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Etica mafiosa ed islamica e la benevolenza della sinistra italiana nei confronti dell'Islam di Letizia Schmit

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Quarta parte della serie di articoli e considerazioni sulla mafia curata dalla scrittrice toscana Letizia Schmit, che, in esclusiva per il nostro giornale scrive in questa puntata del parallellismo e delle affinità per certi versi sorprendenti tra etica mafiosa ed islamica. La Schmit coglie l'occasione anche per ringraziare i numerosi lettori che stanno apprezzando il suo lavoro di ricerca, in esclusiva, attraverso le pagine virtuali de L'Altra Agrigento. Buona lettura.

Mi interessa molto farvi leggere questo studio di Luigi De Marchi preso da: Il Solista.

Tratta del parallelismo che ho trovato fra etica Mafiosa e etica Islamica, del resto non bisogna dimenticare che di Islam è ricca anche l'Arte Siciliana e poi gli arabi furono in Sicilia nell' 840, il centro di Sciacca venne occupato dagli Arabi, promettendo obbedienza e tributi: da allora si chiamò col nome attuale. Il nome "Sciacca" ha origini diverse. Alcuni studiosi fanno derivare il nome dal vocabolario arabo "Syac" che vuol dire "bagno"; altri da "al Saqqah" che vuol dire la "separante"; comunque il più attendibile risulta essere "Shaqqa" derivante da "Shai al Quaaum.
Anche il dialetto siculo è ricco di parole arabe. E per ultimo, i tratti morfologici degli abitanti, a differenza di Palermo dove sono stati piu' a lungo i Normanni, sono prettamente arabi.

Psicologia, Etica mafiosa e islamica: molte affinità di Luigi De Marchi

Nell’orgia di esecrazioni antislamiche dell’odierna congiuntura terroristica nessuno, ch’io sappia, sembra accorgersi che, eccettuato il fenomeno estremo dei kamikaze, un piccolo Islam integralista, una sorta di “Little Mecca”, per dirla all’americana, noi ce l’abbiamo da secoli in casa. Ed è la mafia, una parola che non a caso molti etimologi fanno derivare dall’arabo maefil (consorteria) o mahias (spacconeria).

Certo è che, riflettendo ieri sull’etica islamica integralista mi sono accorto di quante somiglianze essa abbia coll’etica mafiosa. Me ne sono venute in mente subito una decina, ma una ricerca più accurata ne troverebbe, credo, molte altre.

Anzitutto, nell’etica mafiosa come in quella islamica domina l’obbedienza indiscussa ai vertici e al capo: l’una come l’altra è governata da un’oligarchia ( i mullah o gli ulema nell’Islam, i boss nella mafia, che conservano anch’essi tracce di sacralità nel loro appellativo di “mammasantissima”) e da un’obbedienza cieca dei gregari al capo supremo.

L’una come l’altra si fonda su un’organizzazione essenzialmente maschile, dominata da una mentalità ossessivamente maschilista.
Nell’una come nell’altra la subordinazione della donna all’uomo è totale.
Nell’una come nell’altra il vincolo familiare è sacro.
Nell’una come nell’altra l’adulterio femminile è punito con la morte.
Nell’una come nell’altra vige la regola della vendetta (legge del taglione o dello “sgabbo”) e anche della vendetta trasversale (colpire i familiari o gli amici del nemico).
Nell’una come nell’altra la violenza è spesso occulta e ufficialmente negata. Così, per esempio, Bin Laden proclamò a lungo la sua estraneità al massacro delle Torri Gemelle, esattamente come fa un qualsiasi mammasantissima all’indomani d’un delitto di mafia.
Nell’una come nell’altra la doppiezza è considerata non solo legittima, ma doverosa.
Nell’una come nell’altra sono prassi quotidiana il sequestro e l’assassinio degli innocenti come strumento di estorsione o ricatto nei confronti della persona o del gruppo da coartare.
Nell’una come nell’altra l’omosessualità è tanto ferocemente esecrata e punita quanto segretamente diffusa e bramata.


A questo punto s’impongono però due interrogativi. Perché, recita il primo interrogativo, tante somiglianze ? Una prima, ovvia risposta è che in Sicilia, patria della mafia, gli arabi hanno dominato a lungo ed hanno lasciato un’impronta profonda della loro cultura e mentalità. Ma, a mio parere, la risposta più vera ed esauriente (perché idonea a spiegare tante altre analogie con tante altre culture non solo mediterranee e non solo islamiche) va cercata nella sfera psicologica. Come già Wilhelm Reich evidenziava negli anni ’30 in “Psicologia di massa del fascismo”, la personalità patologicamente maschilista esprime a tutte le latitudini ed in ogni epoca alcuni tratti comuni: disprezzo per la donna, esaltazione della virilità, omosessualità sadica latente, prepotenza con i deboli, gregarismo verso i potenti. Se impostiamo così il problema, possiamo assai meglio capire come questi tratti psicologici e comportamentali siano osservabili nelle più diverse culture, e non solo in quella islamica, ove peraltro sembrano più diffusi e radicati.

L’altro interrogativo, non meno intrigante, suona così: perché la sinistra nostrana, che si sbraccia a proclamare a pranzo e a cena la sua implacabile ostilità verso la cultura mafiosa, mostra invece tanta benevolenza e indulgenza verso la cultura islamica ?

Anche qui c’è una prima risposta di carattere storico. La sinistra, soprattutto quella comunista che in Italia è stata sempre egemone, ha una tradizione quarantennale di alleanza con le dittature e le satrapie arabe più aggressive e antioccidentali che, mentre ingrassavano sulle proprie rendite petrolifere, si associavano con entusiasmo alle invettive anticapitaliste delle dittature marxiste. La benevolenza e l’indulgenza verso i regimi arabi più accesamente antioccidentali, quindi, hanno radici antiche nella nostra sinistra.

Ma anche qui la risposta più esaustiva e convincente è di carattere psicologico. Specie da quando la storia ha dimostrato che l’unico sistema economico efficiente e capace di produrre ricchezza e di diffonderla (sia pure con molte sperequazioni) è quello capitalista, queste vedove del marxismo non riescono più a trovare giustificazioni razionali all’odio antioccidentale in cui sono vissute per tutta la loro vita e trovano quindi modo di esprimerlo solo appoggiando tutti i nemici dell’Occidente e dell’America (cubani, africani o arabi che siano) e trasformando il proverbio francese “gli amici dei miei amici sono miei amici” in un più cinico “i nemici dei miei nemici sono miei amici”.

Certo la condizione delle vedove del marxismo è davvero tragicomica. E’ gente costretta, dal suo patetico conformismo dell’anticonformismo, a tifare per chiunque detesti l’Occidente e a rilasciargli patenti di legittimità rivoluzionaria, anche se si tratta spesso di tiranni feudali e sfruttatori che tengono i loro popoli nella miseria e le loro donne nella schiavitù, nuotando nel lusso e nella prostituzione miliardaria, appunto alla maniera dei mafiosi.

 

Letizia Schmit

continua