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Come si viveva e come ci si divertiva cinquant’anni fa? di Margherita Arancio

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E’ bello parlare di giochi e di divertimenti,soprattutto di quelli ormai passati alla storia e dei quali probabilmente c’e’ da rimpiangere qualcosa di perduto. Ogni stagione aveva i relativi giochi. Le case erano fredde, il braciere veniva acceso la sera, i letti di vecchi e bambini venivano riscaldati con il “tangino”, un telaio di legno foderato nel quale veniva infilato lo scaldaletto pieno di brace. Uscire dalle coltri il mattino, era un dramma per tutti. Certo che e’ assai comodo adesso con i termosifoni e l’acqua calda subito pronta.
Molti erano i giochi e i passatempi ignorati dai ragazzi di oggi; un gioco scomparso e’ la trottola un divertimento individuale anche se effettuato contemporaneamente da piu’ ragazzi. Il giocattolo era un piccolo cono di legno con una punta metallica che veniva fatto girare vorticosamente. Un altro gioco collettivo semplice e insieme entusiasmante, completamente dimenticato, consisteva in un pezzo di legno cilindrico affusolato che veniva deposto in un cerchio tracciato per terra.
Con un robusto manico bisognava farlo saltare per aria, colpirlo al volo e scagliarlo il piu’ lontano possibile. La cavallina, veniva giocato di preferenza  nei piazzali; la bandiera: una specie di corsa a staffetta riservata ai piu’ veloci; il rimpiattino(mucciare’) aveva nei cortili impensabili posti per nascondersi; i quattro cantoni: era lo spasso  sotto il portico nei giorni di pioggia; l’aquilone:si gareggiava in primavera a chi lo mandava piu’ in alto; il campanaro ecc..

Uno svago dei ragazzi  piu’ monelli, deplorevole, era la caccia ad animaletti, l’ecologia non era stata ancora inventata. Le ricorrenze piu’ importanti: per i morti ricevevamo i famosi pupi di zucchero che dovevamo solo guardare o al limite spizzicarli dalla parte posteriore,quando non stavano piu’ in piedi si potevano mangiare.Mi ricordo che prima di Natale era d’obbligo procurarsi il muschio per allestire il presepio, l’albero era sconosciuto. Per i regali dovevamo aspettare i Re Magi perche’ erano loro a farci felici il giorno dell’Epifania.
La notte si sognava e l’indomani al risveglio, per tutti i bambini, anche nelle famiglie piu’ povere, c’era qualcosa: un cavalluccio di legno, la bambola per le femmine e poi ghiottonerie: biscotti, caramelle, frutta secca e torrone.
Per carnevale:le mascherate di gruppo, non si usavano i luccicanti costumi di Arlecchino, Colombina o di Zorro bensi’ i vestiti smessi dagli adulti.
Avviandomi alla conclusione mi sembra utile ricordare in questi momenti di crisi e di consumismo che la nostra merenda era un bel pezzo di pane con un po’ di zucchero o pane fritto con l’uovo.
Eravamo felici una vita per certi versi genuina,  ricordi da conservare come reperti del tempo perduto. Si mantenga e si salvi quanto ci viene dal passato, che ha fatto bella e amata la nostra fanciullezza.

Margherita Arancio