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...e adesso un po’ di mitologia: la leggenda di Eco e Narciso

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C’era una volta un satiro brutto, dai piedi forcuti e dalla coda di capra, la sua fronte era ornata di corna di montone. Viveva sui monti ,si nascondeva nelle vallate e con grida spaventava i viandanti, cacciava le belve nei boschi e inseguiva le pecore che pascolavano.

Questo satiro si chiamava Pane il suo divertimento era cantare melodie orrende e suonare strane canzoni,che facevano fuggire le bellissime Ninfe. Un giorno Pane stava appunto accingendosi a cantare le solite canzoni, quando affascinato si fermo’. A pochi passi,da lui, vide una spendida ninfa, Eco cantava con voce armoniosa e il suo canto era piu’ bello del cinguettio degli uccelli.

Attratto dalla bellezza, le si avvicino’ dicendogli:"meravigliosa vergine dagli occhi azzurri ,ascoltami,vuoi essere mia sposa?". La fanciulla, spaventata da quel satiro dalle orecchie pelose, si getto’ tra gli sterpi e corse cosi’ tanto finche’ non senti’ piu’ alle calcagna il brutto Pane. Stanca e spaventata si rifuggio’ in una grotta e li invoco’ ad alta voce Narciso, il giovane che amava, sperando che la sentisse e accorresse a darle aiuto. Per notti e giorni la fanciulla lo invoco’ e lo attese nella caverna. Ma Narciso che era tanto fiero e superbo della propria bellezza, pur avendo udito le grida di Eco,non ando’ perche’ gli pareva caso troppo futile occuparsi di una povera ninfa.L’amore e il dispiacere consumarono la ninfa,il viso le divenne bianco come la neve e in breve, di Eco non rimase che la voce, da allora visse eterna nella montagna.

Da quel giorno ,sempre, risponde accorata ai viandanti che passano e ripete l’ultima sillaba delle loro parole. Gli Dei pero’ dall’alto dell’Olimpo avevano seguito tutta la vicenda e non permisero che tanta indifferenza e crudelta’ restasse impunita. E fecero in modo che nel cuore arido di Narciso nascesse una strana passione:egli divenne morbosamente innamorato di se stesso da perdere quasi la ragione. Un giorno,dopo la caccia, egli bevendo l’acqua di un laghetto limpido, vide la propria immagine riflessa e ne fu affascinato Tremante, rimase lunghe ore ad ammirarsi e a poco a poco, mentre il sole tramontava, vide sparire piano piano la propria immagine egli non poteva piu’ staccare lo sguardo dal volto riflesso, il suo capo si piego’ lentamente. Quando le sorelle Naiadi accorsero non trovarono piu’ il bellissimo Narciso ma un delicato fiorellino bianco e giallo reclinato sull’erba.

Margherita Arancio