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Latitanza finita: arrestato il boss Gerlandino Messina (Il Video)

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Con una brillante operazione dei Carabinieri egregiamente capitanati dal colonnello De Julio, oggi pomeriggio, 23 ottobre 2010, è stato tratto in arresto il super latitante Gerlandino Messina ritenuto uno dei trenta ricercati più pericolosi d'Italia.

Il blitz è scattato poco prima delle 17 a Favara, in Via Stati Uniti, ove è stato catturato il mafioso.

Nel covo del superlatitante i carabinieri hanno trovato anche un libro sulla vita di Toto' Riina e due pistole, una a tamburo e una semiautomatica con il colpo in canna.

Nell'appartamento composto da due stanze grandi tre metri per quattro trovato un computer, numerosi pennini usb per collegarsi ad internet e molte schede telefoniche. Gerlandino Messina, così come il boss Falsone, aveva la passione per l’informatica e pare che si tenesse informato attraverso i siti di informazione. Il computer, sequestrato, è adesso al vaglio dei professionisti informatici.

Appesantito e senza capelli rispetto alle vecchie foto segnaletiche, Messina non ha opposto resistenza. Al momento dell’irruzione dei carabinieri, gli abitanti della zona di via Stati Uniti hanno udito qualche colpo di pistola, ma probabilmente saranno state le bombe accecanti utilizzate dagli uomini del ROS dei Carabinieri nel momento dell'irruzione nell'appartamento.

Pare che un carabiniere dopo averlo ammanettato gli abbia urlato:  “Finalmente ti abbiamo preso, tu hai ucciso il maresciallo Guazzelli".

Il boss era ricercato dal 1999 per associazione di tipo mafioso e vari omicidi. Detto 'Zi' Nicola', è figlio di Giuseppe Messina, ucciso nel 1986 durante la guerra di mafia contro gli stiddari. Dal 2001 era ricercato anche in campo internazionale.

Ma chi è Gerlandino Messina? Ha 38 anni, di cui dieci passati a latitare e appartiene alla famiglia dei Messina di Porto Empedocle, un nucleo di antica tradizione mafiosa. Il padre Giuseppe venne assassinato nel 1986 durante la guerra di mafia contro gli stiddari; lo zio Antonino fece la stessa fine e Gerlandino, assieme ai tre fratelli maschi, prese le redini della famiglia.

Negli anni, Messina, è coinvolto nell'omicidio del maresciallo dei Carabinieri Giuliano Guazzelli, del sovrintendente di polizia penitenziaria Pasquale Di Lorenzo, di Maurizio Rinallo e dei pregiudicati Malla e Dalli Cardillo. Messina è anche, per un periodo nella fase agrigentina del sequestro, il carceriere del piccolo Giuseppe Di Matteo, in seguito sciolto nell'acido da Giovanni Brusca.

Dal 2003 il superlatitante sarebbe stato secondo soltanto a Giuseppe Falsone di Campobello di Licata, capo incontrastato dell’intera provincia grazie al placet di Bernardo Provenzano in persona. Successivamente all'arresto di Falsone, gli sarebbe succeduto alla guida della famiglia agrigentina.

Più volte osteggiato, per raggiungere il ruolo di vertice Gerlandino ha faticato parecchio. Il territorio di Porto Empedocle per anni è stato dominio incontrastato del boss Luigi Putrone capo della famiglia locale. I Messina sono sempre stati in lotta con lui. Quando comandava Putrone dovettero anche lasciare la città perchè a Porto Empedocle non avevano più spazio. Ma a seguito degli arresti dell’inchiesta Akragas del 1998 e 1999, che aveva messo sotto i riflettori le attività delle cosche e decapitato i vertici locali e provinciali di Cosa Nostra, diversi boss furono costretti a darsi alla latitanza. Tra questi anche Luigi Putrone. Così mentre questi scappava dall’Italia nel marzo del 1998, Gerlandino Messina e suo zio Giuseppe ritornavano a Porto Empedocle entrambi da latitanti.

Quella di Gerlandino Messina è una famiglia numerosa e con un ampio curriculum mafioso. Sei fratelli in tutto, Gerlandino Messina compreso, con i maschi di famiglia – 3 oltre al latitante -  tutti coinvolti in vicende mafiose. Dopo la morte del padre, Gerlandino Messina prende le redini della famiglia mafiosa marinara, che, negli anni, si è contesa la podestà del mandamento del mare, con Siculiana – patria dei Caruana-Cuntrera.

Su di lui pesa, tra le altre, una condanna all’ergastolo, ovvero delle sentenze Akragas 1 e 2, che conclusero il processo per gli eccidi di mafia storici nell’agrigentino. Messina fu condannato per l’omicidio del maresciallo dei Carabinieri, Giuliano Guazzelli, “il mastino”, ucciso il 4 aprile del 1992. Tornava a Menfi, dalla moglie e dai figli, quando due sicari lo freddarono a colpi di mitra e di pistola nei pressi del quartiere di Villaseta/Monserrato ad Agrigento.

Il giorno prima, Guazzelli era stato a Roma a sentire un collaboratore di giustizia.  Poi, nella scia di sangue, seminata da Gerlandino, ci sarebbe, a parere dei giudici, anche la morte di Di Lorenzo Pasquale, sovrintendente di polizia penitenziaria. Un omicidio su commissione, stando agli inquirenti,che sarebbe stato ordinato a Gerlandino dall’allora capo provincia, Salvatore Fragapane, ora all’ergastolo. E le morti dei pregiudicati Mallia e Dalli Cardillo. Sempre nella sentenza Akragas si fa riferimento al fatto di mafia più vile, l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, di cui Messina è stato accusato di essere carceriere, nella fase agrigentina del sequestro. Nella sentenza Domino, dello scorso febbraio, Messina è stato invece condannato a 14 anni per l’omicidio, nel ’92 a Racalmuto, di Maurizio Rinallo.
A queste si aggiungono, come una fitta pioggia, decine di accuse per associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento.
L’ultimo episodio legato a Gerlandino, quel covo, che quasi fa sentire l’odore del mafioso, scuote l’opinione pubblica agrigentina. Messina è un volto conosciuto da tutti e in ogni angolo della provincia, la sua foto rimbalza, da anni, nell’immaginario collettivo come l’effige dei boss sanguinari, che non perdonano niente a nessuno. Oggi con l'arresto la fine di tutto. Da quel carcere non uscirà mai più. Sotto il servizio VIDEO a cura di Teleacras con l'intervista al Colonnello dei Carabinieri De Iulio.