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Giornata dell'Economia, dati allarmanti: un siciliano su due può essere considerato povero

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Un siciliano su due può essere considerato povero, è questa è l'impietosa analisi che emerge dagli studi del Cerdfos presentata a “Le Giornata dell'Economia del Mezzogiorno” che si sono svolte a Palermo. I dati rivelano che le famiglie siciliane che si trovano sulla soglia di povertà
sono 480 mila, ovvero il 18% del totale delle famiglie italiane disagiate.

Il 40,3% della popolazione siciliana ha un reddito talmente basso da potere essere considerato povero o prossimo alla poverta’. La Sicilia, inoltre, si presenta oggi come una delle regioni italiane, tutte del Mezzogiorno, con grandi disuguaglianze nella distribuzione del reddito. L’analisi e’ del Cerdfos, il centro studi della Cgil siciliana, ed e’ stata presentata oggi dal presidente Giuseppe Citarrella in apertura del dibattito “Vecchie e nuove poverta’”, nell’ambito delle “Giornate dell’economia del Mezzogiorno” organizzate dalla Fondazione Curella. L’indagine del Cerfdos rivela che su 2.700.000 famiglie in Italia che si trovano nella soglia della poverta’ relativa, il 18% pari a 480 mila famiglie, sono in Sicilia (la regione ha una popolazione pari all’8% del totale nazionale).

Citarrella ha anche sottolinenato l’incidenza del numero degli “scoraggiati” sul totale nazionale: 322.000, pari al 23%, sul dato italiano di 1.389.000. “Sono gli ‘scoraggiati’, sintomo del disagio dell’occupazione giovanile, - ha sostenuto il presidente del Cerdfos - a fare lievitare il tasso di disoccupazione reale della Sicilia fino al 27%”. A “soffrire” di piu’ in una situazione di crisi generalizzata sono appunto i giovani il cui tasso di disoccupazione raggiunge il 38,5% (Italia 25,4%), che diventa 44,2% se si considera il solo segmento femminile. L’andamento della cassintegrazione peraltro, secondo al Cgil, “segnala che la crisi e’ ancora in atto con tendenza in Sicilia ad aggravarsi”.

Il Cerdfos rileva infatti che tra gennaio e settembre 2010 a livello nazionale la cassintegrazione e’ aumentata del 50,5%, mentre in Sicilia del 53,5%. Quanto alla sperequazioni economiche e sociali , il centro studi della Cgil segnala che la Sicilia si distingue per “reddito medio tra i piu’ bassi d’Italia e maggiore concentrazione della ricchezza (indice di Gini)”. “La ricchezza, cioe’- ha spiegato Citarrella- e’ in poche mani, come dice un indice di Gini attorno al 35%, a fronte di tante persone in situazione di disagio”.
Il Paese – ha commentato Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella – non può aver deciso di risolvere il problema del Mezzogiorno con l'emigrazione. O cambiamo regime o affonderemo
Un piano straordinario del governo regionale per il lavoro e maggiori investimenti per lo stato sociale: e’ quello che chiede Mariella Maggio, segretaria generale della Cgil Sicilia, di fronte all’incalzare della poverta’ nell’isola. Per tamponare l’emergenza, inoltre, la Maggio sollecita il rifinanziamento e l’estensione della cassa integrazione in deroga e meccanismi che non rispondano solo ai criteri delle banche per l’erogazione del credito alle famiglie in difficolta’.

La poverta’ -ha sottolineato la segretaria della Cgil intervenendo alla tavola rotonda sulla poverta’ nell’ambito delle giornate dell’economia del Mezzogiorno- riguarda oggi le famiglie, gli anziani, chi ha perso il lavoro chi non lo trova, i giovani, i precari, i cassintegrati. Vecchi e nuovi poveri- ha aggiunto- che, come dimostrano i dati, se non ci saranno interventi che invertano la rotta rischiano di vedere pregiudicato il loro futuro”. Tra gli interventi immediati sul fronte del lavoro e dello sviluppo “che possano traghettare la nostra isola al di la’ della crisi”, la segretaria della Cgil cita quelli per le infrastrutture. “Occorre liberare la funzione anticiclica dell’edilizia- ha detto- cominciando con lo sbloccare i cantieri sottosoglia, quelli cioe’ per importi bassi”.
Un piano per il lavoro, per la Maggio, passa comunque dalla “rivendicazione nei confronti del governo nazionale dei fondi Fas ma anche dal liberare le risorse per investimenti dai vincoli del patto di stabilita’”.

Passa anche per “un investimento deciso sulle politiche energetiche, sfruttando le potenzialita’ della green econonomy e dallo sblocco degli accordi di programma quadro per opere viarie e infastrutturali”. Per la segretaria della Cgil inoltre “e’ il welfare l’altro settore su cui occorre il massimo dell’attenzione, con interventi sui prezzi e sulle tariffe che devono diventare progressive in rapporto al reddito, dando sollievo per questa via alle difficolta’ delle famiglie”. La segretaria della Cgil ha in piu’ punti del suo intervento sottolineato l’importanza della “legalita’per garantire lo sviluppo dell’isola.Legalita’ che va perseguita su tutti fronti- ha sottolineato- e per quanto riguarda specificamente il lavoro su quello della lotta al lavoro nero, fenomeno che non costituisce opportunita’ di occupazione ma solo sfruttamento, lesione dei diritti, freno al vero sviluppo”.

"Non ci potremo più permettere di usare le risorse in maniera assistenziale” ha detto il segretario generale regionale della Uil Sicilia Claudio Barone che ha aggiunto: “Bisogna creare le condizioni e la cultura per fare occupazione e per creare lavoro buono. Occorrono infrastrutture che valorizzino le potenzialità della Sicilia che si trova al centro del Mediterraneo, un'area che sta attraversando una fase di sviluppo economico dinamico per uscire dalla marginalità. Occorre cambiare mentalità altrimenti saremo condannati a vedere aumentare la povertà; occorre creare posti di lavoro qualificato puntando sui servizi utili come l'assistenza agli anziani o nelle scuole, ma anche servizi di alta qualità, ad esempio nel settore sanitario. Non dobbiamo lasciarci sfuggire queste possibilità. La Sicilia deve abbattere i muri e costruire un ponte verso un mondo che cambia e che cresce”.

"La Regione non ha ancora preso consapevolezza della crisi che è diventata ormai un'emergenza sociale in Sicilia – ha esordito nel suo intervento Maurizio Bernava, Segretario generale regionale della Cisl Sicilia. “Il silenzio del Governo regionale rispetto alle proposte che abbiamo fatto sul patto sociale – ha aggiunto Bernava – alimenta disagio e imbarazzo in un momento in cui la Regione Sicilia si prepara ad affrontare vincoli stringenti dettati dal Federalismo. E per la Sicilia non c'è scampo. Occorre concentrare le risorse su politiche per nuovi investimenti, per la lotta agli sprechi e per la razionalizzazione degli investimenti".