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Cara Girgenti mia... 3. puntata: "Un 1877 funesto tra colera, maffia, briganti e altisonanti arresti"

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21 Marzo 1877, la "maffia", con due effe, così come era stata soprannominata in Italia la nascente organizzazione criminale che stava per mettere le sue radici nella nostra terra per sempre, registrava sin dai suoi inizi l'affiliazione dei borghesi, "persone di alto rango" così come li definisce il giornalista di un quotidiano dell'epoca. Ecco il testo dell'articolo, senza firma.

 

"In provincia di Girgenti fioccarono le ammonizioni. L'alta maffia ha colà le sue radici più profonde. Persone di alto rango, baroni, cavalieri, notai, proprietari terrieri, vennero riconosciuti pregiudicatissimi per le relazioni con quanto la maffia ha più di potente. E ieri l'altri furono tutti ammoniti. E' proprio sconsolante il vedere quelli che per i propri mezzi dovrebbero dare buoni esempi di onestà, di educazione, essere i primi a fare il male, ed a dimostrare animo depravato, depravati costumi".

Nello stesso giorno di quel lontano marzo doveva giungere a Girgenti, in visita ufficiale, il principe Carlo di Prussia.

Questo era anche il periodo del colera, questa terribile malattia, che causò migliaia di morti in provincia. Pensate che nella sola provincia di Girgenti ci furono 16.014 casi e tra questi ben 7.310 furono i decessi. Una ecatombe considerato che in tutta Italia i colpiti dal male furono in tutto 63.365 di cui 32.074 morti. Rapportando i due dati, nella sola provincia di Girgenti vi furono il 25,5% del totale dei malati in Italia.

Fu un periodo triste per la nazione ma in particolare per la nostra provincia, ecco ad esempio cosa accadeva a Naro: "Il consiglio comunale di Naro i di cui membri essendo stato colpito dal colera il sindaco avv. Benedetto Celauro e gli assessori, od ammalati o lontani, rifiutaronsi di assumere la gestione del municipio. Collo stesso decreto era nominato delegato straordinario il delegato di pubblica sicurezza signor Giuseppe Scaletta. Essendo questi rimasto vittima del colera mentre adempiva con singolare zelo ed abnegazione il duplice ufficio di delegato e di ufficiale di pubblica sicurezza, con successivo R. decreto del 20 giugno 1877 venne nominato alla stessa carica di delegato straordinario di Naro, l'avv. Achille Mazzarella, delegato di pubblica sicurezza". Ma non solo a Naro avveniva questo fuggi-fuggi anche in altri paesi della provincia la gente non rischiava di venire a contatto con i malati".

Nella nostra disgraziata città non c'era solo un problema di estrema povertà e di miseria, ma parallelamente alla disoccupazione cresceva la criminalità all'epoca rappresentata non solo dalla nascente "maffia" ma anche dai briganti, persone senza scrupoli che erano il terrore dei cittadini onesti.

I giornali del maggio del 1877 narrano che nel maggio di quell'anno furono ben trecento i criminali arrestati: "Migliori notizie giungono dalla provincia di Girgenti le cui campagne erano non ha guari percorse da malfattori d'ogni generazione. Trecento di essi caddero recentemente nelle mani della giustizia e morto il famigerato Vella, che empieva il paese di terrore. La amministrazione dà seriamente opera a tornare la tranquillità in quella sfortunata contrada. Vi s'invigilano ora le persone sospette, si tolsero le licenze di porto d'armi concesse imprudentemente, si punirono alcuni ufficiali della sicurezza pubblica che non bene soddisfacevano al loro dovere. Brevemente è rinata fiducia in quella popolazione. Il prefetto ha consigliato alla Provincia la contrattazione del mutuo di un milione e mezzo per intraprendere delle opere pubbliche".

Ed ecco per concludere cosa il 18 aprile 1877 i giornali scrivevano sui capi-maffia, briganti, sui malandrini o criminali in genere arrestati: "La promozione del Malusardi a prefetto di prima classe ha fatto ottima impressione. La guerra contro i malandrini continua terribile. Tanto che il prefetto stesso, il quale giorni sono avea fatto affiggere per la città un elenco dei diciotto latitanti più pericolosi, colla indicazione dei premi dovuti a chi li consegnerebbe alla giustizia, ora ha già dovuto far cancellare i nomi di cinque di essi. Del resto se questi risultati sono soddisfacentissimi, e ci danno a sperare di poter presto percorrere, senza tema alcuna, le nostre campagne liberamente, è però sconfortante il pensare come nella vicina provincia di Girgenti di giorno in giorno si vadano scoprendo capi-maffia nelle stesse fila dell'alta società. Qual triste esempio al popolo! Fortuna che l'Autorità locale non guarda in faccia nè ai blasonati, nè ai ricchi proprietari, e, pure sfidando la potenza della maffia sa arrestarli senza pietà! E' a credere che strappando quelle radici anche la provincia di Girgenti non avrà più a lamentare tanti delitti".