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Crisi, Regione: 120 dipendenti interinali a casa

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera indignata di un lavoratore regionale interinale che rischia, insieme a tanti altri colleghi, di perdere il lavoro.


Succede anche questo in una Sicilia che naviga priva di timone.  I dipendenti interinali della Multiservizi - la società partecipata dalla Regione Sicilia  -   il 15 0tt 2010 sono stati ricevuti dal Dr. Cianciolo (Presidente del comitato per il Lav. e l’occ.) presso Palazzo D’Orleans, si erano visti riconoscere la legittimità della loro rivendicazione,  ed hanno ricevuto  ampia assicurazione che entro 60 gg sarebbero tornati a svolgere nuovamente la loro attività.

Dal gennaio 2011, sono iniziati i viaggi della speranza.

Viaggi della speranza, che hanno portato a diversi incontri con  solo il Dr.  Cianciolo, che inspiegabilmente  ha sempre rinviato la risoluzione del problema, fin quando a giugno di quest’anno, cioè otto mesi dopo il primo incontro a seguito del quale aveva dato ai lavoratori ampia assicurazione che entro 60 gg sarebbero tornati a lavorare , comunicava agli stessi che nulla avrebbe potuto fare e che di conseguenza avrebbero dovuto adoperarsi per le vie legali.

Una beffa in danno dei lavoratori, che inutilmente avevano atteso il mantenimento di un impegno assunto.

Ad oggi,  nonostante una delibera della 2^ commissione Bilancio, che invita, ed indirizza la Multiservizi, nella persona del Suo Presidente, a definire in tempi rapidi i contenziosi  per evitare di caricare di ingenti danni finanziari la Multiservizi, e nonostante la Dottoressa Corsello si fosse impegnata verbalmente ad attivare la procedura per una definizione stragiudiziale, nulla è cambiato.
I lavoratori,si vedono costretti ad adire le vie legali, che hanno come conseguenza  la celebrazione di processi dinanzi al Giudice del lavoro, con puntuale soccombenza della Multiservizi.

Un aggravio di spese per l’azienda, costretta a riconoscere, oltre gli arretrati, anche  le spese legali e procedurali.

Fantozziano poi quanto accade  nel caso del lavoratore, che pur avendo il riconoscimento del tribunale resta a casa e viene retribuito a mezzo decreto ingiuntivo prima, e pignoramento poi.

Un aggravio di spese che porta quasi a raddoppiare il costo di ogni singolo lavoratore, pur di lasciare lo stesso a casa senza che possa lavorare.

12 mensilità di arretrati pari a 12.000 euro, euro 6.000 per contribuzione INPS, 12.000 per spettanze legali per il recupero coatto, 3.000 per ogni procedimento, assommano a ben 33.000 euro.

Si fa presto a fare il conto che quest’importo, moltiplicato per 120 lavoratori in tutta la Sicilia, equivale esattamente ad euro -3.960.000,00- somma decisamente rilevante che potrebbe essere destinata per scopi decisamente più nobili per la collettività tutta.

Tutto ciò, senza contare che per garantire comunque il servizio, si è costretti ad utilizzare altro personale, che deve essere retribuito, per svolgere l’attività di chi invece viene mantenuto a casa - seppur pagato a colpi di sentenze, decreti ingiuntivi e pignoramenti – e costantemente mortificato dal protrarsi di questo stato di cose, che non lo fa neppure sentire a pieno titolo un lavoratore.
Qual è il senso di questo spreco di denaro e di chi la responsabilità?

QUATTRO MILIONI di euro spesi inutilmente, pur di lasciare a casa i lavoratori.