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Michele Cimino e quei racconti dei pentiti: "abbiamo comprato cinquecento voti"

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Michele Cimino, Pdl, eletto in Provincia di Agrigento. Abbiamo rischiato di perderlo su un volo Palermo-Roma, assieme ad altri parlamentari regionali. Durante il volo l’aereo virò improvvisamente provocando panico a bordo.

Ci siamo preoccupati - raccontò Michele Cimino -. Avevo un bicchiere di tè in mano che è finito dove non era previsto. In molti si sono spaventati parecchio, questo non si può negare, ma per fortuna siamo arrivati tutti sani e salvi”. Mentre cercate di immaginare in quale posto sia finito il the ciminiano, è bene ricordare anche qualche altra disavventura terrena, non aerea, vissuta dal giovane assessore agrigentino.

 

Nel 2001 la Direzione Distrettuale Antimafia avvia un’indagine su alcuni intrecci tra mafia e politica agrigentina. In sostanza, secondo l’ipotesi della Dda, alcuni boss di Agrigento avrebbero contribuito all' elezione di Michele Cimino all' Assemblea regionale siciliana in cambio di denaro. Nell’inchiesta, in cui sono state arrestate dieci persone.

Alle regionali del 2001, il pacchetto di voti della mafia sarebbe stato messo a disposizione di Michele Cimino, che in effetti conseguì un risultato straordinario e fu il primo degli eletti. Cimino è stato solo colpito “di striscio” dall’indagine. Per lui ci sono solo le confidenze dei capimafia che intercettati, parlano di lui. Ma il procuratore di allora, Pietro Grasso, non fa giri di parole: “In questo caso cosa nostra ha appoggiato un esponente politico della Casa delle Libertà, ma non si è proceduto per mancanza di prove. Dalle intercettazioni non siamo riusciti a risalire alla dazione di denaro”. In pratica, per la Procura, era certo che l’indegno scambio fosse avvenuto.

E’ anche Calogero Lavignani, accusato di associazione mafiosa, coinvolto nell’inchiesta, che cita l' esempio di Michele Cimino: “Quando si è portato allora ci furono ordini di scuderia, gli è arrivato l' ordine dall' alto di votare per Michele Cimino, tutti per lui sono stati, qualche mille voti ha preso. Vedi che per le regionali tutti i voti che abbiamo comprato, a cinquecento voti siamo arrivati e se non c'ero io che ci facevo chiudere quell' accordo di là e tutte le persone che avvicinavo io, niente prendevano”. L’importo che Cimino avrebbe pagato a cosa nostra sarebbe sui 40 milioni di lire. Il tramite, sempre secondo le indagini, sarebbe stato Salvatore Lauricella, referente a Porto Empedocle di Cimino.

Per chiudere con Cimino vale la pena ricordare le parole del Pm Scarfò durante la requisitoria del processo Fortezza 2 “cosa nostra alle Regionali del 2001 ha appoggiato Forza Italia e in particolare l' attuale assessore regionale alla Presidenza Michele Cimino”. Il pubblico ministero ha dato per scontato che Giovanni Putrone, fratello del boss Luigi Putrone, avrebbe fatto campagna elettorale per l'attuale assessore regionale alla Presidenza Michele Cimino e dicendo che “in occasione delle regionali del 2001 l' incremento elettorale di Cimino si è elevato a Porto Empedocle grazie all' apporto di cosa nostra”. Non ricordo magistrati esprimersi in termini così netti nemmeno di fronte ad una flagranza di reato.

Con questo non voglio mancare di rispetto ad un sopravvissuto ad un disastro aereo evitato all’ultimo minuto, che ha lasciato però evidenti segni sul corpo (non sappiamo dove) dell’assessore Cimino.

Dal settembre 2010 Cimino è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Dda palermitana. Per l'accusa Cimino avrebbe fatto favorito le cosche dell'agrigentino attraverso l´assegnazione di appalti pubblici a imprese in odore di mafia, ricevendo in cambio denaro. Così come indagato è il padre di Cimino, Gioacchino, per voto di scambio: sarebbe stato lui a versare soldi e abiti ai boss per far votare il figlioletto. Se uno più uno fa due... è una famiglia!

di Benny Calasanzio (per gentile concessione, tratto dal libro Disonorevoli Nostrani).

LE DICHIARAZIONI DI DI GATI

Di Gati su Cimino e sindaco:
DI GATI: Sempre attraverso AQUILINA ho saputo che erano stati promessi soldi per questa gara sia all’onorevole CIMINO che al Sindaco.

Di Gati su Cimino/parcella:
DI GATI: so che il sindaco si è lamentato molto che hanno ritardato a darglieli, poi se glieli hanno dati anche al CIMINO, non so la cifra, io gli avevo promesso che se il lavoro lo facevo io, gli davo… l’importo era di 4.500.000 euro, mi sembra che era… gli davo un 80.000 euro al sindaco e in più la parcella che toccava all’onorevole.
P.M.: DI GATI: all’onorevole?
DI GATI: CIMINO

Di Gati su Cimino:
Altro finanziamento ottenuto grazie ai favori del CIMINO è quello di Castrofilippo, intorno al 2003 per la realizzazione di capannoni del mercato ortofrutticolo. Il Sindaco di Castrofilippo di nome Totò, da sempre vicino a cosa nostra, alla famiglia locale e a quella di Canicattì, (che in sede di verbalizzazione riassuntiva ricorda fare di cognome IPPOLITO), su mia sollecitazione, ebbe un contatto con Giovanni AQUILINA per sapere se c’era spazio per un inserimento nella gara e nei successivi lavori per la famiglia di Racalmuto e di Grotte. Il Sindaco organizzò un incontro con la presenza anche dell’imprenditore PALILLA di Camastra; AQUILINA seppe in questo incontro che il finanziamento era stato ottenuto grazie all’interessamento dell’on. Michele CIMINO e che la gara doveva essere vinta da PALILLA, anche se non avrebbe figurato lo stesso ma qualcuno vicino a lui.

Il 3 per cento descritto da Di Gati:
P.M.: E in cambio di tangenti ha detto?
DI GATI: Sì, hanno pagato (inc.)
P.M.: Per questo lavoro in particolare?
DI GATI: …si pagano sempre il 3%.
P.M.: (inc.)
DI GATI: 3%.