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Convegno Rigassificatore, blitz ambientalista. Il sindaco di Panigaglia: "è stata una esperienza assolutamente negativa, business solo per la società"

Mentre il Sindaco di Porto Empedocle Calogero Firetto relazionava in video-conferenza con Trieste, (per 15 minuti), sull’esperienza maturata al Comune di Porto Empedocle per la costruzione del rigassificatore, 3 ignoti incappucciati hanno versato un sacco nella hall dell’albergo Savoia che ospitava il convegno di Nomisma Energia.

L’appuntamento scientifico triestino, cui hanno preso parte i massimi esponenti delle grandi società operanti nel settore energetico, Eni, Enagas e GasNatural, è servito per fare il punto sull’impatto sociale e sulla sicurezza di questi impianti di rigassificazione cui sono previste diverse realizzazioni in varie città europee ma la contestazione si è fatta sentire anche a Trieste nella hall dell'albergo dove alcuni sacchi di terriccio misto a letame sono stati sparsi da tre persone incappucciate che poi sono fuggite. Con un messaggio anonimo i tre hanno precisato di aver gettato ”cinquanta chili di ottimo letame equino contro il progetto del rigassificatore e contro il convegno”.

 

Per il rigassificatore di Zaule, a Trieste, si prevedono circa 70/80 posti di lavoro a pieno regime, più 300 per l'indotto: una vera miseria che mal si rapporta alla stessa opera mastodontica a massimo impatto ambientale che dovrebbe essere costruita a Porto Empedocle.

In riferimento, invece, ai paventati effetti negativi sulla pesca e sulla temperatura del mare, Ciro Garcia Armesto, project manager di Gas Natural Rigasificazione Italia  ha spiegato che la concentrazione del cloro nell’acqua di mare sarà dieci volte inferiore al limite di legge, «con un impatto tracurabile sull’ambiente marino», e ha poi smentito un possibile raffreddamento delle acque della baia perchè «avrebbe un impatto negativo anche sul funzionamento del rigassificatore».

Così racconta il quotidiano "Il Piccolo" di Trieste: "Se a Trieste il rapporto (scarso) che Gas Natural ha con la popolazione è stato più volte criticato, non altrettanto sta accadendo a Porto Empedocle, dove l’Enel sta per avviare la costruzione di un rigassificatore di capacità analoga a quello progettato per Zaule (8 miliardi di metri cubi di gas all’anno). «Fin dall’inizio – ha rimarcato Giuseppe Luzzio, responsabile per l’ Enel dei grandi progetti infrastrutturali – va costruito il rapporto con il territorio. Il problema è essere accettati, e lo si risolve con trasparenza e informazione. Il consenso – ha aggiunto – va creato dal basso. Bisogna scordarsi che, avute tutte le autorizzazioni, si possa partire calando il progetto dall’alto».

Restando in tema di impatto sociale, Massimo Nardini, sindaco di Porto Venere (La Spezia), nel cui territorio sorge il rigassificatore di Panigaglia, di proprietà dell’Eni e di cui si sta progettando il raddoppio, ha parlato di «esperienza negativa». Un impianto sorto 40 anni fa (e fino a pochi mesi fa l’unico operante in Italia), partito con una logica diversa da quelle attuali, che negli anni è rimasta tale. «Una logica nazionale – ha osservato Nardini – che ha trasformato il rigassificatore in un business per la società, senza la minima ricaduta per il territorio. Anche 40 anni fa si parlava di catena del freddo e di cogenerazione, ma sono rimaste lettera morta».

Al termine del convegno duro il commento di Wwf, Legambiente e Uil-Vigili del fuoco, espresso in una conferenza stampa al termine del seminario svoltosi all’Hotel Savoia e raccontato da una intervista tratta da "Il Piccolo". «E’ quantomeno curioso – hanno rilevato le tre associazioni – che una società con un passato prestigioso come Nomisma promuova a Trieste un seminario sui rigassificatori, di valenza nazionale, senza che nello stesso sia previsto un solo intervento sul progetto presentato da Gas Natural per il sito di Zaule. Ancor più singolare – hanno aggiunto – è che il seminario sia patrocinato dal Comune, ”con il contributo (finanziario) di Gas Natural”, ma che sul progetto che interessa la città non sia stata prevista alcuna discussione».

La spiegazione di ciò, sempre secondo Wwf, Legambiente e Uil-Vigili del fuoco, sta nel fatto che fatto che «Gas Natural e i suoi sponsor politici, in primis il sindaco di Trieste, non se la sentono di affrontare un contraddittorio sul rigassificatore, conoscono le obiezioni tecniche sul progetto ma non sono in grado di controbatterle, e preferiscono deviare l’attenzione sugli asseriti benefici economici e sui casi di impianti operanti in altri contesti ambientali, del tutto diversi e non paragonabili con quello triestino». Le tre associazioni criticano poi l’uso che la Provincia ha fatto del nome delle più prestigiose istituzioni scientifiche triestine (Università, Ogs, Area Science Park e Sissa) per il ”processo informativo” sul rigassificatore, «promosso oltre tutto molto tempo dopo la conclusione della procedura di Via (valutazione d’impatto ambientale) sul progetto. È stato inventato un meccasismo assurdo – sottolineano – in base al quale i cittadini formulavano le domande, che dovevano poi essere ”tradotte in linguaggio scientifico” da un gruppo di lavoro ad hoc, e quindi trasmesse a Gas Natural per le risposte. Un po’ come chiedere all’oste, ma in linguaggio scientifico, se il suo vino è buono».

Le polemiche in tutta Italia aumentano mentre a Porto Empedocle la costruzione del rigassificatore sembra ogni giorno di più una certezza, ma c'è attesa per la sentenza del Tar che potrebbe ribaltare tutto.