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Le Giornate dell'Economia rilanciano la questione meridionale

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In dieci punti, stilati al termine della terza edizione de “Le Giornate dell’economia del Mezzogiorno”, il comitato scientifico della manifestazione ha tracciato le linee d’intervento per il rilancio del Mezzogiorno. Il decalogo è stato accolto positivamente dai rappresentanti del Governo regionale che questa mattina hanno partecipato all’ultima giornata di lavori dedicata interamente al XIV Osservatorio Congiunturale. La kemesse, che in cinque giorni ha visto a Palermo la partecipazione di centinaia di relatori del mondo dell’economia, dell’imprenditoria e della politica, è stata premiata dal presidente della Repubblica Napolitano con una prestigiosa medaglia in bronzo. Di seguito i punti: - conti in regola,
- fiscalità di vantaggio ed eliminazione del cuneo fiscale per il mezzogiorno,
- federalismo fiscale su due gambe (riforma fiscale e perequazione infrastrutturale)
- dopo Torino, Milano 2015 e la candidatura di Roma per le Olimpiadi, Palermo capitale della cultura nel 2019,
- una grande rete televisiva pubblica nell’area
- quadruplicazione, da qui alla fine della legislatura, degli importi degli investimenti provenienti dall’esterno dell’area,
- passare dal disimpegno automatico alla sostituzione dei poteri,
- completamento delle grandi reti transazionali fisiche e virtuali,
- inserimento del silenzio-assenso dopo 2 mesi in tutte le operazioni con la PA
- pagamenti entro due mesi di tutti i crediti nei confronti della PA (comuni, province, regione, Stato).

La classe dirigente del Paese sul Mezzogiorno ha fallito – ha detto il presidente della Fondazione Curella, Pietro Busetta –. Se il Mezzogiorno è ancora oggi in emergenza la responsabilità è di chi ha avuto il timone del comando. Non possiamo più accettare i famosi due tempi, che prevedono prima la ripartenza della ‘locomativa Nord’ e poi il rilancio del Mezzogiorno. Da Palermo affermiamo ad alta voce che non ci sta più bene. Non può esserci un primo e un secondo tempo perchè nel frattempo i giovani saranno andati via tutti. E' inutile che da Roma ci promettano la perequazione infrastrutturale, che costa 60 miliardi, poichè Roma questi soldi non li ha. Se vogliamo che i nostri figli rimangano nel Mezzogiorno l'unica soluzione è l'attrazione di investimenti territoriali; è necessario attirare i grandi gruppi internazionali e crescere nel turismo e nel manifatturiero. Occorre mettere le grandi aziende nelle condizioni di insediarsi anche in Sicilia e restare. Ciò può avvenire solo con l'infrastrutturazione. Tra i dieci punti sottolineo i conti in regola, indispensabili altrimenti non ci fanno sedere al tavolo; e poi la fiscalità di vantaggio, pensiamo ad un dieci per cento per chi investe in Sicilia nell' innovazione tecnologica altrimenti gli investitori andranno in Tunisia o in Cina. Inoltre l'eliminazione del cuneo fiscale, che nel Mezzogiorno non ha senso di esistere”.
Ovviamente non posso che trovare condivisibili tutti i punti a partire da conti e carte in regola per la Sicilia” ha detto l’Assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, che questa mattina ha partecipato al dibattito. “La manovra economica di risanamento che stiamo avviando – ha aggiunto – è preordinata a far conseguire alla Sicilia quella credibilità che deriva solo dall’avere i conti e le carte in regola. Senza questo possiamo solo andare in giro per l’Italia con il cappello in mano a mendicare qualche prebenda e saremo schiacciati da un federalismo che certamente sarà fatto contro gli sprechi del Sud. Se, invece, vogliamo essere in grado di discutere su un federalismo equo e dobbiamo avere le carte e i conti in regola. Già i primi riscontri della manovra portata avanti dal Governo regionale ci sono, siamo riusciti ad ottenere l’apertura del tavolo per la perequazione infrastrutturale convincendo prima le regioni a statuto speciale, poi tutte le regioni e adesso anche i Ministri Calderoli e Fitto che ne hanno dichiarato l’apertura. Il programma nazionale che sta per essere presentato come piano per il Sud, è in questa prima fase abbastanza contenuto nelle iniziative. Speriamo che nella sua formulazione finale abbia veramente quel respiro che necessita al Mezzogiorno. Il federalismo cammina su due gambe: la perequazione fiscale e la perequazione infrastrutturale, senza queste due gambe il federalismo non cammina. La prospettiva di un federalismo di serie A per quelli che hanno i soldi e di serie B invece per quelli come noi del Mezzogiorno che non ne abbiamo è inaccettabile e va respinta”.
C’è bisogno di stabilità, di serenità e bisogna remare tutti verso la stessa direzione. Occorre abbassare i toni e condividere i medesimi obiettivi”. Lo ha detto il presidente dell’Ars, Francesco Cascio, nel corso del suo intervento, commentando l’attuale momento politico-economico regionale. “In questo ultimo anno – ha aggiunto Cascio – abbiamo fatto poche leggi per rispondere alle richieste e alle emergenze che ci sono; la finanziaria approvata dopo tre esercizi provvisori e poi solo poche altre cose. Ci siamo ritrovati a parlare di riassetto di governo e di fatti di cronaca giudiziaria. Dobbiamo renderci conto che le situazioni di emergenza vanno affrontate e che ci vuole un cambiamento di rotta”. Secondo Cascio, inoltre, “i fondi europei e i fondi Fas sono al palo, stiamo assistendo alla non partenza del quadro strategico nazionale. La spesa dei fondi europei qui in Sicilia e’ stata anche in parte bloccata dal clima di instabilità politica e nel mentre la disoccupazione continua a salire. Adesso bisogna fare uno sforzo di comunicazione e dialogo, perchè il 2011 potrebbe essere anche un anno più difficile di quello che si sta chiudendo. Ricordiamoci – ha ammonito il presidente dell’Ars – che secondo i dati Svimez la chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imerese potrebbe portare una riduzione del Pil dello 0,5%. Lavoriamo tutti insieme – ha concluso – perchè la situazione non diventi ancora più drammatica”.
Tremonti sta deliberatamente uccidendo il Mezzogiorno – ha detto Gianfranco Viesti, dell’Università di Bari – si stanno distruggendo i grandi servizi pubblici nazionali e si stanno ridistribuendo le risorse togliendo al Sud e ai ceti più deboli. L’unico obiettivo è aumentare il tasso degli occupati. Serve un piano del lavoro, se facciamo sì che metà dei giovani e delle donne del Sud lavorino, abbiamo risolto gran parte dei problemi. Per fare questo bisogna lavorare su tempi medi, bisogna mirare su progetti che camminano fin dal primo giorno, serve inoltre una enorme selettività sui destinatari finali di questi progetti”.
Non possiamo che accogliere con compiacimento l’iniziativa del Governo, segno di un’esigenza condivisa di rilancio di una politica per il Mezzogiorno” ha detto Riccardo Padovani, Direttore della Svimez. Si tratta di una preziosa occasione “per definire i confini delle ‘politiche generali nazionali’ (ordinarie) e della ‘politica regionale di sviluppo’. Le politiche regionali di sviluppo devono poter perseguire esclusivamente l’obiettivo della crescita economica, con interventi nel capo della dotazione infrastrutturale e del sostegno all’espansione dei settori produttivi, e non sostituirsi alle azioni pubbliche ordinarie destinate all’intero Paese. Occorre concentrare ‘gli interventi su poche priorità strategiche’ e garantire risorse certe, congrue, erogate in modo tempestivo”.
È necessario quindi – ha concluso Padovani – una ‘Conferenza delle Regioni Meridionali’ in cui ricostruire l’interesse complessivo della macroarea attraverso più proficue ed efficaci collaborazioni tra le Regioni meridionali e tra esse e il Governo centrale. Il Sud è un’area che ha bisogno di “fare rete” su un piano politico alto: un’infrastrutturazione ideale che scongiuri il ripiegamento particolaristico”.
E’ molto importante valorizzare al massimo i nostri beni culturali che possono diventare domani il vero traino per invertire questa tendenza negativa in termini di presenze e turismo – ha detto Sebastiano Missineo, Assessore Regionale dei Beni Culturali e Identità siciliana –. Il federalismo fiscale, se ben applicato, è sicuramente un’opportunità, l’importante è che non si parli di federalismo culturale perché la cultura è transnazionale e deve essere valorizzata con un’aggregazione di identità e di tradizioni”.
La verità – ha dichiarato nel suo intervento l’Assessore all’Istruzione della Regione siciliana, Mario Centorrino – è che il federalismo è la bandiera di un partito che vuole raccogliere voti. Non possiamo accettare che i fondi Fas siano utilizzati per non fare pagare le multe ai coltivatori di latte del Nord, questi fondi sono basati ormai su forme di omologazione politica. A seconda della conformazione politica della Regione vengono utilizzati sottoforma di premio o di vendetta, ‘vi diamo o non vi diamo i Fas’. A tutto ciò si aggiunge una progressiva mancanza di interesse della classe dirigente per la questione meridionale, probabilmente per la paura di essere penalizzati dal voto del Nord. E’ evidente che, eccetto Schifani, tutte le posizioni di potere sono di esponenti settentrionali, dai segretari di partito ai ministri con un buon portafoglio”.
“Accogliamo positivamente le proposte formulate nel corso delle Giornate dell’Economia – ha affermato Andrea Piraino, Assessore Regionale della Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro – perché siamo già impegnati a sistemare i conti e ad adeguarci strutturalmente ed organizzativamente per affrontare una nuova fase non più fondata sull’assistenzialismo ma su uno sviluppo che si basi sulle nostre capacità. Dobbiamo metterci al servizio dei cittadini per valorizzarne le capacità”.