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Cara Girgenti mia, 8. puntata: "corna e gelosie di fine ottocento, avvocati contro forensi, suicidio di un sindaco di Raffadali"

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Ottava puntata del nostro viaggio nel tempo nella Girgenti di fine ottocento e inizi del novecento. Oggi soffermiamo la nostra attenzione su alcuni fatti accaduti tra il 1871 e il 1895 tra Girgenti e Raffadali. Corna, gelosie e tentati omicidi per una storia d'amore di quei tempi, ilarità e sfottò per una lettera di un "forense" agrigentino ad un direttore di un giornale, poi episodi di brigantaggio, una vera iattura per l'epoca e un suicidio di un sindaco di Raffadali. I testi seguenti sono, come sempre, fedelmente riprodotti da giornali d'epoca. Buona lettura.


Girgenti, 7 marzo 1895. Calogero Grimaldi, bettoliere, sospettando che la moglie Michela Falsone avesse relazioni troppo intime con Grassia Sala, impiegato al dazio consumo, l'abbandonò lasciandole tutto quanto egli possedeva. Ma l'abbandono non servì che a rendere più liberi i due amanti, i quali strinsero vieppiù le loro relazioni, malgrado che anche il Sala avesse moglie. Il giorno 20 del decorso febbraio il Grimaldi seppe che Sala aveva passata la notte in casa Falsone e che ancora vi si trovava; allo scopo di costituire la prova dell'adulterio il Grimaldi si diede a far chiasso tanto da far riunire una folla di gente al cui cospetto il Sala dovette uscire dalla casa dell'amante. Il poco fortunato marito si limitò a porgere querela di adulterio; ma gli adulteri, noncuranti della querela, non cessarono dalla tresca. Il Grimaldi, non potendo più raffrenare la gelosia, ieri sera, avuto un alterco vivace colla moglie, le esplose contro un colpo di rivoltella. La Falsone restò ferita al petto, ma guarirà presto. Essa non è bella, nè giovane;conta 22 anni di matrimonio.

Girgenti, 27 agosto 1895. ...omissis....Il Tribunale innanzi cui si discusse la causa pochi giorni addietro, non trovò provato l'adulterio, e Grimaldi rimase colle corna e con un palmo di naso. Addolorato dall'assoluzione, Grimaldi, vista la moglie avanti la porta di casa sua, le esplose contro vari colpi di rivoltella e la ferì all'inguine. Si trovava in casa della Falzone, che ha una rivendita di vino, il Sala, che vista la ferita della sua bella, che invece è nè bella, nè giovane, esplose a sua volta vari colpi di rivoltella contro Grimaldi e gli fratturò l'osso del braccio. Sala ha moglie e figli;anche i coniugi Grimaldi-Falzone hanno figli.

Girgenti. 1 settembre 1871. Il 5 corr. mese, presso il ministero dei lavori pubblici si procederà al definitivo appalto della costruzione del tronco delle ferrovie Calabro-Sicule (diramazione Girgenti) compreso fra la stazione di Girgenti e quella delle Caldare, della lunghezza di m. 9419,19, e ciò in diminuizione della somma di L.1,289,814,24 così ridotta pel ribasso ottenuto nel primo esperimento fatto il 1° agosto.

Girgenti. 31 gennaio 1890. Lettera spedita al direttore. La vita che si vive. Mi viene recapitato un opuscoletto di Luca Gallo di Girgenti col titolo: "Attentato al diritto acquisito dai forensi in Italia" che è una bellezza. Il signor Gallo Luca (amo chiamarlo così piuttosto che Luca Gallo, è questione di gusti) fa una sfuriata contro gli avvocati, perchè questi hanno l'ingenua pretensione di avocare a sè tutte le cause a danno dei forensi. Credo che per forense il signor Luca intenda quello che noi chiamiamo avvocato di muraglia o paglietta, i quali non sono avvocati che praticano il Foro. Il signor Luca, che non è certo evangelista, fa una specie di prefazione che è un modello. Sentite: Signori Colleghi, queste poche parole emesse dal mio debole concetto che, troveranno in voi l'appoggio e la collaborazione di esse nel far valere avanti il Governo per la legge che andrà a discutersi sul riordinamento giudiziario ed abolimento dei Forensi per l'ingorda pretensione degli Avvocati".
Se il signor Luca adopera una lingua simile nel foro agrigentino, m'immagino il buon umore del pubblico e dei magistrati. Ma ciò che è una vera bellezza oltre la lingua è la logica che il signor Luca sfoggia. Abbiatene un esempio e poi ditemi se vale proprio la pena che unno studi e spenda tempo e denaro per diventare avvocato.
"Gli avvocati o procuratori sostengono che meglio di loro nessuno potrà fare gli interessi della parte litigante di fronte al magistrato. Ebbene ciò dato abbiamo questo fatto: Una persona in lite è costretta a ricorrere da un avvocato per essere garantita nei suoi interessi: tale è il ragionamento dei signori avvocati, che sotto il pretesto di fare gli interessi della parte fanno invece implicitamente gl'interessi propri. Ecco perchè: X attore, è costretto a farsi rappresentare da un avvocato, e di conseguenza Y da un altro. Qualunuqe sia l'esito della causa, dato un avvocato più intrigante dell'altro quello ch'è certo si è che uno dovrà perdere in prima istanza, potrà vincere in seconda e finire col perdere, vedendo annullata la sentenza in Cassazione. Ecco che oltre agli onorari vistosi, spese di lusso, perdita di tempo, una delle parti ha dovuto perdere pur le spese giudiziarie"
Da questo brano s'impara che un forense, per esempio di Girgenti, ha l'abilità di far guadagnare una causa... a tutte e due le parti contendenti. Che bella cosa! Non c'è barba di avvocato che sia capace di tanto... Dopo aver dimostrato che i forensi hanno un diritto acquisito o che la legge non ha effetto retroattivo il sig. Luca esclama: "la legge nasce con sè, ed ognuno è obbligato a seguirla nello stato in cui si trova, senza che altri diritti si possano pretendere".
Per me l'affare della legge che nasce con sè francamente mi ha disorientato e non so più che cosa rispondermi quando mi domando se io nacqui con me! Dio mio! pensate: se con me non...fossi nato io! Mi viene da piangere pensando a questo dubbio, ecco.


Girgenti, 15 novembre 1893. Il tragico suicidio di un sindaco. Il notaio Luigi Diana, sindaco di Raffadali, teneva qui in collegio due figliuolette, delle quali la minore compì oggi sei anni. Ieri sera egli venne da Raffadali in Girgenti allo scopo di fare un pò di festa alla sua bambina pel di lei compleanno. Oggi si recò una prima volta a visitare le figlie nel collegio e portò loro alcuni dolci; vi tornò una seconda volta e sentito che quella era l'ora del pranzo non volle disturbarle; vi tornò una terza volta e chiamate le fanciulle si trattenne alquanto con esse;dopo averle ripetutamente baciate le accommiatò. Ma esse erano appena uscite dalla stanza quando l'infelice, stando ancora seduto sul divano nello stesso posto in cui aveva baciato le figlie, estratta una piccola rivoltella tascabile, se ne esplose un colpo all'orecchio. Le fanciulle alla detonazione ritornarono immediatamente sui loro passi e trovarono il padre già cadavere. Povere fanciulle! Il povero Diana contava circa 40 anni; era un bell'uomo, di figura piuttosto simpatica. Si ignora la causa che lo determinò al suicidio.

Girgenti. 20 novembre 1893. Ieri giunse a Raffadali il signor Giuseppe D'Anna, il quale è riuscito a sfuggire ai briganti dopo tre settimane di sequestro. Il D'Anna raccontò che i briganti lo avevano trasportato in una grotta, dove lo avevano tenuto rinchiuso, digiuno. Gli avevano bendato gli occhi. perchè ignorasse la via che menava alla grotta. Sempre bendato, il D'Anna venne quindi trasportato in un'altra grotta dov'erano solito riunirsi i briganti. Le piogge fortissime di lunedì sera furono la sua salvezza. L'acqua aveva invaso le due grotte e minacciava di allagarle completamente. I due briganti che facevano abitualmente la guardia al D'Anna pensarono allora di allontanarsi per qualche poco, perchè l'acqua non li raggiungesse fino alla gola. Fu questo il momento difficile. Nella grotta non si udiva il benchè minimo rumore: di sopra solo l'acqua cadeva a grandi scrosci. il D'Anna si scosse pian piano; poi, quando più cautamente potette, si strappò la benda dagli occhi.
Girò attorno lo sguardo, tutto era buio. I briganti certamente dovevano essere di fuori. L'acqua intanto gli era cresciuta fino alle spalle: un altro poco e sarebbe morto affogato. Pensò subito allo scampo. Tutto bagnato com'era uscì dalla grotta e prese la china del monte. L'oscurità lo proteggeva. Finalmente, scorta una macchia bianca, le si avvicinò, e chiese asilo ad alcuni pecorai presso dei quali passò, in preda a una grande paura, la notte. Il dì seguente completò la via fino a Raffadali, passando il Platani, e giungendo alla propria casa. La famiglia, se lo vide comparire dinanzi quando meno se l'aspettava. I briganti avevano chiesto pel suo rilascio L. 40.000.