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Agrigento, elezione di Alfano. Arnone: "consiglieri comprati tra le due votazioni"

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Il consigliere comunale del Pd, Giuseppe Arnone replica alle corali dichiarazioni dei politici del Pdl agrigentino con accuse pesanti. Secondo Arnone alcuni consiglieri avrebbero cambiato idea tra una votazione e un'altra. Una vera e propria compravendita, secondo Arnone che avrebbe fatto cambiare idea ad un paio di consiglieri. Ecco il testo del comunicato stampa di Arnone.

"Occorre riflettere sulla differenza tra i verbi convincere e comprare. In cinque minuti non si convince un consigliere a cambiare voto, semplicemente lo si compra. Ed ancora, la città deve sapere che quando si tratta di fare compravendite di squallidi soggetti, l’asse Zambuto – Arnone è certamente perdente, ma se parliamo del libero consenso espresso da migliaia di cittadini, sia quelli di Zambuto che quelli di Arnone, non gli lasciano speranze. E il grande nervosismo degli amici di Silvio è direttamente collegato agli esiti dei sondaggi, da questi ben conosciuti.

Occorre restituire serietà e ordine alle dichiarazioni, frutto di una qualche “ebbrezza”, dei vari parlamentari del centrodestra che profferiscono verbo per conto del ministro Alfano. Preliminarmente, è utile che i cittadini sappiano che Arnone è divenuto il bersaglio –  assieme e ancor più del sindaco Zambuto – dei vari Bosco, Marinello, Iacolino e Fontana per una semplicissima ragione: i signori amici di Berlusconi ben sanno, grazie anche alla ampia disponibilità di cui si serve Silvio, che ad Agrigento piova o nevichi, grandini o splenda il sole, tiri vento o ci sia bonaccia, da due decenni a questa parte in testa ai sondaggi di gradimento dell’elettorato locale vi è sempre il medesimo nome, ossia quello di Giuseppe Arnone.

Con una differenza, rispetto al passato. Ossia quella che l’elettorato, grazie alla collaborazione Zambuto – Arnone, ha oggi potuto apprezzare il lavoro di squadra e l’equilibrato conseguimento di fondamentali obiettivi, quali il risanamento finanziario del Comune, la nomina di dirigenti qualificati, l’avvio a soluzione del problema idrico, di quello fognario, e tanti altri ancora.

Chiarita la ragione del “bombardamento ad alzo zero”, andiamo a ciò che è avvenuto con la Presidenza del Consiglio Comunale. E partiamo dalle sincere, autentiche, limpide affermazioni del buon consigliere Salsedo: “Alfano e Cuffaro sono il futuro di Agrigento”. 
L’elezione di Ciccio Alfano è dunque frutto del limpido e leale accordo tra il ministro Alfano e Totò Cuffaro, asserita “alleanza per il futuro di Agrigento”.
Detto questo, si comprende perché né Arnone né Marco Zambuto, pur convinti delle grandi qualità di Ciccio Alfano, hanno potuto “accodarsi” rispetto a questa grande e “santa” alleanza.

E va ricordato che il primo a proporre Ciccio Alfano presidente unitario del Consiglio Comunale è stato proprio Arnone il 27 novembre, da Roma: proposta limpida e pubblica, avanzata in nome di “Agrigento al di sopra dei partiti e delle pretese e delle beghe dei partiti”. Quella proposta non fu accolta perché la presidenza doveva essere decisa a quattr’occhi da Angelino Alfano e da Totò Cuffaro.

Con questo “battesimo” e con questo biglietto da visita, chi ritiene, come me, che gli uomini di Alfano e di Cuffaro – come gli ex sindaci Piazza e Sodano – abbiano devastato questa città, non poteva certamente accodarsi a cotante logiche e personalità.
La giornata di ieri, poi, ha mostrato agli agrigentini e ai siciliani il volto più compromesso e indecente di questi grandi “capi politici”: al primo scrutinio Marchetta prende quindici voti. Dopo cinque minuti, due dei consiglieri che lo hanno votato, incredibilmente, cambiano posizione e passano a favore di Alfano, risultando determinanti.

In cinque minuti non si può fare opera di “convincimento politico”. Si può fare soltanto opera di compravendita, cioè comprare – con autorevoli telefonate, peraltro innanzi alle impietose telecamere – il consenso. Siamo sicuri che questi parlamentari non abbiano aderito ai peggiori vizi privati di Berlusconi: si tratta cioè di persone decenti, che non si permetterebbero mai di telefonare in Questura per raccomandare le minorenni che partecipano ai bunga – bunga notturni.

Ma qualche vizio pubblico lo hanno preso, quale appunto quello di costruire le maggioranze con sistemi similari a quelli mediante i quali il loro leader nazionale ha scippato a Di Pietro gli onorevoli Razzi e Scilipoti. E, a proposito di dipietristi, la città deve riflettere sulla capacità con cui il consigliere dipietrista ha saputo contrastare la “santa alleanza” tra Totò Cuffaro e Angelino Alfano. Lì varrebbe la pena di ricordare la nota e apprezzatissima battuta del comico Crozza a Ballarò sugli attributi di Di Pietro, che per carità di patria qui non ripetiamo…

Tutto questo poteva essere tranquillamente risparmiato, se solo berluscones e cuffariani avessero pensato che il primo a difendere il mantenimento della presenza in giunta dell’assessore Giuseppe Putrone era stato Giuseppe Arnone, d’accordo con Marco Zambuto. E tutto ciò sempre il nome di “Agrigento al di sopra dei partiti”. Con questo corretto criterio, Ciccio Alfano poteva essere eletto all’unanimità o quasi. Non lo si è voluto eleggere all’unanimità perché si è cercata la prova di forza, anche con la compravendita dei voti ai prezzi salati dell’ultimo istante.

Certo, con questi sistemi, l’asse Arnone – Zambuto può essere sconfitto. Ma stiano tranquilli Iacolino, Bosco, Marinello, Fontana e gli altri, che quando votano migliaia e migliaia di agrigentini, non c’è compravendita che tenga, non ci sono telefonate dell’ultimo momento che facciano miracoli. Vince chi, come Marco Zambuto, ha il volto pulito, trasmette integrità morale ed è in grado di compiere scelte coraggiose, anche contro potentati internazionali quali l’ENEL e il suo rigassificatore.
All’on. Iacolino, giusto per completezza, voglio aggiungere che io sono orgoglioso di sostenere il governo Lombardo, non da prono, ma da prode, come prode è Massimo Russo quando, giustamente, pretende conto e ragione dalla miliardaria sorella di Sofia Loren, nonché madre dell’on. Alessandra Mussolini, i pagamenti degli affitti del lussuoso appartamento di cui sinora la signora, grazie anche alle “brillanti capacità gestionali” dei politici agrigentini e dei loro fidati uomini, ha goduto a quattro soldi. E come prodi sono pure il presidente Lombardo e il vicepresidente Marino che hanno bloccato lo scandalo dei termovalorizzatori della vergogna, tanto graditi a Cuffaro e Castiglione
".