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Incendio Lampedusa, l'amministrazione invita ad abbassare i toni ma l'assessore Busetta pone un interrogativo: "chi vuole bruciare i resti della memoria"?

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In relazione all’incendio sviluppatosi il 10 settembre 2010 all’interno del Centro Comunale di raccolta di Lampedusa il Comune di Lampedusa e Linosa rende noto che è stato evitato il disastro ambientale anche grazie al pronto intervento del Sindaco De Rubeis, del Vice Sindaco Maraventano, degli Assessori Pappalardo e Lazzara, della Polizia Municipale, della Protezione Civile comunale, dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco, nonché del personale del Servizio di Igiene Ambientale, che hanno allontanato tutti i mezzi meccanici, diverse bombole di gas e alcuni fusti di olio.

Il personale ha operato in condizioni di estremo pericolo, esponendo la propria vita, poiché nonostante l’impiego dei mezzi antincendi aeroportuali e di un mezzo aereo, il fuoco non diminuiva per il forte vento maestrale; è stato necessario ricorrere all’impiego di tre ruspe di ditte locali che sono riuscite a rompere il fronte delle fiamme che potevano coinvolgere il Vallone dell’Imbriacola, con case annesse e quindi estendersi al centro abitato, con grave pericolo per le vite umane; l’operazione è riuscita dopo diverse ore, con il frazionamento delle fiamme in tre punti, che venivano in seguito aggredite con materiale inerte e getti d’acqua; si è riusciti in tal modo a non fare bruciare il caseggiato di proprietà comunale, al servizio del C.C.R., nonché una decina di imbarcazioni che, rimanendo in buono stato, saranno messe in sicurezza nel complesso LORAN, previa autorizzazione ministeriale e utilizzate per il Museo della Memoria.
Sono questi in sintesi i contenuti di una relazione del Comune di Lampedusa e Linosa in risposta ad un’interrogazione presentata dal consigliere di opposizione Giuseppe Palmeri e inviata dal comune di Lampedusa e Linosa, al Procuratore della Repubblica di Agrigento, al Prefetto di Agrigento, al Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Palermo, al Responsabile Sanitario di Lampedusa, al dipartimento Forestale Azienda Demaniale di Agrigento.
Alcuni soggetti – afferma il generale Antonio Pappalardo assessore alla protezione civile - invece di prestare la loro opera in un momento così drammatico, hanno preferito esternare aspre critiche, talune infondate, alla stampa e all’opinione pubblica, suscitando allarme sociale. In una comunità di persone responsabili ciò non dovrebbe accadere, essendo prioritario risolvere l’emergenza. Tali atteggiamenti astiosi generano nella popolazione odi e rancori che possono sfociare in atti di ribellione, le cui responsabilità, che non possono essere solo di ordine morale, dovrebbero essere fatte risalire a coloro che fomentano gli animi”.
In passato – proseguito Pappalardo - prima che i rifiuti venissero smaltiti sulla terra ferma, violenti e facinorosi, rimasti ignoti, hanno dato più volte fuoco ai rifiuti nell’esistente discarica, sull’onda delle proteste di ben individuati e individuabili soggetti, che operavano con motivazioni pseudo politiche”.
“Appare doveroso
– afferma il Sindaco Bernardino De Rubeis - invitare soprattutto le persone investite di funzioni pubbliche ad operare in modo compatto contro il clima di intolleranza e di violenza che sta aumentando nell’isola: basta citare l’aggressione al Comandante della polizia municipale e all’assessore Pappalardo, gli atti di violenza contro comuni cittadini, gli incendi di autovetture e di cassonetti, gli atti di devastazione di spiagge e persino la collocazione di una capsula di fosforo nei pressi della villa di un privato”.

Intanto, però, l'assessore ai Beni Culturali dell'isola delle Pelagie Pietro Busetta  ha un dubbio: "Se si accerterà che l'incendio alla discarica dei barconi di Lampedusa è di natura dolosa bisognerà fare una riflessione profonda: chi ha interesse a bruciare i resti della memoria? Chi vuole eliminarle, quando invece si voleva proteggere per farne il più grande museo dell'immigrazione del Mediterraneo all'insipienza di una società che non riesce a dare a ciascuno il diritto di vivere nelle proprie terre e che costringe milioni di persone a trasmigrazioni bibliche? La risposta dovrà giungere dalle autorità preposte alla legalità".

"La Sicilia - prosegue l'assessore - non è nuova ad episodi di questo tipo: gli incendi sulle Madonie o sui Nebrodi che distruggono centinaia di ettari di alberi secolari sono una costante ma in questo episodio c'è qualcosa in più: si vuole distruggere la memoria di un passaggio, ma i nuovi barbari non prevarranno e l'amministrazione comunale aumenterà il proprio impegno perché vada avanti il progetto del museo dei migranti, a perenne ricordo di un passaggio epocale che ha portato sulle terre di Lampedusa migliaia di immigranti, anche se recuperati a centinaia di chilometri di distanza dalla costa".

"Al di là del dovere della società italiana ed europea a documentare un passaggio, come hanno fatto gli Usa al museo di Ellis Island, non si capisce che distruggere i materiali per un museo della memoria significa azzerare un patrimonio di ricordi di una generazione di migranti già senza volto, oggi anche senza tracce". "Aumenteremo l'impegno - conclude Busetta - con l'assessorato ai Beni Culturali ed all'Identità Siciliana della Regione Siciliana guidato da Gaetano Armao per accelerare il processo di costruzione del progetto-museo.

Saranno coinvolti le associazioni locali che hanno promosso l'idea ormai da qualche anno. Sarà una continua priorità del mio assessorato insieme alla salvaguardia dei resti dell'altro grande passaggio, quello dei cristiani nel secondo secolo dopo Cristo, che hanno lasciato una grandissima necropoli che compete con le più grandi del mondo antico, in un collegamento ideale tra due gruppi di ultimi della storia umana. Valuteremo nella prossima giunta di costituirci parte civile contro gli autori di un gesto inutile, dannoso e simbolicamente devastante di una memoria e dell'immagine di terra di accoglienza che l'isola si è costruita con il suo senso di umanità prevalente rispetto a qualunque interesse mercantile".