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Mafia, Alfano: "Provenzano figlio chieda al padre di pentirsi"

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Nessuno intende negare i diritti dei detenuti, soprattutto quello alla salute. Ma c’è da dire che i penitenziari italiani hanno una nutrita popolazione, e tanti sono i detenuti in precarie condizioni di salute, eppure nessun medico o perito viene scomodato. Non vedo perchè per Bernardo Provenzano, sanguinario boss di Cosa nostra, bisognerebbe adottare un metodo diverso concedendo una scarcerazione dopo meno di cinque anni di carcere. Il figlio Angelo, se ha contezza del fatto che al padre vengano negate le cure in carcere, e questo sarebbe gravissimo, lo denunci nelle sedi e con i toni più opportuni. Sparare nel mucchio non serve a nulla. Mi sembra assurdo continuare con gli appelli in favore di un pluriergastolano stragista che non si è mai pentito. Anzi, l’unico appello Angelo Provenzano dovrebbe farlo al padre, chiedendogli di cominciare a collaborare con la giustizia, soprattutto se, come raccontato dagli organi di stampa, gli rimangono soltanto due-tre anni di vita; solo allora, forse, potrò rivedere la mia posizione”. Lo ha detto oggi Sonia Alfano, europarlamentare e responsabile nazionale del Dipartimento Antimafia di IdV, commentando l’istanza di scarcerazione presentata dal legale di Bernardo Provenzano e l’appello del primogenito del boss, Angelo.

Sbaglia Angelo Provenzano a dire che non può paragonarsi ai figli di chi è morto in modo violento: c’è una parola che gli sfugge, ‘ammazzati’. E’ quello che è successo a centinaia di persone, trucidate dall’organizzazione criminale a capo della quale è stato per anni suo padre. Ricordo quindi al figlio dello stragista Provenzano, che se lui può andare in carcere a trovare suo padre, molti altri il proprio padre non lo potranno mai più rivedere: quasi tutte le vittime di mafia non hanno avuto nemmeno il tempo per ammalarsi. Rifletta bene prima di parlare” ha concluso Sonia Alfano, che è anche presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia.