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Agrigento, disoccupazione di massa e i centomila pensionati agrigentini

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Riceviamo e pubblichiamo una nota del sindacalista agrigentino Piero Mangione.

Il mondo degli anziani e dei giovani, non abbienti, sono divenuti due pianeti di un medesimo sistema anti sociale ed Agrigento ne è la capitale : mobilità sociale all’indietro, come indietro va tutta la classe impiegatizia, pensa un pò quella operaia, disoccupazione di massa, emigrazione della meglio gioventù e stabilmente rassegnata quella che resta e che trova un lavoro precario o nero e quelli che non trovano nemmeno questo.


E se la scienza e la medicina hanno allungato la vita delle persone, va detto che con una pensione di piombo come quella che hanno oltre 100 mila pensionati agrigentini, non è possibile comprare “la merce sanitaria” ed è impossibile avere l’assistenza domiciliare socio sanitaria da parte dell’ ASP e dai Comuni, come dimostrano i fatti.

I centri storici ed i quartieri satelliti sono stati degradati e socialmente desertificati con un abbassamento della qualità della vita per la terza età e per  i giovani.
In famiglia, i genitori ed i nonni sono, una parte, reduci di battaglie perdute ed un’altra convinta che prima o poi l’amico  darà una risposta di lavoro, trasmettono ai figli disincanto, depressione, attendismo e, comunque, risonanze passive, per cui si vive in assenza di progetti, di sogni, di futuro e la vita viene legata saldamente  solo al presente.

Nella città c’è da parte di quasi tutti una assuefazione alle cose degradate, una indifferenza verso ciò che accade, una irrazionale incoerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa.

I giovani si ritrovano nelle “piazzette” e nei pub, nelle spiagge e vivono prevalentemente di notte per perdere  quella identità individuale che odiano per farla diventare buona comitiva, sana compagnia, branco, banda, assumendo una identità collettiva.

Molti vivono di notte amori molesti, usano alcol e droga per auto distruzione non trovando la forza di accettare l’esistenza e non trovando il coraggio di vivere e lottare, si danno alle risse ed ai vandalismi per sfogare la rabbia dell’intima impotenza.
Di giorno non hanno alcuna risorsa da impegnare ed allora dormono: per non esserci!

Gli anziani, invece, di notte vivono l’insonnia delle preoccupazioni per se, per i figli, per i nipoti e di giorno vivono sospesi nel vuoto dell’ansia, non avendo un posto libero fuori casa dove passare la mattinata o il pomeriggio, in compagnia di chi cerca le stesse cose.
Poi ci sono quelli che non possono uscire perché prigionieri delle invalidità e quelli che vengono depositati in casa di riposo, cioè in quel malinconico parcheggio destinato agli addii definitivi.

Può un sindacato di pensionati non affrontare queste questioni chiamate inclusione sociale, assistenza domiciliare, vivibilità nelle case di riposo ?
Possono essere dimenticati quelli che dimenticano perché hanno l’alzaimer, i non auto sufficienti, i poveri, chi ha bisogno di una relazione sociale e non lo sa?

Il Comune fa, ma può fare di più, ma necessita di “ bussole” per le sue politiche sociali riguardanti i giovani e gli anziani che, ad oggi, trovano solo nelle parrocchie oratori,  gruppi di preghiera e turismo religioso, mentre mancano programmi di attività e centri sociali.

Lo SPI –CGIL ha proposto all’Assessore Putrone la costituzione della Consulta degli anziani  ed ha ricevuto una pronta disponibilità, insieme alla dirigente Ina Inglima, così come incontrando ieri il Presidente del Consiglio Francesco Alfano ha potuto registrare l’impegno convinto dello stesso ad attivare le procedure d’intesa con l’Assessore alle politiche sociali.

Il sindacato è certo che la Consulta sarà l’ago magnetico che darà alla bussola del Comune un più evidente indirizzo in direzione del mondo degli esclusi.

Si dicono tante cose :  che il futuro è dei giovani.
Non è così perché, per dirla con uno slogan dei movimenti giovanili nazionali “ il nostro tempo è adesso”.

Il sindacato dei pensionati della CGIL si permette di dire ai giovani agrigentini di organizzarsi su internet, di occupare le sedi dei sindacati, di chiedete conto, di pretendere risposte dalla politica, di incontrare  le Associazioni imprenditoriali, di uscire dal sonno del giorno e dalle ombre della notte e coraggiosi entrare nell’agone sociale sapendo che  “ora tocca a voi” e che i pensionati, gli anziani con voi ci saranno sempre.