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Vergogna! Bocciati alla Regione controlli anti-droga per i deputati regionali

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Facce toste! Coloro che dovrebbero incentivare la lotta alla droga, coloro che dovrebbero presentare delle valide leggi anti-droga, coloro in primis che dovrebbero essere d'esempio, sapete invece che fanno? Bocciano la norma della nuova riforma elettorale che obbligava test antidroga per i candidati e controlli periodici per gli eletti. Di chi stiamo parlando? Dei nostri eroi, i deputati dell’Assemblea regionale siciliana, quelli da otto mila euro al mese netti.

I controlli antidroga erano previsti in due emendamenti alla riforma elettorale per gli enti locali approvata ieri sera all’Ars, "ma è stata decisa l'esclusione pregiudiziale dal presidente di turno, Santi Formica del PDL" dice il deputato di Futuro e Libertà Alessandro Aricò firmatario degli emendamenti assieme a Livio Marrocco, Luigi Gentile e Michele Cimino (FdS). "Ad ogni modo" continua Aricò "proseguiremo la battaglia con i nostri parlamentari nazionali per introdurre questi principi nella legislazione nazionale". Sarebbe interessante "testare" a sorpresa tutti i deputati con un "raid" improvviso alla sede del parlamento regionale per sapere se all'interno vi siano consumatori regolari di droghe.

Ci provarono tempo fa "Le Iene" (nel 2006) in una trasmissione con un servizio mai andato in onda per via del blocco imposto dal Governo di allora. Il Trio Medusa con un inganno costrinse i deputati a provare un fantomatico tampone che in realtà era un attendibilissimo droga-test. Una "iena" in borghese avvicinò i politici e con il pretesto di un'intervista sulla Finanziaria mise un "tampone" sulla loro fronte grazie alla complicità di una finta truccatrice. Risultato? 16 onorevoli positivi sui 50 del campione analizzato.

Di questi, 12 avevano assunto cannabis e quattro cocaina. Scandalosamente, anche se per questioni di privacy, i nomi non vennero mai fuori e il servizio fu censurato, ma la figuraccia internazionale rimase visto che il giorno dopo lo scoop anche il "Times" di Londra scrisse di questo fatto pubblicando in copertina la foto del conduttore della trasmissione Luca Bizzarri.

La faccenda non finì facilmente, perchè ci furono delle querele che terminarono con una condanna confermata anche dalla Cassazione per i giornalisti delle Iene Davide Parenti e Matteo Viviani per violazione della privacy dei parlamentari.

I due furono riconosciuti "colpevoli" di avere avuto "con un comportamento ingannevole e fraudolento" preso tamponi di sudore di 50 deputati e 16 senatori per accertare la positività all'uso di droga. Si trattò di una pena solo pecuniaria in quanto le due Iene avevano ottenuto dal gip di Roma la commutazione, in multa, della pena detentiva pari a cinque mesi e dieci giorni.

Una indecenza. Noi auspichiamo un ripensamento di alcuni dei nostri politici regionali, che possano tornare sui loro passi e siano d'esempio per i nostri giovani nella lotta alla droga confermando i due emendamenti che si spera vengano riproposti. Questa è stata sicuramente una occasione persa per garantire l'onorabilità degli eletti. Cosa potrebbe pensare oggi un ragazzo, un giovane siciliano, leggendo queste righe?

Oltre a questo è stato anche bocciato, a voto segreto, un emendamento che avrebbe introdotto la doppia preferenza di genere ovvero si sarebbero potuti dare due voti purché assegnati a un uomo e a una donna.

La norma era stata presentata dalle tre deputate Giulia Adamo (Udc), Marianna Caronia (Pid) e Concetta Raia (Pd), e sponsorizzato dalle associazioni femminili. Per le deputate «è stata un’ indegna sceneggiata soprattutto perché il Parlamento più antico d’Europa, dopo giorni di confronti politici, nei quali tutte le opinioni sono state sviscerate, non è stato in grado di mostrarsi sensibile verso un problema reale quale la scarsa presenza delle donne nelle istituzioni, e lo fa nel modo peggiore, trincerandosi dietro il voto segreto».

Il via libera al resto della riforma è giunto dopo settimane di scontri e trattative fra maggioranza e opposizione. Il punto centrale del ddl, che entrerà in vigore dal 2012, è l’introduzione del doppio voto confermativo per il candidato al consiglio e per quello alla carica di sindaco o di presidente della provincia.

Dunque si mantiene un’unica scheda ma si supera l’effetto trascinamento che  in assenza di esplicita indicazione spostava automaticamente sul candidato sindaco collegato il voto assegnato ad un candidato consigliere della stessa coalizione.

La riforma introduce poi altre novità: la sfiducia al sindaco, così come quella al presidente del consiglio comunale, dovrà essere votata dai 2/3 dei consiglieri; sarà obbligatoria la presenza delle donne in giunta, e almeno un quarto delle liste elettorali dovrà essere composto da donne; la metà della giunta potrà essere formata da consiglieri senza che questi abbiano l’obbligo di dimettersi (scompare dunque per la metà degli assessori l’incompatibilità con la carica di consigliere); nei comuni fra i 10 e i 15 mila abitanti si introduce il sistema proporzionale a turno unico.

Si prevede inoltre l’elezione diretta dei presidenti delle circoscrizioni e si istituisce la «Consulta dei migranti». Si interviene anche sui premi di maggioranza nei piccoli comuni: viene rafforzata la maggioranza consiliare che sostiene il sindaco eletto.