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Mafia e supermercati ad Agrigento?

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Prima i pizzini sequestrati nel covo di Montagna dei Cavalli all’ex capomafia Bernardo Provenzano, poi  le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Sardino, il postino del capomafia di Agrigento Giuseppe Falsone e da ultimo la recente operazione “Apocalisse” hanno consentito agli inquirenti di chiudere il cerchio intorno agli interessi economici di Cosa nostra agrigentina sui punti vendita a marchio Eurospin realizzati con il benestare di Cosa nostra.

Tra gli arrestati finiti in manette nell’operazione antimafia appena citata figura l’imprenditore catanese Ferdinando Bonanno, arrestato con l’accusa di associazione mafiosa.

 

Responsabile in Sicilia della nota catena di supermercati Eurospin, Bonanno, prima di muovere qualsiasi passo, avrebbe cercato il consenso e poi l’appoggio della criminalità organizzata. “I responsabili della Eurospin hanno ricercato un contatto con Cosa Nostra agrigentina, riuscendovi attraverso l’interessamento e la fattiva collaborazione degli Aiello di Catania e Buggea di Canicattì” ha detto Sardino. Bonanno, infatti, si sarebbe rivolto ad Alfio Aiello, esponente di spicco  della famiglia mafiosa di Catania, e a Giancarlo Buggera, che lo avrebbero messo in contatto con Gambino, uno dei colonnelli di Falsone consacrato dal capomafia quale “responsabile di tale catena (Eurospin ndr)” in provincia di Agrigento “nel senso che tutti coloro che erano interessati all’apertura dei supermercati Eurospin dovevano rivolgersi a lui” ha riferito Giuseppe Sardino agli inquirenti.

Bonanno sarebbe stato anche il trade-union tra Giuseppe Liga, l’architetto, arrestato lo scorso 23 marzo a Palermo, considerato l’erede di Salvatore Lo Piccolo e il superlatitante Giuseppe Falsone. In mano agli inquirenti vi sarebbe un filmato che riprenderebbe l’architetto palermitano e Bonanno. Al centro degli interessi dei palermitani, degli agrigentini e dei catanesi la grande distribuzione e lo smaltimento e gestione dei rifiuti.
L’interesse di Falsone per la grande distribuzione sarebbe passato tramite Bernardo Provenzano, facendo attenzione a non intralciare i progetti di Matteo Messina Denaro. “…c’è una ditta fuori, sempre di supermercati, che vuole aprire dei punti vendita nella nostra provincia e si è venuta a mettere nelle mani della nostra società …io ho un po’ frenato i miei volendo passare la preferenza all’amico fraterno nostro di Tp (e vedere prima se poteva esserci una convergenza di interessi. Volevo chiederle di farsi dire dall’amico nostro se la cosa gli interessa e se sì, di mettere qualcuno dei miei in contatto con uno degli addetti ai lavori, mentre se la cosa non interessa, faccio procedere la cosa  con questi della Eurospin che sembrano interessati ad aprire dei punti vendita nella nostra provincia)”.
Cosa nostra avrebbe allungato le mani anche sullo smaltimento dei rifiuti. L’azienda sequestrata a Diego Gioacchino Lo Giudice, con tanto di certificato antimafia, avrebbe ricevuto fior fior di quattrini dall’amministrazione comunale di Campobello di Licata per lo smaltimento di materiali dannosi alla salute, solo che, una volta intascati i soldi, l’impresa scaricava all’aria aperta sostanze nocive come il percolato. Secondo gli inquirenti l’attività illecita sarebbe andata avanti per una decina d’anni dal 1998 al 2008.
Nell’ambito dell’operazione sono state sequestrate anche due ditte riconducibili a Falsone: una edile impegnata nei lavori del raddoppio della statale Agrigento-Caltanissetta e un’altra, sempre nel settore delle costruzioni, di Canicattì.

(Tratto da Antimafiaduemila.it)