compagni ti sembra una piccola gioia, come riuscire a fare la spesa di due buste al discount, o come quando al ricevimento gli insegnanti lodano i tuoi figli e ti auguri che un giorno saranno loro "i padroni" coi fuoristrada e il cellulare ultramoderno.

Che amarezza, quanti sforzi, quanta fatica e sudore e nessun diritto. Non esiste la retribuzione delle ore di straordinario, non c'è mai altro se non che fatica e tiriamo a campare, con la promessa della Busta paga. E quando costoro " i nuovi eroi" si fermano a pensare ad alta voce l'unica cosa che gli fa brillare gli occhi e' questa frase che ha in se una speranza, che sembra una preghiera ed una maledizione insieme e ti rispondono nel nostro eloquente dialetto: "Megliu di nenti".

Il ricatto lo viviamo ogni giorno,in famiglia,con gli altri altri e con noi stessi. Il Riscatto verra'?

A voi la risposta.

A. B.

P.S.: Sono lieta che la buona volonta' e l'ingegno dei giovani imprenditori attraverso il mezzo internet consentano di parlare liberamente ed esprimere i nostri dissensi sulla vita pubblica. Un sincero ringraziamento a L'altra Agrigento on line, unico giornale in cui vedo informazione vera e non mimetizzata da falsi moralismi.