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Guerra PD, Giuffrida: "del metodo Arnone si vergognino Adragna e Panepinto"

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"I primi a doversi vergognare del modo spregiudicato in cui tale Giuseppe Arnone di Agrigento sta conducendo quella che lui definisce la battaglia di pulizia all’interno del Partito democratico dovrebbero essere il senatore Benedetto Adragna e il deputato regionale Giovanni Panepinto che invece mettono benzina sul fuoco". Risponde così al comunicato stampa di Arnone, il segretario del Partito Democratico di Cattolica Eraclea, Giuseppe Giuffrida.

"Personaggi che nella migliore delle ipotesi appaiono come i “garanti” di Arnone, già in passato a “libro paga” di noti imprenditori mafiosi (DDA di Palermo Atto Giudiziario n. 3470-99 R.G. del 18/4/2000). Forse hanno paura di finire nel tritacarne mediatico pilotato dal personaggio, già pregiudicato per diffamazione e sottoposto a un miriade di processi.

Il senatore Adragna potrebbe magari temere che venga fuori qualche sua immagine di campagna elettorale mentre insieme al suo capo corrente di Cattolica Eraclea interloquisce e stringe mani a parenti stretti di boss o cognomi pesanti della mafia locale,  che hanno sostenuto la sua corrente alle elezioni del 2002 e alle primarie del 2009. Quelle stesse primarie in cui il neo segretario cittadino del Pd contestato da Arnone, Giuseppe Giuffrida (eletto all’unanimità e regolarmente nel recente congresso cittadino da tutte le componenti locali del partito, compresa quella di Panepinto) avrebbe aggredito fisicamente Graziella Ancona e ci sarebbe un processo in corso, secondo Arnone. Di fatto, non c’è stata nessuna aggressione fisica ma uno scontro verbale e non c’è ad oggi un processo in corso ma una querela di parte; sulla vicenda non mi è mai stato notificato nessun atto giudiziario dalla Procura.

L’onorevole Panepinto, tra i pochi che ha avuto il coraggio in passato di difendere in varie occasioni pubbliche i “compagni” Calogero Gueli, Antonio Scrimali, Giuseppe Sinaguglia per le loro vicende giudiziarie e che ora si trova fianco a fianco con Arnone, potrebbe temere per esempio che i volantini anonimi che ogni tanto spuntano a Bivona possano essere letti su Teleacras secondo la migliore tradizione televisiva agrigentina firmata Arnone-Miccichè. E questa è un’altra storia. Giovanni Panepinto potrebbe anche temere tante altre cose, vere o presunte.

Di vere ci sono sicuramente quelle foto che lo immortalano a comiziare nella campagna elettorale del 2007 sul camion dei fratelli Panepinto di Bivona mentre erano indagati per mafia, quelli ora condannati associazione mafiosa che festeggiavano la vittoria delle sinistre mentre mettevano le mani in quasi tutti gli appalti della Bassa Quisquina con i metodi dell’assoggettamento e dell’intimidazione mafiosa.

Si potrebbe continuare con notizie vere o illazioni, ricostruzioni forzate, fantasiose o false, sui capi del Pd o suoi loro fedelissimi veri o presunti, questa è la scuola di Arnone: fango su fango qualcosa resterà. Vero “terrorismo” mediatico-politico di cui si starebbero servendo senza batter ciglio Adragna  e Panepinto per riuscire a fare quello in cui non sono mai riusciti con la forza del consenso: battere Capodicasa verso cui nutro stima ma, diversamente da quanto sostiene Arnone, ma non sono il suo segretario particolare. Ma questa non è politica.

Infine, a proposito delle affermazioni false e tendenziose di Arnone secondo cui Giuseppe Giuffrida “é imputato di gravi reati contro la pubblica amministrazione, reati finalizzati anche a favorire esponenti di Cosa Nostra locale” faccio sapere che non sono accusato e non ho mai favorito interessi di Cosa nostra dalla quale ho semmai solo ricevuto intimidazioni e minacce io e anche i  miei familiari, come emerso da varie indagini antimafia.

Le imputazioni a cui si riferisce Arnone sono di presunti abuso di ufficio e turbata libertà degli incanti, questa ipotesi di reato contestata per un appalto espletato dall’ingegnere Pasquale Amato, amico di Arnone e Panepinto. Il processo, dove tra l’altro Arnone difende uno dei 21 imputati tra politici, tecnici, funzionari e magistrati, è attualmente in corso ad Agrigento e ahimè sta andando per le lunghe.

Purtroppo sono incappato in questa vicenda giudiziaria per la prima volta dopo 40 anni di politica nel Pci-Pds-Ds-Pd e sei legislature da amministratore locale in qualità di sindaco, assessore o consigliere, ma sono sicuro che riuscirò a provare la mia innocenza e annuncio che rinuncerò alla prescrizione qualora il processo non giungesse a conclusione nei termini previsti. A breve depositerò querela nei confronti dell’avvocato Giuseppe Arnone.

Mi ritengo in questa ed altre circostanze “vittima” delle aggressioni mediatiche portate avanti da Giuseppe Arnone con notizie e ricostruzioni faziose, forzate e spesso false, comportamento che ritengo non aiuti a chiarire le vicende interne al Pd agrigentino e che credo continui a danneggiare l’immagine del partito stesso" conclude Giuffrida.