L'Altra Agrigento online

Blog di informazione libera e apartitica

Wednesday, Oct 23rd

Ultimo aggiornamento:02:38:35 PM GMT

Tu sei qui: CULTURA LIBRI E RACCONTI Cara Girgenti Mia... 7. puntata: "Arretratezza, briganti e vincita alla lotteria tra il 1874 e il 1908"

Cara Girgenti Mia... 7. puntata: "Arretratezza, briganti e vincita alla lotteria tra il 1874 e il 1908"

E-mail Stampa PDF

Nella settima puntata di Cara Girgenti Mia... vi proponiamo alcuni stralci di articoli che vanno a cavallo tra il 1874 al 1908. Elezioni politiche, rivolta e tumulti nelle carceri per via degli alimenti, rapine compiute dai briganti in quella che oggi è la zona che dal Villaggio Mosè conduce alla "Crocca" per Favara, una lotteria nazionale vinta da un agrigentino nel '07 ed infine un episodio curioso che vi abbiamo voluto segnalare e che vede coinvolti alcuni abitanti di Carini (Pa): una vicenda losca e sinistra di proprietà terriere.

 

Elezioni del 1874 a Girgenti. Patriottismo delle province meridionali. "Se le province del Mezzodì sono ancora molto arretrate in ciò che riguarda la istruzione e maggiore infatti è in esse che nelle altre il numero degli analfabeti, non rendiamo loro che giustizia affermando che ciononostante si dimostrano molto più sollecite nell'adempimento dei politici loro doveri. Troviamo nella Gazzetta Ufficiale una tavola statistica delle elezioni amministrative del 1874, dalla quale risulta che il numero complessivo degli'iscritti fu 1.402.143, quello dei votanti 548.796, cioè assai meno della metà. E le province, in cui il numero dei votanti oltrepassò la metà degli iscritti, appartengono tutte al Mezzodì, ciò sono le provincie di Aquila, Avellino, Bari, Benevento, Caltanissetta, Campobasso, Caserta, Chieti, Foggia, Girgenti, Potenza, Siracusa e Trapani. Si può da questo fatto trarre il migliore pronostico per l'avvenire di quelle provincie".

1 agosto 1879. Il giorno 25 di luglio Girgenti fu commossa da un fatto disgustoso ed abbastanza grave. In quelle carceri giudiziarie dove sono rinchiusi oltre 500 individui della peggiore stoffa, fra i quali condannati alla galera ed anche a morte, avvenne una commessa che assume grandi proporzioni. Il pretesto fu per la qualità e quantità del pane. Verso le 7 pom. i carcerati cominciarono a gridare contro il direttore, ed accompagnavano le grida sbattendo violentemente le trespole e le tavole da letto contro le porte.

Accorrono soldati, carabinieri, il procuratore del re, il Generale, il colonnello, i quali cercano di ristabilire la calma, ma inutile. Ricorrono alle minacce ed a grande stento ottengono una pausa. Creduto cessato il tumulto alcune truppe si ritirano, ma il tumulto incomincia più di prima; ritornano i soldati, ed altri ne sopraggiungono da Porto Empedocle. Alcuni carcerati riescono a smuovere una robusta grata di ferro. Un pelottone si mette sotto la finestra coi fucili spianati; si danno il cambio ogni 10 minuti.

Intanto il tumulto continua, aumenta. Le autorità risolvono di prendere delle misure più energiche; diffatti i soldati lavorano per atterrare le porte, i carcerati si barricano coi letti e urlano selvaggiamente. Il procuratore del Re ed il direttore, con delle truppe entrano nei cameroni e chiamano all'appello i più facinorosi;non rispondono nè alla prima nè alla seconda chiamata; alla terza si minacciano seriamente coi fucili, ed allora uno per uno i camorristi più arrabbiati si presentano con aria innocente e piagnucolosa; così si tolgono dai cameroni e si mettono in locali separati.

Il tumulto cominciò a cessare a stento, e fu finito a notte avanzata. Intanto in città si sparge la voce che molti detenuti sono fuggiti;la popolazione si spaventa, l'è un chiudere in fretta finestre e porte. Alcuni soldati reduci dal carcere arrivano in paese, si fermano, fanno frastuono di armi. Tutto ciò di notte: si è creduto dai cittadini fosse un attacco coi fuggiaschi;il panico diventa paura, la confusione smarrisce gli animi più freddi.

Un fuggi fuggi indiavolato, che a stento si potè frenare. Insomma la fu una notte cattiva che passarono i buoni Agrigentini.
E' vero che da qualche giorno l'appaltatore forniva del pane pessimo, tanto che il direttore lo protestò e supplì con pane ordinario, ma fu un pretesto più che altro. E' biasimevole il sistema di tener chiusi per molto tempo nelle carceri giudiziarie anche i condannati alla galera a vita ed a morte, nè so comprendere come simili fatti si debbano verificare.

1 agosto 1879. Nelle vicinanze di Carini, giorni orsono, un certo Grillo voleva assassinare una intera famiglia pel solo gusto di possedere un fondo, che senza quella famiglia gli avrebbe appartenuto. Andò verso sera a trovare questa famiglia, composta dal marito, la moglie ed un figlio, e ridendo e scherzando, con un pretesto (non so quale) ridusse il marito, che si chiamava Addoli, a calarsi in un pozzo abbastanza profondo e pieno d'acqua.

Quando vide che l'Addoli era in istato da non poter reagire afferrò velocemente la moglie e la gettò sopra il marito, e poi fece lo stesso del ragazzino. Fortunatamente passavano in quel momento due giovanotti contadini, i quali, udite le grida delle vittime, soccorsero, liberarono i tre bagnanti... forzati, che stavano attaccati a fior d'acqua alla pompa del pozzo, e così furono salvi. Quanto a quella jena di Grillo, non gli restò di meglio a fare che darsi alla latitanza. Ma chissà se troverà una tana da nascondersi! Indovinala... grillo.

5 marzo 1894. Giorni addietro partivano da Girgenti su un carro guidato da Restivo Vincenzo per andare a Palma Montechiaro, l'avv. Domenico Damiani, Giovanni Petroni, Fiorentino Anna e Scichilone Giuseppa. Vicino la sulfara Croca furono fermati da cinque malfattori avvolti negli scapolari, col viso bendato da fazzoletti e armati fino ai denti, imponendo il sacramentale faccia a terra.

I poveretti, onde scampare da sicura morte, dovettero scendere dal carro e ubbidire alle lugiunzioni dei feroci grassatori, i quali rubarono al carrettiere L.60 e al Damiani il portafogli. Ed ancora l'altra notte presso Favara alcuni malfattori strangolarono il povero vecchio Milioto Calogero di anni 77, pastore, il quale trovavasi in una madra, vicino al paese, a guardia delle sue capre. Per finire di notte tempo presso Sant'Angelo Muxaro, in contrada Silvestre, alcuni malfattori, per spirito di vendetta uccidevano a colpi d'arma da fuoco una mezza dozzina di buoi ferendone gravemente altrettanti.


5 gennaio 1908. Ecco la fortuna toccata il 2 corrente all'ingegnere Vincenzo Maira di Girgenti, il quale nel mese di dicembre p.p. trovandosi alla sede della Banca d'Italia di quella città la acquistò della cartella n.196785 del Prestito a Premi Cassa Nazionale di Previdenza Società Dante Alighieri, convenendo di pagarne l'importo relativo di Lire 120, in tante rate mensili da lire una.

Il 2 gennaio 1908 ebbe luogo la 6.a estrazione ed il 1.o premio di L. 100.000 è toccato al numero 196785, e siccome è convenuto che anche le cartelle a rate mensili di L.1, dànno diritto a concorrere subito a premi, il detto ingegnere si è trovato fortunato vincitore di L. 100.000 importo del 1.o premio che colla sua solita regolarità la Direzione della Banca d'Italia ha subito messo a disposizione presso quella sede di Girgenti.

E' con questa facilitazione la Banca d'Italia ha reso possibile a tutte le borse di poter concorrere ai vistosi premi di quel Prestito senza alcuna perdita, poichè, come è noto, tutte le Cartelle non premiate, sono rimborsate. Le Cartelle vengono di nuovo messe in vendita dalla Banca d'Italia, e sarà continuata la concessione di acquistare a rate, concorrendo subito anche ai premi numerosi di quest'anno fra i quali verranno sorteggiati quelli di 50.000 lire e di lire 125.000 lire. Molta è già la ricerca di queste cartelle, perchè tutti amano tentare la sorte, senza alcun sacrificio.