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I Problemi irrisolti del mare di San Leone

Pubblichiamo l’intervento dell’ingegnere Capo del Comune di Agrigento, Giuseppe Principato, reso nella seduta del consiglio comunale lo scorso 9 febbraio 2010 in occasione della discussione sul depuratore del Villaggio Peruzzo. E’ un documento che è un punto di partenza per incominciare a fare chiarezza su tutta la vicenda sotto diversi profili: quello tecnico, quello giuridico, quello sanitario e della compatibilità delle norme rispetto a quello che si vuole realmente fare una questione, quella del depuratore del Villaggio Peruzzo, che deve essere affrontata subito. Il tavolo tecnico, con tutti gli Enti ed organismi interessati, ancora non è stato istituito e, tra meno di tre mesi, inizia la stagione balneare. Occorre trovare una soluzione definitiva perché quella dei pennelli a mare è un accorgimento temporaneo che serve a migliorare la situazione ma non a risolverla: la soluzione definitiva sarà, invece, la  depurazione.

Ecco il testo dell’intervento: “Questione del depuratore. Voglio rappresentare praticamente quella che è la posizione dell’ufficio in merito a questa problematica, nonché i propositi che l’ufficio già da tempo aveva cercato di mettere in atto per la risoluzione di questo problema che va inquadrato in un problema più vasto che è quello della depurazione dell’intera fascia costiera. Però preliminarmente vorrei fare una precisazione in ordine a questa famosa, si discute di relazione, si discute di pareri, di  conversazioni, di miei pronunciamenti in sede di Commissione, quindi vorrei fare chiarezza in ordine alla nota che io ho trasmesso alla Commissione per quanto riguarda i quesiti posti dall’Avvocato Arnone, e poi fare anche un chiarimento su quello che verbalmente ho relazionato in sede di Commissione.

Per quanto riguarda il testo che aveva in mano l’Avvocato Arnone voglio precisare che si tratta semplicemente di una nota che dà praticamente risposta a due quesiti: uno che attiene esclusivamente sull’accertamento delle istanze degli edifici che sono prossimi all’area in cui il depuratore è stato realizzato e una che attiene esclusivamente all’accertamento agli atti degli uffici di una domanda di deroga presso l’assessorato competente in ordine al disposto dell’Art. 46 della legge 27/86. A questo, ancora prima di andare avanti, voglio fare un’altra precisazione, pensando di tradurre anche il pensiero dell’Ingegnere Di Francesco, ma senz’altro è il mio, e chiaramente lungi dall’idea mia e del collega di assurgere a funzione di Giudice perché non lo siamo, per cui sulla legittimità di quello che è stato fatto poco mi interessa nella misura in cui su quel depuratore ad oggi non c’è alcun provvedimento di natura penale che possa in qualche modo avere attinenza con quella che è l’attività tecnico amministrativa di un Comune e di un dirigente.

Su quel depuratore soggiace in un regime di sospensione, sospensione che rientra nell’ambito di un appalto, quella sospensione scaturisce solo e unicamente per una motivazione che si traduce semplicemente in una attesa o nelle more che venga definita ed esitata una perizia di variante e suppletiva. Per questa ragione viene imposto il fermo dei lavori. Scusate di non essere lineare, però cerco di far comprendere. In merito ai due quesiti, in quella nota per dare una risposta in ordine a queste distanze, mi sono permesso sempre, ispirandomi a principi di trasparenza assoluta di fare una storia a partire dal 1960 per  rappresentare sulla scorta degli atti, di cui è in possesso l’ufficio e il Comune, quello che è accaduto in termini di modificazione del territorio, con riguardo sia alle opere che attengono al depuratore, sia alle antropizzazioni dovute a edifici privati o pubblici che sono sorti sul sito. Quindi, partendo dal 60 si rappresenta sulla scorta di questi atti quello che è accaduto. Da quella relazione si evince quello che c’era nell’anno ‘60, quello che man mano è stato praticamente modificato con espansioni e ampliamenti del depuratore, così come con espansione e ampliamento dell’edificato. Si conclude la relazione per rispondere al primo quesito, dicendo semplicemente entro i 100 metri ci sono queste cose, questi immobili.

Quella relazione non dice che i 100 metri sono legittimi o non legittimi, che la distanza c’è, è legittima o non legittima, quella relazione mi dà semplicemente a chiarire quello che cade all’intorno dei 100 metri dal depuratore, stop. In ordine al secondo quesito, se esistevano in atti lettere trasmesse all’assessorato competente, chiaramente la relazione si conclude dicendo che agli atti in mio possesso, intendo chiaramente l’ufficio, non c’è alcuna richiesta di deroga all’Assessorato Territorio e Ambiente. Con queste due risposte io ho esaurito, e spero esaurientemente, ai quesiti postimi dalla Commissione e dall’Avvocato Arnone. Passiamo a quello che ho relazionato in Commissione.

In Commissione ho cercato di esprimere quella che è la posizione dell’ufficio. Io ho preso servizio in questo comune nel settembre 2006 fisicamente, chiaramente quando i dirigenti mi propongono di intraprendere e portare avanti nuove iniziative, ma per la continuità amministrativa debbo portare a termine anche tutto quello che è pendente presso gli uffici. Una delle cose più grosse pendenti senz’altro è il problema che ci occupa: il depuratore di Villaggio Peruzzo. Analizzando le carte ho visto che chiaramente l’unico motivo per cui non si andava avanti era quel famoso verbale di sospensione, quindi ho cercato di vedere come potere intraprendere il percorso per potere risolvere e andare avanti nel procedimento tecnico - amministrativo. Ci sono state cause che hanno impedito questo mio lavoro, cause che a mio giudizio oggi sono cessate. Quali sono le cause? Un primo problema è quello di natura urbanistica. Ci dobbiamo tutti ricordare quell’andamento altalenante della localizzazione, delocalizzazione, delibere, contro delibere, emendamenti, opposizione, che si sono sviluppati in sede di revisione del PRG.

Ovviamente qualunque iniziativa futura che riguarda il depuratore, deve in qualche modo tenere conto di quelle che sono le pianificazioni urbanistiche, perché per norma dobbiamo uniformarci allo strumento urbanistico e qualora non lo fosse, dovremmo comunque arrivarci con eventuali varianti. Questo andamento pendolare, un giorno sì, il sito è quello, un giorno non è quello, dal mio punto di vista mi ha impedito di esaminare bene questo aspetto. Ma man mano si discuteva, subentravano nuove norme, nuovi eventi che hanno modificato il quadro nel suo insieme, l’introduzione del servizio idrico integrato, quindi la costituzione dell’ATO, quindi il trasferimento della gestione ad altro ente a cui è stato demandato per legge una cosa fondamentale che riguarda questo aspetto, il PARF. È chiaro che con la previsione del Piano Regolatore Generale, ndipendentemente alla questione che riguarda il depuratore, fondamentale era la revisione anche del PARF, perché il PARF se cambia praticamente la pianificazione, va da sé che si deve adeguare e camminare per adeguarsi alle nuove esigenze che discendono da quello che è lo sviluppo del territorio. Ma il PARF… la competenza oggi è di Girgenti Acque, nel senso che Girgenti Acque vede il servizio in una visione territoriale più ampia di quella comunale, quella di 43 comuni. Girgenti Acque è una società privata, che gestisce un servizio pubblico, ma per guadagnare. Può nell’insieme, nell’ottica globale arrivare a soluzione di PARF che vanno al di là dei confini comunali però la competenza territoriale al comune non la sfoglia nessuno, quindi la rivisitazione del PARF da parte di Girgenti Acque comunque deve transitare da questo Consiglio. Allora, da un punto di vista della logistica anche operativa, è chiaro che la Girgenti Acque, se si dà la possibilità di rivedere il PARF, partendo da un presupposto che è un intendimento di una Amministrazione, Agrigento, così come ogni altro Comune dei 43, gli agevola il lavoro, perché metterebbe mani il nuovo operato, che poi, dovendo essere ratificato dagli stessi Consigli, diciamo che a priori ha una sorta di avallo.

Quindi si poneva il problema in questa ottica di arrivare come ufficio anche a una soluzione di questo problema per in qualche modo trasferire questa informazione a Girgenti Acque affinché possa mettere mano nel PARF, di modo che ritornando in Consiglio, già c’era una sorta praticamente di… Il quadro normativo comunque si complica ulteriormente perché oltre all’ATO c’è il Parco, c’è la legge sul Parco e ora ci ritorniamo, cioè si collega ulteriormente con il PAI, che determina anche misure restrittive sul piano dell’assetto idrogeologico, per cui in una visione globale oggi ci si trova a dovere affrontare questo problema, avendo presenti problemi connessi al PAI, problemi connessi all’ATO, problemi connessi al Parco archeologico. Questa discussione ritengo che da un punto di vista operativo logistico poteva trovare l’idonea sede in sede di discussione del Parco archeologico che qui dentro è transitato. In buona sostanza qua si parla di mantenimento o non mantenimento. Ma quando si è discusso del piano del Parco a questo Consiglio è sfuggito il problema del depuratore. Forse questo Consiglio non sa che ha votato e ha preso atto dell’esistenza di manufatti attualmente esistenti, perché nel piano del Parco quello che è stato realizzato viene praticamente catalogato come opere esistenti, come depuratore esistente nel piano del Parco.

Nell’ambito invece delle previsioni future, nella cosiddetta zonizzazione del Parco, con una macchia che è grossomodo larga quanto un francobollo, sul manufatto esistente viene calata una zonizzazione che si chiama II F che è disciplinata da un articolo preciso del piano. Poco fa non so se il Consigliere Raccuia ne ha dato lettura. In buona sostanza con il piano del Parco, e questo Consiglio ha preso atto dell’esistenza e nel prenderne atto lo ha anche dichiarato come un elemento di disturbo di quell’area, però con la zonizzazione II F la norma del piano del Parco suggerisce e prospetta delle possibili soluzioni. In buona sostanza con l’articolo del piano si dice che si può praticamente in sede di concertazione vedere là ove è possibile di valutare tutte quelle misure da attuare affinché quel disturbo possa essere eliminato, possa essere mitigato, possa essere totalmente tolto, possa essere mantenuto. Voglio dire soluzioni, determinazioni rispetto alle quali questo Consiglio è stato completamente spogliato, perché la disciplina, le competenze su quell’ambito sono state demandate all’ente Parco. E ciò chiaramente in maniera molto evidente, consacrato da quello che è il voto finale del PRG vigente.

In buona sostanza nel voto del CRU tutto l’ambito territoriale che fa capo al Parco è stato stralciato, è diventata zona bianca. La disciplina di quell’ambito è stata demandata al Parco. Il Parco già lo ha normato, questo Consiglio lo ha pure approvato. Quindi oggi il problema che si pone e che si pone l’Ufficio, non è quello di andare a valutare quello che è stato fatto se è stato fatto in maniera legittima o illegittima. Non interessa all’ufficio questo, all’ufficio interessa capire quello che dobbiamo fare perché questa soluzione ha riflessi pesanti sotto diversi profili, uno come ho spiegato poco fa attiene al PARF, perché Girgenti Acque non si può muovere se non ci sente; uno che attiene al completamento delle opere incompiute. Noi abbiamo un secondo lotto della rete fognante che riguarda Fiume Naro, per il quale l’ente finanziatore non ci dà i soldi, perché vuole sapere dove andiamo a portare questi liquami. Girgenti Acque ancora non si consegna a un primo lotto di questa grande rete realizzata, non se la vuole consegnare perché non sa dove portare i liquami.

L’altro aspetto fondamentale sulla determinazione che è necessario assumere ha riflessi su quelli che sono i rapporti contrattuali con una impresa che è stata aggiudicataria per i lavori di cui si sta discutendo, indipendentemente dal fatto se è legittimo o illegittimo, sta di fatto che noi abbiamo un contratto che ci lega con questa impresa, siamo in un regime di fermo, dobbiamo decidere se andare avanti o rescindere il contratto oppure in qualche modo vediamo sempre in relazione alle determinazioni che verranno fuori, se continuare e come continuare. Allora, alla luce di questo scenario, l’ufficio era pronto e questa è la seduta di anticipazione a quello che avrebbe voluto fare l’ufficio. Ma io sono contento perché diventa un discorso contestuale, Ufficio, Amministrazione, Consiglio. L’Ufficio avrebbe proposto al Sindaco, all’Amministrazione attiva di chiedere urgentemente l’indizione all’ente Parco di quella famosa concertazione affinché in quel tavolo intervenissero tutti gli enti interessati. E quando dico enti interessati significa lo stesso ente Parco, la Sovrintendenza, il Comune di Agrigento, il Genio Civile in relazione ai riflessi del corso d’acqua vicino e per il PAI, l’Assessorato Territorio e Ambiente per quanto riguarda gli aspetti igienico sanitari, le eventuali deroghe se è necessario averle o non averle, l’Assessorato Territorio e Ambiente sempre per il PAI, l’ATO ovviamente e Girgenti Acque, anche l’ARRA, che in ogni caso è quella che ci deve dare i soldi per andare avanti.

Ovviamente da quella concertazione, in questa ottica saranno adottate tutte quelle misure che a mio giudizio devono riguardare sia gli aspetti igienico - sanitari sia gli aspetti paesaggistici. In relazione alla prevalenza dell’uno o dell’altro potranno essere determinate misure restrittive, secondo le quali si può rivedere quell’impianto con una riduzione dei manufatti, con il mantenimento degli stessi, con una riduzione del carico organico, quindi determinazioni che certamente incideranno sul futuro di quel sito, atteso che, stante al quadro che ho detto, normativo, ancora è tutto un discorso, un dialogo da potere affrontare, determinare in quella sede. Oggi il Consiglio e l’ufficio non può che essere propositivo, ma non può determinare a riguardo. Quindi, se tutta questa discussione si vuole tradurre con atto di indirizzo per l’Amministrazione e l’Amministrazione la fa propria per trasmetterla all’ente Parco, ovviamente ritengo che da un punto di vista della operatività nulla possa né precludere la proposta di mantenimento e del completamento né quella della riduzione. Ovviamente in quella concertazione occorre un altro aspetto fondamentale della questione che mi sfuggiva, l’aspetto pecuniario.

Lì ci sono opere che abbiamo fatto con le somme dello Stato, per cui sempre nel rispetto delle norme igienico - sanitarie, nel rispetto del paesaggio, ovviamente si deve pervenire a una soluzione che abbia anche un minimo rispetto del denaro che è stato speso, per cui io immagino, posso anche immaginare un ridimensionamento di quell’impianto, una ridelimitazione di quello che è il bacino di utenza di quell’impianto con le eventuali possibilità di sopperire a tutto questo con l’avvio di nuovi depuratori, nuovi depuratori che, ripeto, il Consiglio si esprimerà in quanto competente territorialmente, ma che la priorità sull’esame, su come farlo e dove farlo certamente è riconosciuta a Girgenti Acque. Per cui sotto questa ottica io ritengo che almeno per l’ufficio questo è un momento propizio, improcrastinabile per arrivare a soluzione. Non abbiamo più possibilità di attendere nulla, perché va risolto il problema no del depuratore ma della depurazione della fascia costiera. Questo è il problema. Per cui io con un minimo di serenità, è un problema che richiede prima serenità, se si ha a mente quale è il vero nocciolo della questione, la depurazione della fascia costiera, risoluzioni, dico e ripeto, dovranno scaturire da quella concertazione perché ormai il quadro normativo questo impone. Ora se ci sono altri, penso di essere stato chiaro”.