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Ignazio Cutrò e Valeria Grasso si incatenano davanti il Viminale a Roma. La Polizia prova a tagliare le catene, scudo umano a protezione

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Si è incatenato davanti il palazzo del Viminale l'imprenditore anti-racket Ignazio Cutrò (nella foto di pochi minuti fa) per protestare contro il silenzio dello Stato che, dice, "mi ha lasciato solo dopo aver denunciato il mafiosi". Cutrò si è legato con una catena insieme ad un'altra imprenditrice palermitana, Valeria Grasso che tempo fa accusò uomini del clan Madonia di estorsione.

Finchè il ministro dell'Interno non ci riceverà e non ci metterà per iscritto che risolverà i problemi, che prima di schierarci con lo Stato non avevamo noi rimarremo qui, incatenati, per tutto il tempo che servirà” queste le parole che ha pronunciato Cutrò pochi minuti fa.

Una delegazione parlamentare sarebbe già giunta sul posto per discutere con i due imprenditori siciliani.

Intanto l'europarlamentare Sonia Alfano commenta  “Apprendo che in questo momento i due imprenditori siciliani Ignazio Cutrò e Valeria Grasso, entrambi coraggiosi accusatori di boss mafiosi grazie alle cui denunce sono stati inflitti pesanti colpi a cosa nostra, sono incatenati davanti al palazzo del Viminale, sede del Ministero dell’Interno. Valeria ed Ignazio protestano perchè dopo essersi schierati con lo Stato e aver denunciato i rispettivi estorsori hanno perso tutto, hanno smesso di lavorare e nessuno, dalla Prefettura a Confindustria al Ministero dell’Interno, fa qualcosa per la loro terribile situazione. L’atto estremo di due persone per bene e riservate come loro è un durissimo colpo alla dignità di uno Stato che li ha dapprima utilizzati e poi scaricati come merce vecchia”.
Mi metto immediatamente in viaggio per raggiungerli. In questi terribili mesi sono stata accanto a queste due splendide persone, ho condiviso con loro il dramma della solitudine. Invito tutte le persone per bene a non lasciarli più da soli e il Ministro dell’Interno Maroni a fornire risposte per iscritto perchè so per certo che se così non sarà – sottolinea – i due imprenditori rimarranno incatenati. Lo Stato – conclude – non si tappi ancora occhi e orecchie di fronte al grido di due coraggiosi cittadini siciliani”.

ORE 11:30. La polizia, intanto, sta provando a togliere le catene ai due imprenditori. Sembra che nessuno dal Viminale voglia scendere a parlare con Cutrò e Grasso. Arrivano i polizziotti in assetto anti-sommossa.

ORE 11:45. “Quello che sta succedendo in questo momento davanti al Viminale, con la Polizia che tenta di tagliare le catene con le quali si sono legati i due imprenditori Valeria Grasso e Ignazio Cutrò, è inconcepibile e da stato di polizia. Stiamo cercando di fare uno scudo umano per evitare che la loro protesta venga seppellita dal silenzio in maniera così violenta” dichiara la Alfano.

ORE 11:55. "Non vorrei convincermi anch'io che denunciando i miei estorsori, esponenti del clan Madonia che taglieggiavano la mia palestra, abbia fatto il più grande sbaglio della mia vita” ha dichiarato Valeria Grasso.  “Prima lavoravo, avevo tantissimi clienti e gestivo due palestre. Poi ho trovato il coraggio di denunciare le vessazioni che subivo da parte della mafia e in un sol colpo la cosca è stata smantellata; io ho perso tutto. Ho scritto alle più alte cariche dello Stato e sono stata ignorata, come fossi trasparente” racconta la Grasso.
Per questo oggi sono qui davanti al Ministero dell'Interno in catene. Mi rimane solo la mia dignità - conclude - e per questo non andrò via di qui finchè lo Stato non mi ridarà la mia vita e il mio lavoro”.

ORE 14:30. Dal posto Ignazio Cutrò fa sapere: "Io e Valeria Grasso ci troviamo incatenati davanti al Ministero dell'Interno per avere delle risposte dallo Stato che ci ha abbandonato, in tanti i ragazzi attorno a noi che ci fanno da scudo. Arrivati anche alcuni politici. La polizia in tenuta antisommossa ha tentato di tagliare le catene, ma senza esito. Grazie a tutti per la solidarietà ed il sostegno dimostratoci fino ad ora".

ORE 16:30. Ignazio Cutrò è svenuto. Forse per lo stress e alle pressioni a cui si è sottoposto.