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La storia della guida agrigentina Pietro Arancio, "monumento tra i monumenti"

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Chi scrive è,  come si suol dire, una figlia d’arte che ha ereditato l’amore per l’arte greca e i segreti della Valle dei Templi. Figlia e nipote di due grandi guide turistiche: Pietro (padre) e Antonio (nonno) chiamato il "prete pagano" che fu assistente agli scavi del mecenate inglese Alexander Hardcastle. I decani della categoria che hanno fatto conoscere ed apprezzare le bellezze e la cultura varia del nostro Paese.

Mio padre Pietro inizio’ all’eta’ di quattordici anni a guardare con amore e rispetto gli scavi di Pirro Marconi, assistiti dal padre Antonio. Papa’ era conosciuto in molte parti del mondo. Alla sua morte giornali stranieri scrissero ampiamente su di lui, definito dai francesi "qui rèsume en deux heures un’éternité historique che tradotto fa "riassumeva in due ore un'eternita' di storia"; un monumento tra i monumenti. 

I giornali inglesi lo ricordarono come un maestro di botanica con particolare passione per la flora siciliana. Scrisse dei libri oggi adottati da alcune scuole agrigentine. Per la sua cultura assai vasta fu chiamato spesso dalle Autorita’ per accompagnare nella Valle dei Templi illustri personaggi come Gustavo di Svezia, i reali spagnoli, capi di Stato, Moshue Dayan Generale delle forze di difesa israeliane, archeologi ma anche semplici turisti.

Una cultura enciclopedica che lo poneva in condizioni di grande vitalita’ e sicurezza al cospetto dei visitatori. Lo adoravano in particolar modo gli americani che gli facevano dei complimenti, anche particolari. Un giorno mi trovavo vicino mio padre che aveva finito di spiegare e una turista Italo Americana si avvicinò dicendomi: ”to patri vali ogni pilu un miliuni”... fu davvero molto pittoresca.

Nel giorno della sua morte per privilegio il carro funebre attraversò la Valle dei Templi e si fermò d'innanzi ai suoi templi dorati che amò e salutò per l’ultima volta. Diceva sempre: ”amo il cielo blu e i templi dorati di questa mia terra bella e suggestiva”.

Papa’ era un Dirigente delle Ferrovie dello Stato, ma un irriducibile innamorato della sua terra tanto da rinunciare alla promozione a Capo Compartimento di S.Maria Novella (Firenze).

Nell’antica Grecia era costumanza profonda scolpita negli animi e nei cuori l’uso dei Cenotafi  per illustrare e ricordare la memoria dei cittadini famosi.  Oggi mi chiedo perche’ Agrigento che e’ stata rappresentata da mio padre per tanti anni degnamente e intellettualmente lo ha dimenticato, facendo perdere cosi’ la memoria?

Margherita Arancio