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Storia della "Maffia", l'ascesa della Dc e del PSI. Aneddoti e riflessioni di una toscana-siciliana

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Seconda puntata della serie di racconti, storie, riflessioni e aneddoti che ci propone la scrittrice toscana Letizia Schmit da anni ormai trapiantata in Sicilia e da tempo residente in provincia di Agrigento. In questa puntata, la Schmit ci parla della mafia vista da una non siciliana, da storie vissute a Palermo in pieno periodo di attentati e omicidi di uomini dello Stato, all'incontro casuale con personaggi mafiosi di cui non conosceva l'appartenenza (Buscetta ad esempio).

Buona lettura.

Storia della "Maffia". La mafia e la Sicilia vista da una toscana di Letizia Schmit.

Cominciamo col fare una piccola storia del perche' nasce la "maffia" in Sicilia. La Sicilia, è una terra che da pochissimi anni ha ottenuto la sua autonomia. E' stata una terra da lungo tempo di dominio dello straniero, dagli arabi ai normanni, dai borboni agli austriaci. La Sicilia si è difesa sempre dai dominatori come ha potuto. La "maffia" nasce a difesa della popolazione dal dominatore, che pero' non dice che fa anche i suoi interessi, per cui entra nel cuore del popolo che si vede difendere da essa nei sopprusi. Ma siccome "per niente non fa niente nessuno", diventa essa stessa un potere nel potere. Prima quello agrario, e poi quello politico centrale. La "maffia" ha una sua etica e una sua piramide gerarchica chiamata cupola. L'etica "maffiosa" è: mai mettersi contro il potere politico, semmai corromperlo, in cambio di voti.

Tutto cio' che non è siciliano è il nemico ed è il nemico anche chi sta con il potere centrale, cioe' Roma. E' nemico il baronato ed è nemico chiunque abbia potere nelle sfere dello Stato, ma non si uccide nessuno, è ammesso corromperlo per nostri fini, fini della mafia. Il loro potere è lecito perche è "difesa del popolo..." non dicono che in realta' è difesa dell'organizzazione. La gente si fida piu' della "maffia" che dello Stato. Questa morale penetra nelle coscienze del popolo che si vede difendere da essa nelle diatribe quotidiane spicciole e nelle elargizioni di forza lavoro.

Si risolvono questioni di tradimento familiari, di piccoli sopprusi e tanto altro faccia parte del quotidiano. La "maffia" comincia ad essere ben vista dal popolo. Invece non è ben visto l'organismo statale che non fa gli interessi del popolo ma di alcune fasce sociali benestanti, che con la "maffia" viene a patti in uno scambio che va dal: "niente sacciu, niente vitti e niente vogghiu sapiri e anche chiddu che ora staiu dicennu nun lo dissi" che tradotto fa "Niente so, niente ho visto e niente voglio sapere e anche quello che sto dicendo non l'ho detto".

Dagli anni '50 in poi la "maffia" diventa con un f sola "mafia" e si allarga agli affari con i siciliani in America espatriati dalla fine dell'ottocento e gia facenti parte dell'organizzazione americana di Al Capone, naturalmente i discendenti, che in negli States gia' erano riusciti a penetrare nella sfera politica. Giuliano, negli anni post bellici, è la prima vittima di questi raggiri politici. Dagli anni '50 in poi la mafia, non piu' maffia, si trasforma in delinquenza in un crescendo sempre piu' vasto. Cominciano gli affari grossi:Edilizia e poi droga, prostituzione e pizzo. Cambia anche l'etica mafiosa, cadono sotto i colpi, anche uomini dell'apparato dello Stato. L'edilizia è ancora ben forte in Sicilia e bisogna corrompere pezzi dello Stato per fare gli interessi della mafia, in cambio di voti. In quel periodo comincia una guerra fra clan che si attestano spazi e affari. Si comincia ad intravedere il rapporto tra mafia e politica. Cadono molte teste dall'una e l'altra parte. La legge mafiosa è spietata e tutto cio' che si contrappone ai loro affari cade. La vecchia maffia quella dal codice morale:"mai mettersi contro lo Stato", viene meno. Cosi' come: Mai mettersi contro l'apparato dello Stato, ma limitarsi a corromperlo, quindi, niente morti. Mai commercio di droga e ricatto industriale. Questa vecchia morale nella nuova mafia non esiste piu'.

Negli anni '70 dopo la morte di alcuni capi storici della vecchia maffia, subentrano i nuovi che allargano i loro interessi corrompendo i politici in cambio di voti e per avere leggi e leggine in loro favore con l'aiuto di pezzi della politica i quali, per la loro sete di potere, non si fermano neanche di fronte all'illegale. La Mafia ha un certo potere nel tessuto sociale e questo gli permette di farsi il pacchetto voti in cambio di qualche agevolazione nella ricerca di "U postu" nella pubblica amministrazione. Morti i capi storici che erano contrari al commercio di droga, oggi gli viene aperta anche questa porta, i nuovi capi non disdegnano piu' questi affari, la mafia comincia ad avere un aspetto diverso, assumono manalovanza fra i giovani disoccupati e desiderosi di guadagno facile, non considerando, i poveri tapini, che il lavoro del mafioso è a rischio perenne di vita.

La ascesa della Democrazia Cristiana al potere e per ben una cinquantina d'anni fu una roccaforte a prova di bomba;
La Dc, quella del miracolo economico ,anni 60-70, quella della cambialina, quella del paghero', quella che permise a tutti gli italiani una macchinetta, quella del benessere insomma.
In quel periodo, nella politica, si instauro' una coscienza a dir poco strana ma era un modo di fare che non aveva l'aspetto che oggi gli si darebbe, cioe': corruzione, era semplice raccomandazione.
Essere raccomandato era un naturale modo di pensare e di agire: "Senza la raccomandazione dei santi nemmeno si va in paradiso...:" non siamo tenuti a sapere chi ci raccomanda, basta che vada in porto la raccomandazione.
Agli esami, ci si fa raccomandare dai professori, da qualche uomo importante che possa arrivare alla commissione, ai concorsi idem.
Negli affari, dal personaggio di spicco, in Rai dal politico, insomma non c'è un personaggio che non si sia fatto raccomandare per qualcosa, che non abbia trovato un posto di lavoro senza raccomandazione.
In Rai nel ventennio che ci ho lavorato, circolava un detto:in Rai si assume, uno di destra, uno di sinistra e uno bravo.
Chiaramente quello di destra (che era il Dc) e quello di sinistra (PcI e Psi) venivano raccomandati dal partito, quello bravo, o per sue effettive qualita' o dall'uomo importante del luogo: "Chiddu sintutu" quello che viene ascoltato, un potente normalmente.
I partiti come stavano in piedi? Con la "bustarella" di grossi industriali che oliavano le stanze dei palazzi a Roma, per avere in cambio leggine varie e decreti per scavalcare difficolta'amministrative. La classica bustarella entrata a far parte naturale del sistema. Nessuno si sarebbe sognato di definirla:"corruzione" doveva arrivare Di Pietro per questo, ma eravamo ancora molto lontani...e la bustarella la prendevano tutti i partiti dal piu' piccolo al piu' grande...la piu' grossa la prendeva il Pc dalla Russia e la Dc dall'America nessuno si sognava di farla passare come corruzione e lo si sapeva tutti che le cose andavano cosi'.

Ricordo che in quel periodo conoscevo un finanziere della tributaria, al quale non mancava proprio nulla in casa, quel che gli passava per la mente "acquistava"...si fa per dire...la moglie elegantissima, la figlia con pellicce, viaggi in localita' esotiche, etc etc ma dove prendeva tutti questi soldi? Non era difficile capirlo...entrava in un negozio in divisa, quello bastava per aprirgli tutte le porte, ma alla gente non sembrava corruzione, ma una normale amministrazione, anzi, era un fortunato,allora i giovani, facevano a gara per poter entrare in finanza, era considerata fortuna non da poco se ci fossero riusciti.
Oggi sarebbero finiti in carcere quei personaggi...si fa per dire; ieri era del tutto naturale e questo per cinquanta anni, non per un breve periodo, praticamente una generazione.
Veniamo alla mafia.
La mafia era importante, il mafioso era un uomo d'onore,questo era il concetto radicato nella coscienza dei siciliani e non solo siciliani.
Ricordo che prima di venire a vivere in Sicilia, ero stata mandata a Milano per lavoro, un breve periodo. Mi trovavo in un albergo e in quell'albergo c'erano due distinti signori i quali vedevo al bar dell'albergo quando andavo a sorseggiare un cappuccino. Si scappellavano davanti a me e si prodigavano in gentilezze. Per curiosita' chiesi chi fossero e mi fu risposto:"sono siciliani", e poi aggiunse sotto voce:" due pezzi da 90 della mafia".

Venendo in Sicilia poi seppi chi erano...ma qui non ve lo dico.
Ebbene, anche in quell'albergo, ricordo, i "nordisti" quale rispetto avessero per loro...
Infatti, dei mafiosi si diceva:"uomini di rispetto"...
Quando poi venni in Sicilia, capii che un mafioso era nella comunita' considerato "uomo importante".
Per dire che qualcuno faceva un matrimonio con un uomo di spicco dicevano:"è un dirigente di una grossa azienda, oppure, è un mafioso".
Io all'epoca avevo una radio privata a Palermo e da me venivano un sacco di persone per committenze pubblicitarie, avevo a che fare con tanti personaggi e oggi non ci giurerei forse anche con mafiosi che dall'aspetto, dal modo di trattare e dal volume delle committenze lasciavano intendere questo. Ma secondo voi io avrei dovuto rifiutare un pacchetto pubblicitario?
No! davvero, non potevo mica fare le pulci a chi mi offriva la pubblicita' che mi permetteva di far sopravvivere la mia radio, per giunta comunitaria!
Quando poi uno di questi spari' (lupara bianca) e non se ne seppe piu' nulla...capii con chi avevo avuto a che fare, non potevo sapere chi fosse, per me era una bravissima persona ed un cliente educatissimo.
Non so' con certezza se fosse stato un mafioso o se avesse degli affari con mafiosi, so che in giro si diceva che l'avessero fatto sparire per uno "sgarro" che aveva fatto ad un uomo d'onore, (gli aveva soffiato la fidanzata). Sara' vero? non so.
Vi ricordate di Domino, il ragazzino ucciso a San Lorenzo? bene, si dice che fu ucciso perche' avesse visto o ascoltato qualcosa che non doveva, ne' vedere, ne' ascoltare, o per vendetta.
Avevo la radio a due passi da dove successe il fatto, anzi, quando accadde io ero in radio. Ebbene, si diceva anche che suo padre fosse mafioso. Sara' vero? chiacchiere o verita'?
Ecco, questo era il clima che si respirava negli anni '80 a Palermo.
Vi ricordate del delitto Cassara'? La mia casa è di fronte al palazzo dove fu ucciso, ci separava, perche' ora sono state buttate a terra, una fitta schiera di casette vecchie, abitate da poveracci ed io venendo dalla radio passavo sempre da un varco dove si entrava nel piazzale del palazzo dove avevo l'appartamento. Quella strada, verso quell'ora, formicolava di gente, ma quel giorno era particolarmente deserta.C'era solo un uomo, fermo all'angolo dell'arco da dove sarei dovuta passare. Lo vidi ma non saprei descriverlo perche' quando gli passai vicino ero intenta a fare la curva e quindi alla guida. Entrai nel piazzale, posteggiai la macchina e vidi gli operai sul ponteggio, stavano rifacendo la facciata del palazzo. Era l'ora di pranzo, di solito in Sicilia si mangia piu' tardi, per cui, addebitai all'orario, il silenzio in strada.
Nel mio palazzo stavano rifacendo la facciata come dicevo, e c'erano montati i ponteggi sui quali erano degli operai.
Entrai in casa e dopo un poco sentii una raffica di mitraglia, spaventata mi affacciai alla finestra ma non vidi nulla, solo gli uomini nel ponteggio che scendevano precipitosamente per entrare nel portone d'ingresso. Capii per istinto qualcosa, chiusi la finestra e mi ritirai anch'io precipitosamente con il cuore in gola. Seppi poi cosa era successo. Avevano ammazzato Cassara'.
Vi ricordate la strage della pizzeria di piazza Leoni?
Era una pizzeria vicino casa mia, dove andavo spesso la sera a mangiare una pizza.Un giorno, d'estate, mi trovavo in pizzeria, con mia figlia, seduta all'aperto e accanto a noi c'era una lunga tavolata. Ad un certo punto, venne una persona con un vino pregiato in mano, e mi disse che mi veniva offerto da quel tavolo...sorrisi e ringraziai, non accettare sarebbe stata una scortesia, visto che pensavo festeggiassero qualcosa. Sapete chi mi aveva offerto quel vino? Buscetta in persona. La pizzeria era della di lui sorella.
Dopo un po' di tempo in quella pizzeria, che per fortuna, quella sera io disertai, avvenne la strage, in cui mori' anche il cognato di Buscetta, marito della sorella e quello che mi porse la bottiglia di buon vino. Quello che spesso mi portava al tavolo la pizza, quella persona tanto gentile e cordiale con la quale mi intrattenevo a parlare. Secondo voi potevo sapere con chi parlavo? per me era un proprietario di una pizzeria .Anche a lui ho offerto la pubblicita' della sua pizzeria nella mia radio, che mi commissiono' per un breve periodo, e con la sua morte ci"appizzai" (ci persi) ,la pubblicita'.
Vi ho raccontato tutto questo per dire che, una persona non è tenuta a sapere a chi stringe la mano, o chi ingaggia nella propria azienda.

Disse Cossiga:"Ma come è venuto in mente alla terza carica dello Stato di telefonare a uno che, lo si voglia o no, è un imputato di gravi reati in attesa di sentenza e domani potrà essere un pregiudicato?"

Cossiga puo' dire con certezza a chi ha stretto la mano nel corso della sua esistenza? Io per conto di un giornale andai da lui quando non era ancora diventato presidente della Repubblica.
Venivo dalla Sicilia, che ne sapeva chi fossi? e ci andavo dietro raccomandazione per ricevermi ,non vi dico da chi, ma non mi fece il terzo grado per sapere chi fossi, fu gentilissimo mi rilascio' l'intervista e stop. Quindi, se Dell'Utri è indagato per rapporti con mafia e non è stato ancora giudicato come si fa a dire che non si sarebbe espresso cosi' con una persona non ancora giudicata? Un indagato non è colpevole sino alla prova provata della sua colpevolezza.

Letizia Schmit

continua